Grazie e arrivederci!

  padre Carlo Maria Martini è tornato dal Padre di tutti.

A.M.D.G.

A scuola della sofferenza

(...) La sofferenza è stata l'occasione per un'ulteriore lezione del cardinale Carlo Maria Martini. Lui, ultimo professore al Pontificio Istituto Biblico a tenere i corsi in latino, ora aveva la possibilità soltanto di bisbigliare. La parola gli costa fatica e quando cerca di esprimersi chiede un aiuto a don Damiano Modena che lo assiste e sa ricostruire le sue brevi frasi.


Egli resta per tutti coloro che lo hanno conosciuto, anche non credenti, un vero principe della Chiesa. Può non portare la berretta cardinalizia, non indossare la porpora, ma gli si riconosce un'autorità rara in un momento in cui questo termine ha sempre meno persone e istituzioni in grado di interpretarlo o di trasmetterlo. Martini lo ha in sé, naturalmente. Non è il semplice (o complesso) frutto del dialogo che ha saputo avviare con la società civile, né la conseguenza di uno stile, nemmeno va cercato nel prestigio dei suoi studi. Si potrebbe dire che è nato così, anche se è sempre stato timido e riservato, soprattutto discreto; tuttavia sapeva essere deciso quando si trovava dinanzi alle difficoltà.

Armando Torno, il Corriere, 31.08.2012

Sapienza di fronte alla morte

Di fronte al pensiero della mia morte,

"tienimi pronto nella maniera giusta, nella maniera serena, fiduciosa,

così che io possa rendere testimonianza alla tua gloria e al tuo ritorno"

Carlo Maria Martini, Parole per vivere, 115

Tutti uniti

Attenzione!

Aria leggera di vacanze







Angelo Branduardi



Barche di carta



Album: "Angelo Branduardi" (1981)



Giocano i bambini

tirando un aquilone

gridano e poi ridono

guardando verso il cielo

fanno piccole barche di carta

per attraversare il mare

che sempre va... sempre va...

Giocano i bambini

tirando un aquilone

piangono e poi ridono

guardando verso il cielo

fanno fragili castelli di sabbia

che poi distrugge il mare

che sempre va... sempre va...

grandi navi si perdono in mare.

in cerca di chissà che,

i bambini raccolgono conchiglie

per ascoltare il mare

che sempre va... sempre va...

Grandi navi si perdono in mare.

in cerca di chissà che,

i bambini raccolgono sassi

e piccole conchiglie vuote

ed il mare sempre va... sempre va...

Per una riflessione alla fine di agosto

Il sapore della sobrietà

di Enzo Bianchi



I temporali che in questi giorni stanno spezzando l'afa opprimente delle ultime settimane simbolicamente chiudono anche la cosiddetta «stagione delle vacanze». Ormai ci siamo infatti abituati ad associare il mese di agosto con le ferie, il tempo libero, lo stacco dall'attività quotidiana.

Poco importa che quest'anno si sia mossa da casa

Ominicchi

A nanna

Buonanotte,

bello pieno,

dopo una scorpacciata di Vita.

Creati e salvati

 Il Padre non fa niente senza il Figlio e senza lo Spirito Santo, perché l'opera del Padre é anche del Figlio e L'opera del Figlio é anche dello Spirito Santo. Non c'è che una sola e medesima grazia della Trinità. Ora siamo dunque salvati dalla Trinità, perché in origine siamo stati creati solo dalla Trinità. 


Cromazio di Aquileia, Omelie

Saluto

 Un saluto serale ai nostri fedeli e pazienti naviganti!


 

Luoghi

 Ci sono luoghi talmente belli

che sembra non esista il male nel mondo.

Ci sono luoghi talmente brutti

che sembra non esista il bene nel mondo.

don Chisciotte


Il dono dell'amicizia

Un'amicizia e i molti amici

di frere John di Taizé

  a cura di Maria Teresa Pontara Pederiva



"L'amicizia è esperienza di accordo, di armonia, di pace, più che di somiglianza" scriveva Xavier Lacroix in un contributo al volume L'avventura dell'amicizia edito dalla Comunità di Bose qualche anno fa.



Sulla stessa lunghezza d'onda Frère John di Taizé riflette su quello che definisce "il dono dell'amicizia", nel suo ultimo testo per le edizioni Dehoniane: "Un'amicizia e i molti amici. Reimmaginare la Chiesa cristiana nel tempo della mondializzazione".



