Vigilando

Le tentazioni del pellegrino

1. La tentazione di voler arrivare alla meta finale senza fare il cammino. Non voler riconoscere né accettare che siamo umani, limitati, di fango.

2. La tentazione della superficialità: come colui che "vede" la vita dal finestrino di un treno senza toccare il suolo, come spettatore e non come attore.

3. La tentazione di non fermarsi neppure un istante (l'attivismo), la fretta, l'immediatismo... a scapito dello "stop", della pausa, del silenzio, della revisione, della preghiera.

4. La tentazione di pensare che si possa fare il cammino senza errori, prudenze, perdite e smarrimenti; senza infilarsi, a volte, per strade senza uscita.

5. La tentazione di abbandonare quando spuntano le difficoltà; di far marcia indietro quando le cose diventano difficili e non vengono secondo i nostri calcoli; di tornare al punto di partenza, di tornare indietro per paura di confrontarsi con la vita, per nostalgia dei tempi passati.

6. La tentazione dell'indecisione: il non sapere cosa scegliere, dove avanzare, quale cammino seguire, perché ci sono diverse scelte.  Vivere senza decidere, senza fare mai scelte fondamentali, senza decidersi a lottare contro tutto il male scoperto nel cammino.

7. La tentazione di voler fare il cammino con l'applauso, l'ammirazione, i complimenti degli altri. Farlo solo quando gli altri ci vedono, ci applaudono, riconoscono chi siamo e cosa facciamo, si complimentano e lo manifestano.

8. La tentazione di volere che Dio - o la nostra Organizzazione - faccia tutto (o quasi tutto) per noi, nel nostro luogo.  Che siano a nostro servizio, che sia la nostra "macchina risolviproblemi", che Dio sia la nostra "polizza di assicurazione".

9. La tentazione di voler fare il cammino carichi di cose e ancora cose che ci diano sicurezza, caso mai.  Essere incapaci di camminare con poco carico, vivendo di apparenze; non di quello che si è, ma di quello che si possiede.

10. La tentazione di voler fare il cammino "alle spalle" degli altri, approfittandosi di loro, servendosi di loro, sfruttandoli.

11. La tentazione del pessimismo; quella che vede tutto nero, senza speranza, senza orizzonti, senza futuro; quella che ti fa sprofondare dopo la sconfitta.

Spirito di discernimento

Tu che con la tua luce inesorabile distingui la verità dall'errore, aiutaci a discernere il vero.

Dissipa le nostre illusioni e non permettere che ci lasciamo sedurre da apparenze ingannatrici: mostraci la realtà.

Liberaci da ogni falsità, sia verso gli altri che verso noi stessi.

Insegnaci a scoprire le tentazioni appena si presentano e a smascherare la loro falsa e vana seduzione.

Facci riconoscere il linguaggio autentico di Dio nel fondo dell'anima nostra e aiutaci a distinguerlo da ogni altra voce.

Mostraci la volontà divina in tutte le circostanze della nostra vita, così che possiamo prendere le giuste decisioni.

Aiutaci a cogliere negli avvenimenti i segni di Dio, gli inviti che ci rivolge, gli insegnamenti che vuole inculcarci.

Rendici atti a percepire i tuoi suggerimenti, per non perdere nessuna delle tue ispirazioni.

Concedici quella perspicacia soprannaturale che ci faccia scoprire le esigenze della carità e comprendere tutto ciò che richiede un amore generoso.

Ma soprattutto eleva il nostro sguardo perché possa discernere Dio stesso, là dove egli ci si rende presente, ovunque la sua azione ci raggiunge e ci tocca.

Con sapienza... e con un sorriso

I comandamenti del pellegrino

1. Seguirai le frecce sopra ogni altra cosa

2. Non percorrerai chilometri inutili

3. Non ti riposerai, neppure i giorni di festa

4. Chiamerai tuo padre e tua madre

5. Non ti fermerai

6. Non indosserai calze sporche

7. Non ti lamenterai

8. Non dichiarerai falsi chilometraggi

9. Non avrai pensieri né desideri di abbandonare

10. Non desidererai le vesciche altrui

No al potere personale


 Una dura requisitoria contro quegli ecclesiastici che usano il sacerdozio per acquisire potere e prestigio personale, per soddisfare le "proprio ambizioni" e raggiungere un proprio successo è stata fatta oggi da Benedetto XVI durante la messa a San Pietro per l'ordinazione di 14 nuovi preti della diocesi di Roma. Sullo sfondo delle parole del Papa inevitabile non pensare anche alla vicende giudiziarie che stanno investendo la passata gestione della Congregazione vaticana per l'Evangelizzazione dei popoli, ex Propaganda Fide, e i sospetti di un uso politico e improprio di beni della Chiesa.

