2022_07
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Ieri sera, da casa mia: il video mostra tre minuti di "passaggio" della luna davanti ad un semplice telescopio.
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Chi si deve vergognare è chi nasconde la verità
e non si prende le proprie responsabilità,
non chi porta a conoscenza di tutti come stanno le cose
e ne paga le conseguenze.
dChMc, 220712

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Quando cammini attraverso una tempesta
When you walk through a storm
Tieni la testa alta
Hold your head up high
E non aver paura del buio
And don't be afraid of the dark
Alla fine di una tempesta
At the end of a storm
C'è un cielo d'oro
There's a golden sky
E il dolce canto d'argento di un'allodola
And the sweet silver song of a lark
Cammina nel vento
Walk on through the wind
Cammina sotto la pioggia
Walk on through the rain
Perché i tuoi sogni siano sballottati e spazzati via
For your dreams be tossed and blown
Cammina, cammina
Walk on, walk on
Con la speranza nel tuo cuore
With hope in your heart
E non camminerai mai da solo
And you'll never walk alone
Non camminerai mai solo
You'll never walk alone
Cammina, cammina
Walk on, walk on
Con la speranza nel tuo cuore
With hope in your heart
E non camminerai mai da solo
And you'll never walk alone
Non camminerai mai solo
You'll never walk alone
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“Ci vediamo domani”: così ci siamo salutati in ospedale la sera prima.
Non ci siamo più visti: la mattina seguente mi ha raggiunto la notizia della tua morte.
Apparentemente hai mancato tu l’appuntamento; in realtà ho mancato io.
Capitava così anche qualche sera in seminario: entrambi docenti, entrambi sullo stesso corridoio - più che coinquilini, eravamo dirimpettai - cercavamo di accordarci su un orario plausibile tra te, civetta del lavoro serale e notturno, e me, allodola a cui cala la palpebra al calare del sole. “Andiamo a bere qualcosa alle 21.30?”, proponevo io. “Dopo le 23-23.30”, ribattevi tu.
Tu restavi immerso nelle pratiche del tribunale fino a tarda sera; io, pantofolaio, faticavo a rimettermi le scarpe.
Sì, avevi a che fare con tanta carta. Non vai molto d’accordo con la tecnologia e gli inghippi dei file erano il motivo principale per vedersi lungo la giornata.
Riservatissimo sui “casi” che seguivi, cercavi di cavartela da solo a non perdere nulla tra chiavette usb, backup, cartelline.
Quasi ansioso sulla scrittura degli articoli per la rivista di teologia oppure per le dispense. Lì sì che mi chiedevi di conservare i file, di metterli in ordine, di riprenderli.
Se mi davi da leggere i tuoi scritti, spesso non ero d’accordo con le tue conclusioni: io non ho la testa del canonista. Eppure tu eri il portabandiera del “diritto dal volto umano”, un volto pacioso e sorridente; e con te don Diego, tuo degno “figlio d’arte”: il vostro cuore buono – rivelato dal sorriso e dai tratti affettuosi - non ha retto alla tensione tra umanità e diritto, tra legge e persona, tra storie in perenne movimento e fissità delle norme. Voi volete bene alle persone, alla Chiesa, a Gesù... e non puntavate solo all'osservanza delle disposizioni canoniche. Si, queste dovrebbero aiutare ad amare - soprattutto chi vive situazioni complicate - ma in realtà spesso ingabbiano, schiacciano... perché interpretate da chi non ha la vostra profondità.
Ti illuminavi proprio se entravamo nell’argomento dei santi scozzesi, monaci o pellegrini.
Se la porta della camera restava chiusa per un giorno di troppo, era facile che ci fosse una partita del tuo Celtic e che tu avessi “pellegrinato” per cantare sugli spalti: “You’ll never walk alone!”.
Sì, non camminerai mai solo. Tantomeno ora: è una professione di fede!
All’inizio del mese di luglio si sentiva nell’aria quella eccitazione: la tua partenza per la Scozia si avvicinava! Sei onesto e limpido: erano la tua vita il diritto canonico e il tribunale ecclesiastico; erano la tua vita la formazione dei seminaristi e la tua amata Ganna-Ghirla.
Ma la Scozia… ooooh, la Scozia! Quello era lo spazio-tempo in cui tu eri tu. Parlavi, mangiavi, bevevi, cantavi, pregavi in quel modo, in quel mondo.
Ami tanto Gesù e hai i tuoi tempi di dialogo con lui; stavi concentrato a celebrare bene la messa; ti piaceva annunciare il vangelo con le relazioni semplici, ma anche con preparate meditazioni, ritiri, percorsi formativi. Mi sorprendeva spesso la tua passione nel preparare con cura i tuoi impegni pastorali.
L’inizio del mese di luglio ti preparavi per il viaggio dai tuoi amici scozzesi; sei anni fa – non lo sapevi – ti stavi preparando ad un altro viaggio.
Sláinte!
Mc

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«Dobbiamo ripensarci per reinventarci. Cambiare vita e cambiare strada. Tante trasformazioni sembrano necessarie contemporaneamente: occorrono riforme economiche, sociali, personali, etiche. Ovunque nel mondo, grazie a questa crisi globale, sono comparse miriadi di sorgenti, miriadi di rivoli, che unendosi potrebbero formare ruscelli e confluire in corsi d’acqua, da cui potrebbe nascere un grande fiume».
«Non si può conoscere l’imprevedibile, ma se ne può prevedere l’eventualità. La vita è una navigazione in un oceano di incertezze attraverso isole di certezze. Anche se celata o rimossa, l’incertezza accompagna la grande avventura dell’umanità, ogni storia nazionale, ogni vita individuale. Perché ogni vita è un’avventura incerta: non sappiamo prima quello che ci attende né quando arriverà la morte. Facciamo tutti parte di questa avventura, piena di ignoranza, ignoto, follia, ragione, mistero, sogni, gioia, dolore. E incertezza».
Edgar Morin, La Repubblica 1.10.2020

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