A partire dall'affermazione di Gesù: "Io vi chiamo amici" (GV 15,15) si snoda la riflessione su un tipo di relazione che detiene un ruolo principale nella Bibbia, anche se, soprattutto nel Nuovo Testamento, questa rischia di venire eclissata da altre immagini che descrivono i legami fra i credenti, come la vita familiare, il corpo umano, la costruzione di un edificio ... Ciononostante, scrive frère John, "il tema dell'amicizia è tuttavia presente, nascosto appena sotto la superficie". In questo momento in cui tutti, che lo vogliamo o meno, siamo coinvolti in un processo di globalizzazione, il monaco, originario degli Stati Uniti, intende offrire un contributo per "illuminare il messaggio cristiano a partire dal concetto, paradossale in termini umani, di amicizia universale" nell'ottica, e non poteva essere altrimenti, di quella straordinaria esperienza ecumenica e internazionale che è l'avventura di Taizè e del suo fondatore, frère Roger Schutz-Marsauche.



Ciò che ha caratterizzato le prime comunità cristiane, e che ha maggiormente impressionato gli abitanti dell'allora bacino del Mediterraneo, era il vedere gente dalle più disparate origini, lingue e classi sociali che si attribuiva il titolo di "fratello" e "sorella" e che viveva in concreta fraternità. Quello che ha attratto le prime conversioni cristiane non è una "dottrina", e neanche la proclamazione di nuove idee su un dio prima sconosciuto, , bensì una testimonianza d'amore e d'amicizia, come ci narrano gli Atti. Ma una caratteristica era fondamentale fin dall'inizio: la forte vita solidale non diventava settaria perché non esistevano per se stessi, ma sapevano di essere chiamati ad essere fermento di riconciliazione e di pace per tutto il genere umano. L'esistenza "per Cristo" non può che tradursi in un'esistenza "per gli altri". E non è un caso che "l'attività centrale della fede cristiana sia sempre stata la celebrazione dell'eucaristia" e che nel linguaggio comune per indicare il sacramento si parli di "comunione". La nostra fede nel vangelo non consiste tanto nella fede in un Dio il cui amore è inclusivo, ma nella convinzione che, seguendo Gesù, gli uomini siano capaci di una preoccupazione piena di benevolenza per l'altro, chiunque sia, come spiega la parabola del Buon Samaritano.



Quali conseguenze per la Chiesa di oggi? L'espressione "cattolica" (in greco "in funzione del tutto") indica che, di natura, la Chiesa è il contrario di una setta alla ricerca di un'identità escludente. La via è allora quella di proporre - non imporre - alternative evangeliche ai valori della società, evitando "il rischio di considerarsi, con sufficienza, una élite di puri", bensì lievito nella pasta, amore senza riserve per tutti.



Significativi alcuni passi dai capitoli "Un'amicizia al di là delle frontiere" e "Farsi amici di tutti":



"Nel mondo attuale vi è un fattore che aiuta i credenti a oltrepassare le frontiere geografiche e a scoprire la possibilità di un'amicizia sempre più universale. Questo fattore non deriva dal Vangelo in quanto tale, ma emerge piuttosto dalle evoluzioni della società umana. Si tratta della rivoluzione nei trasporti e nelle comunicazioni, che fa parte di ciò che chiamiamo la mondializzazione con l'idea di "villaggio planetario". I pellegrini di Taizé, per esempio, provengono da tutte le parti del mondo e, dopo il loro soggiorno, non trovano difficoltà a rimanere in contatto con gli amici incontrati sulla collina con la posta elettronica o altre forme di comunicazione collegate a Internet. Ironicamente, oggi è spesso più frequente mantenere legami con persone dall'altra parte del mondo piuttosto che con i propri vicini di pianerottolo..



Questi recenti sviluppi offrono strumenti impressionanti per scoprire la comunione in Gesù Cristo sotto forma di una world wide web d'amici. Possono così contribuire a una comprensione più profonda della Chiesa e di ciò che essa di fatto è stata fin dall'inizio, attraverso l'obbedienza alla chiamata di Cristo ad andare e fare discepoli tutti i popoli" (Matteo 28,19). Ascoltiamo oggigiorno in una maniera completamente nuova le parole di san Giovanni Crisostomo che scriveva nel IV secolo: "Chi risiede a Roma considera gli Indiani come sue proprie membra" ....