"Il sacerdozio - ha ammonito Ratzinger con voce grave - non può mai rappresentare un modo per raggiungere la sicurezza nella vita o per conquistarsi una posizione sociale". "Chi aspira al sacerdozio per un accrescimento del proprio prestigio personale e del proprio potere ha frainteso alla radice il senso di questo ministero", ha aggiunto. "Chi vuole soprattutto realizzare una propria ambizione, raggiungere un proprio successo sarà sempre schiavo di sé stesso e dell'opinione pubblica", ha scandito. "Per essere considerato - ha sottolineato - dovrà adulare; dovrà dire quello che piace alla gente; dovrà adattarsi al mutare delle mode e delle opinioni e, così, si priverà del rapporto vitale con la verità, riducendosi a condannare domani quel che avrà lodato oggi. Un uomo che imposti così la sua vita, un sacerdote che veda in questi termini il proprio ministero, non ama veramente Dio e gli altri, ma solo se stesso e, paradossalmente, finisce per perdere se stesso", ha profetizzato il Pontefice.


 

Differenze

Turista è chi passa senza carico né direzione.

Camminatore chi ha preso lo zaino e marcia.

Pellegrino chi, oltre a cercare, sa inginocchiarsi quando è necessario.

san Riccardo


 

Il potere crocifisso

Il vero potere è quello del Dio crocifisso: un potere che vuole l'alterità dell'altro fino a lasciarsi uccidere per offrirgli la risurrezione.

Perciò il potere assoluto s'identifica con l'assoluto del dono di sé, con il sacrificio che comunica la vita agli uomini e fonda la loro libertà.

Olivier Clément

 

Sguardi

Bisogna imparare a guardare i grandi eventi della storia universale dal basso, dalla prospettiva degli esclusi, dei sospetti, dei maltrattati, degli impotenti, degli oppressi e dei derisi, in una parola, dei sofferenti.

Dietrich Bonhoeffer

 

Segni freschi

Un po' di fresco

di Massimo Gramellini

Sarà l'afa, o l'appiccicaticcio che trasuda dalle intercettazioni, ma in questa estate gelatinosa si sentiva il bisogno di un sorso d'acqua pura. Quasi un milione e mezzo di italiani, ormai indotti a scansare come la peste i banchetti della firmocrazia, hanno apposto il loro autografo sotto la richiesta di referendum contro la privatizzazione dell'acqua. Un record (neppure per il divorzio erano stati così numerosi), consumato nel sostanziale silenzio dei partiti e dei media, che all'argomento hanno riservato solo qualche tiepida polemica. Poiché si ripromette di cancellare una legge di sinistra e una di destra, la battaglia per l'acqua non ha eccitato le opposte tifoserie. E poiché nessuno l'ha «buttata in politica» (ci ha provato Di Pietro, ma è stato messo da parte), questa raccolta di firme è forse la scelta più politica che sia stata compiuta negli ultimi anni: difendere la natura pubblica di un bene essenziale, e farlo in un Paese che considera ciò che è pubblico una terra di nessuno, anziché un patrimonio di tutti.

A mettere in moto quel milione e mezzo di biro non è stato un esame ponderato dei pro e dei contro, ma uno slancio naturale, quasi un impulso atavico: l'acqua è vita, e non si privatizza la vita. Ai cinici sembrerà l'apoteosi del buonismo. Ma a noi, che cinici non siamo, e che veniamo da decenni in cui l'idea di bene comune si è progressivamente ridotta fino a coincidere con l'orticello del proprio clan, piace sperare che quest'alluvione di firme per «l'acqua di tutti» sia il preludio di un cambio di stagione.