Nelle società contemporanee, grazie alle pressioni della mondializzazione, si frequentano persone di origine differente, con il risultato che religioni diverse dalla propria non vengono più percepite come esotiche. Inoltre, in occidente, molte persone vivono senza riferimento esplicito alle loro radici cristiane o ebraiche, spesso persino non sapendo fino a qual punto essere hanno influenzato l'universo socio-culturale nel quale si muovono. Di fronte a un mondo così pluralista, molti cristiani si chiedono quale sia l'atteggiamento giusto da mantenere.



Il messaggio essenziale che la Chiesa di Gesù Cristo vuole proclamare e comunicare, e che non può nascondere senza cessare di essere ciò che è, è quello di una comunione universale in Dio. I cristiani, di conseguenza, compiono meglio la loro vocazione quando provano, a partire dalla loro fede, a farsi amici fra persone di origini più diverse ... "Gratuitamente avete ricevuto - ha detto loro Gesù - gratuitamente date" (Matteo 10,8). Non cercano ad ogni costo di fare adepti, sull'esempio di chi aderisce ad un partito politico, o di vendere qualcosa, provando a convincere eventuali clienti che il loro è il miglior prodotto. Hanno ricevuto un dono, immeritato e senza prezzo, la buona notizia che, in Gesù cristo, Dio ha abolito tutte le barriere che gli uomini avevano alzato fra loro e la vita divina, e di conseguenza le barriere fra gli esseri umani non hanno più importanza decisiva (cfr. Galati 3,28). Testimoniano quindi innanzitutto questa buona notizia volendo essere amici di tutti, tendendo persino la mano a chi rifiuta la loro amicizia.



Ne segue allora che, per imparare a testimoniare sempre meglio la loro fede, i credenti in Cristo devono costantemente passare al vaglio le loro motivazioni. Hanno soprattutto cura di condividere una buona notizia, attraverso le loro parole, ma ancor più la loro vita, convinti che il loro messaggio ha un potere intrinseco di attrazione e non può essere altro che indebolito se accompagnato da mezzi di persuasione umani? Hanno estirpato dal loro cuore ogni sentimento di superiorità, ricordandosi che portano un tesoro prezioso in vasi di creta (cfr 2 Corizi 4,7)? Si rendono sufficientemente conto che ascoltando gli altrui, anche coloro con i quali apparentemente non hanno nulla in comune, impareranno inevitabilmente qualcosa che li aiuterà a capire meglio quel Cristo che proclamano e di cui vogliono vivere?.



Il 12 marzo 2000, la Chiesa cattolica, al vertice della sua gerarchia, ha celebrato una commovente preghiera di pentimento, chiedendo perdono per gli errori commessi attraverso i secoli. Il primo di questi è stato proclamato dall'allora cardinale Ratzinger: Preghiamo perché ciascuno di noi, riconoscendo che anche uomini di Chiesa, in nome della fede e della morale, hanno talora fatto ricorso a metodi non evangelici nel pur doveroso impegno di difesa della verità, sappia imitare il Signore Gesù, mite e umile di cuore".

Quando a rischiare sono gli altri

«E' facile impararsi barbiere sulla faccia degli altri».

proverbio yiddish, presente anche in napoletano

Un uomo di dialogo e riconciliazione

A sette anni dalla morte di un uomo di dialogo e riconciliazione, frère Roger di Taizé. Non ha "drammatizzato" neppure la sua morte violenta. Grazie!





Genti e popoli

La sezione fotografica (e il concorso) di National Geographic dedicata a "Genti e popoli":


Incoerenze



dal Corriere della Sera, 9 agosto 2012, p. 51

Per non insabbiare

Il corvo paga per tutti?

di Aldo Maria Valli

Rinvio a giudizio per Paolo Gabriele, l'ex aiutante di camera di Benedetto XVI. L'esito dell'istruttoria, che sarà comunicato da padre Federico Lombardi lunedì mattina, sembra questo. Con l'accusa di furto aggravato di documenti riservati, dopo una lunga detenzione e ora agli arresti domiciliari, il maggiordomo dovrà dunque affrontare il processo, in autunno, e lo farà da solo, visto che ha detto di aver agito senza complici. Si parla della possibilità che il papa conceda la grazia, il che non dovrebbe comunque evitare il processo.