Partenza per Santiago de Compostela

Carissimi naviganti, è l'ora per noi di partire per otto giorni sul Cammino di Santiago de Compostela! Grazie al nostro generoso Webmaster, il sito sarà comunque quotidianamente aggiornato. Porto nello zaino tante intenzioni, tanti desideri. Auguro anche a voi una buona fine del mese di luglio e un buon inizio di agosto, quando ci ritroveremo "in diretta" da queste pagine. Ovviamente, avendone l'opportunità, posterò anche dal Cammino! Buona strada a voi!


don Chisciotte









Angelo Branduardi

Italian Style

Sotto sotto

di Massimo Gramellini

Si rimane esterrefatti davanti alla multa che i carabinieri di San Felice Circeo hanno rifilato a Michele Izzo, segretario del sottosegretario (dimissionario) Cosentino. Era il 4 luglio, una domenica, e si sa quanto sia difficile parcheggiare d'estate nelle località di mare, alla faccia delle cassandre bolsceviche che starnazzano intorno alla crisi. Il segretario del sottosegretario aveva fretta di mangiare un gelato, eppure ha cercato un posto libero, finché ha dovuto rassegnarsi a prendere quello dei carabinieri. E che cosa avrebbe dovuto fare, di grazia? Parcheggiare nello spazio riservato ai Casalesi? Di sicuro era già occupato. Così, al ritorno dal gelataio, ha trovato la contravvenzione. Ed è andato a lamentarsi. «Non potete farmi questo. Io sono il segretario del sottosegretario, la mia è un'auto di servizio e mi trovo qui per ragioni istituzionali». (Il gelato, a San Felice, è un'istituzione.) Poiché i carabinieri cuor di ghiaccio continuavano a sventolare la multa, il sotto-sottosegretario ha addirittura minacciato una interrogazione parlamentare. Ma quelli non solo gli hanno ribadito l'ammenda: dal momento che l'auto risultava intestata a lui e non al ministero, lo hanno pure incriminato per false dichiarazioni.

Vorrei unire il mio al vostro stupore per la prova di coraggio. Dei carabinieri? No, del sotto-sottosegretario. Nell'estate in cui i manutengoli della Casta fanno di tutto per passare inosservati, esibire come autoblù un'auto che blu non è, pur di rivendicare la propria appartenenza alla categoria dei privilegiati, è quasi un gesto da kamikaze.

Maschio...?!

Ho paura di me

di Massimo Gramellini

Ancora una donna uccisa dall'ex, in questa estate del nostro scontento che perseguita a colpi di spranga e di coltello chi ha l'unica colpa di volersi sganciare dal proprio passato. Li chiamano delitti passionali, rievocando il frasario degli omicidi d'onore. Ma la passione è un'altra cosa: per non parlare dell'onore. Non cerchiamo pseudonimi alla bestialità. Oltre a un senso primitivo del possesso, negli ex che uccidono e si uccidono (come l'altra sera a Ceva) in nome dell'amore sfuggito c'è l'incapacità maschile di reggere il distacco, l'abbandono che mima la morte. La prima volta che venni lasciato da una ragazza riconobbi subito la morsa allo stomaco: l'avevo provata per la scomparsa di mia madre. Lo stesso senso di smarrimento e di ingiustizia: adesso che ne sarà di lei, di me, di lei che può fare a meno di me? L'orfano precoce rappresenta un caso estremo. Ma ogni storia che finisce rinnova il trauma primordiale del maschio, quello sganciarsi dal grembo della donna che lo induce a sentirsi abbandonato anziché creato. E' una forma disperata di dipendenza che si nutre di falso orgoglio ed egoismo autentico. Per guarire serve lo scatto di coscienza che trasforma una marionetta di muscoli in un uomo. Io la chiamo Difesa della Sconfitta: la capacità di sopportare lo strappo del cuore senza smarrire il rispetto di sé. Saper perdere è la premessa di ogni educazione sentimentale. Si applica in amore come nello sport, in politica come nella vita. Ma non la pratica quasi nessuno, perché nella civiltà delle emozioni isteriche e rancorose quasi nessuno riesce ancora a farsi invadere dalla calma forte di un sentimento.

Lode alla Donna

Ci aiutino, o Padre, gli esempi e la preghiera di santa Maria Maddalena, che, liberata dal potere dei demoni, servì con totale dedizione il suo Salvatore, che vive e regna nei secoli dei secoli.