Dall'istruttoria sarebbe emerso che Gabriele, detto Paoletto, ha trafugato i documenti, consegnandoli al giornalista Gian Luigi Nuzzi e tenendone un bel po' in casa (sia nell'appartamento vicino a Porta Sant'Anna, sia in quello di Castel Gandolfo), per «il bene del papa». Pensava che la sua azione avrebbe contribuito a fare pulizia nei sacri palazzi, mettendo allo scoperto affarismo e trame di potere e aiutando il papa a disfarsi dei collaboratori infedeli. Una ben strana operazione trasparenza, condotta, quanto meno, in modo un po' avventato.

Come dimostra il risultato, al momento opposto a quello desiderato da Gabriele: il papa ha infatti confermato nella sua carica il segretario di stato Bertone, obiettivo numero uno della manovra del Corvo, e lo ha ricoperto di elogi con una lettera affettuosa. Restano sul campo tante domande.

Possibile che Gabriele, novello Don Chisciotte, abbia fatto tutto da solo? Possibile che l'iniziativa sia stata tutta sua? Tutta sua la strategia? Tutta sua la decisione di rivolgersi a Nuzzi e non ad altri giornalisti? A quanto pare il Vaticano intende pubblicare la sentenza del giudice istruttore Bonnet e la requisitoria del promotore di giustizia Picardi. Sarà così possibile, si spera, entrare nei dettagli della vicenda. Ma se anche questi documenti dovessero confermare che il corvo ha volato da solo sarà difficile non restare scettici. E peggio ancora sarebbe se i documenti dovessero essere pubblicati, come si vocifera, con omissis.

Veramente l'accusa sarà soltanto di furto aggravato e non anche di divulgazione dei documenti? La domanda è decisiva, perché nel primo caso ci sarebbe una contraddizione evidente con la tesi secondo cui l'accusato ha agito da solo. Se lui ha solo rubato, qualcun altro ha trafugato. Il legale di Gabriele, avvocato Fusco, ha ripetuto che nella vicenda non ci sono né mandanti né complici, ma la tesi del cavaliere solitario, oltre a non convincere, assomiglia troppo a una foglia di fico.

Specialmente considerando il fatto che in Vaticano anche i muri hanno orecchie e mantenere un segreto, per di più di questa entità, è veramente un'impresa da superprofessionista dell'intelligence, cosa che Paoletto non è. L'appuntamento con i giornalisti è stato rimandato più volte, segno che la stesura dei documenti non è stata agevole.

Alla fine il papa ha voluto incontrare a Castel Gandolfo i tre cardinali che hanno formato la commissione d'indagine (Herranz, De Giorgi e Tomko), i magistrati vaticani, il comandante della gendarmeria Giani e il neoconsulente per la comunicazione, il giornalista americano Greg Burke. Non c'era Bertone, perché in vacanza (ma non poteva prendere un aereo e farci un salto, visto il suo ruolo decisivo?). Ultima annotazione. Paoletto durante gli interrogatori ha detto che era lui il corvo camuffato e irriconoscibile apparso nella trasmissione televisiva Gli intoccabili in febbraio. Ma quella volta disse che di corvi in Vaticano ce n'erano diversi, almeno una ventina. Depistaggio o voce dal sen fuggita?

in “Europa” dell'11 agosto 2012

Che si stia ripensando la cosa?!

Il rito dell'happy hour che non diverte. Tra cibi fritti e frasi smozzicate

di Maria Laura Rodotà



«Nefasti sono i cocktail con quel che segue. Sono la morte di ogni conversazione sensata»

(Carl Gustav Jung intervistato dal Daily Mail , 1955)

Non ci voleva Jung per capirlo. Parlando con il giornalista del Mail, poi, il grande psicanalista non si preoccupò di delineare l'archetipo dell'aperitivista- cocktailista. Che negli anni Cinquanta era una figura emergente benché già in grado di infastidire anziani pensatori; che oramai ha una sua egemonia culturale. Il modo di socializzare è cambiato, la recessione ha contribuito: cenare fuori costa; cucinare richiede tempo e soldi; conversare è faticoso e a volte deprimente. Così ripiega in massa sull'happy hour, versione popolare di quei cocktail che imbestialivano Jung.



Si bevono un paio di bicchieri di qualcosa (spesso qualcosa di non eccelso); si mangiano porcherie (spesso porcherie); si parla poco, si dicono cose smozzicate tra una gita e l'altra al buffet di cibi rifritti; ci si lascia dopo poco, con la pancia malamente piena e la sensazione di non aver fatto niente, non ci si è divertiti, non ci si è sfogati, non si è imparato nulla di nuovo; al massimo, si è assolto a quella che il linguista Roman Jakobson chiamava «funzione fatica», insomma si sono mantenuti i contatti (con saluti, domande di rito, frasi fatte al volo; come spiegato dall'influente pioniere strutturalista). E si spera che prima o poi (magari quando saremo così malmessi da riunirci a far cassa comune sui maccheroni, tipo «Miseria e nobiltà») si torni a forme di riunione più prolungate nel tempo e meno nevrasteniche. Insomma, che si torni a cenare insieme, non solo tra amici intimi. Senza ansie da buona figura, per il piacere della compagnia (sta ricominciando a succedere in vacanza, senza pretese, a volte).

Ne abbiamo bisogno

«Troppo spesso pensiamo o diciamo: "Non voglio disturbare gli amici con i miei problemi; ne hanno abbastanza dei loro". Ma la verità è che invece onoriamo i nostri amici confidando loro le nostre lotte. Non diciamo forse anche noi ai nostri amici che ci hanno nascosto i loro sentimenti di paura e di vergogna: "Perché non me l'hai detto, perché l'hai tenuto segreto per tanto tempo?". Certo, non tutti possono accogliere le nostre pene nascoste; ma io credo che se desideriamo veramente crescere acquistando maturità spirituale, Dio ci manderà gli amici di cui abbiamo bisogno».

Henri J.M. Nouwen, Vivere nello Spirito

Pora Gesa

 Visto che negli ultimi giorni si è parlato del pugile "Tatanka", ripeschiamo una foto del suo matrimonio nel 2008: che bella scena di spiritualità di coppia, liturgia e sobrietà...

Eppure gliel'abbiamo fatto fare... sigh!


Meglio

 "Meglio tacere e far finta di essere stupidi piuttosto che parlare e togliere ogni dubbio".

Anonimo

Santità per tutti

Il bel giardino del Signore, o fratelli, possiede non solo le rose dei martiri, ma anche i gigli dei vergini, l'edera di quelli che vivono nel matrimonio, le viole delle vedove. Nessuna categoria di persone deve dubitare della propria chiamata: Cristo ha sofferto per tutti.

Con tutta verità fu scritto di lui: «Egli vuole che tutti gli uomini siano salvati, e arrivino alla conoscenza della verità» (1Tm 2,4).

Dunque cerchiamo di capire in che modo, oltre all'effusione del sangue, oltre alla prova della passione, il cristiano debba seguire il Maestro.

Dai «Discorsi» di sant'Agostino, vescovo

(Disc. 304,14; PL 38,1395-1397)


 

Rinnovare la giovinezza

 Una chiesa, il cui unico possesso è la Parola di Vita, il cui unico difensore contro assalti da ogni parte è la Parola, non deve temere per la propria vita, poiché la sua giovinezza è rinnovata come quella dell'aquila (cfr sal 103,5) (...) La tragedia di una chiesa che non riconosce più alla Bibbia il primo posto nella propria vita è non discernere più la prospettiva escatologica. Sempre più è tentata di considerare la propria esistenza come fine a se stessa, perdendo così la capacità di sottomettersi a una critica di sé e di rinnovarsi.

W. A. Visser't Hooft, Le renouveau de l'église, 1955

Anniversario della morte di Paolo VI

 La fede si presenta, non si impone; e ciò che essa oggi presenta è simpatia umana è amore.

Paolo VI, 12 giugno 1968


Procurate che la vostra fede sia viva. Questa raccomandazione fa sorgere una domanda: vi può essere una fede morta? Sì, purtroppo; vi può essere una fede morta.

Paolo VI, 19 giugno 1968


 

Santa inquietudine

Le più belle pagine della Chiesa furono scritte dalle anime inquiete.

don Primo Mazzolari

Osare

 

Ci provo

 

Armonia ricercata

 L'amicizia è esperienza di accordo, di armonia e di pace, più che di somiglianza.

Xavier Lacroix, L'avventura dell'amicizia

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