Accetta con bontà, o Padre, i doni che ti offriamo, come il Signore risorto accolse la venerazione e l'affetto di santa Maria Maddalena. Per lui che vive e regna nei secoli dei secoli.



È veramente cosa buona e giusta esaltarti in ogni tempo, Padre onnipotente, e soprattutto nella letizia di questo giorno che ci ricorda la gloria di santa Maria Maddalena. Tu le accendesti nel cuore il fuoco di un immenso amore per Cristo, che le aveva ridonato la libertà dello spirito, e le infondesti il coraggio di seguirlo fedelmente sino al Calvario. Anche dopo la morte di croce ricercò il suo Maestro con tanta passione, che meritò di incontrare il Signore risorto e di annunziare per prima agli apostoli la gioia pasquale.



Arde il mio cuore; desidero vedere il mio Signore.



La comunione ai tuoi misteri ci santifichi, o Padre, e accenda anche in noi l'amore perseverante di santa Maria Maddalena per Cristo Maestro e Signore, che vive e regna nei secoli dei secoli.

dalla liturgia odierna di santa Maria Maddalena, rito ambrosiano

Potere e Caste (sostantivo, non aggettivo!)

La vespa casta

di Massimo Gramellini

La cena degli ultracorpi a casa Vespa è stata scandagliata in ogni particolare. Tranne uno, dato evidentemente per scontato: cosa ci faceva Vespa? I giornalisti non dovrebbero organizzare cene per i potenti, né parteciparvi se non in incognito, con parrucca e registratore incorporato, per poi raccontarle sul giornale. Vespa festeggiava le nozze d'oro col mestiere, ma anziché gli amici ha invitato banchieri, politici e porporati: la controparte. È vero che il portiere della Spagna mundial ha baciato in diretta la fidanzata che lo stava intervistando, però Silvio e Vespa non hanno vinto nulla e non sono neanche fidanzati, almeno ufficialmente.

Niente di personale: intorno al biscotto del Potere ronzano vespe di ogni colore e d'estate a Roma fioriscono terrazze dove il critico contende un groviglio di bucatini al regista del film che dovrà recensire e il politico di sinistra suggerisce all'editorialista di sinistra che cosa scrivere nel prossimo articolo che il pubblico di sinistra non leggerà. Nessun governo dichiarerà mai illegale questo genere di intercettazioni. Però non stupiamoci se i nostri padroni, lettori e telespettatori, ci considerano parte di quella stessa Casta dalla quale, a parole, prendiamo le distanze. Chi si autodeclassa da campanello d'allarme a carillon toglie credibilità alle battaglie sulla libertà di stampa. Quel che è peggio, ne toglie all'immagine di una categoria composta in maggioranza da persone che a cena con i potenti non ci vanno, non foss'altro perché non vanno a cena, dovendo restare nelle redazioni fino a notte fonda.

Potere non fa rima con Vangelo

Riti del potere. Il cardinale, il banchiere e il governatore: tutti sulla terrazza di Trinità de' Monti a casa del conduttore di Porta a Porta,

assieme al Cavaliere e a quello che lui spera sia il futuro figliol prodigo Pier

Metti una sera a cena da Vespa

di
Jacopo Jacoboni

Giovedì, al tavolo a osservare l'approccio di Berlusconi a Casini, c'erano anche Draghi, Geronzi e Bertone

Niente patti della crostata perché, innanzitutto, la crostata non c'era. Una pasta col pesce, del filetto di spigola - ma le versioni non concordano - un'immancabile caprese, di cui il Cavaliere è assai goloso, gelato. Sul vino testimonianze discordanti. Era bianco, ma non è accertato fosse Greco di Tufo. Non c'era il vitello, solitamente destinato ai ritorni a casa dei figlioli prodighi; nondimeno la cena a casa di Bruno Vespa giovedì sera, ospiti d'onore Silvio Berlusconi e Pier Ferdinando Casini, alla presenza di Gianni Letta, è stata una tappa sintomatica della fase politica che attraversiamo. Va raccontata più che come l'occasione di un accordo, come lo specchio di un potere e dei suoi riti.

Al tavolo oltre al Cavaliere, accompagnato dalla figlia Marina, Casini, Letta con signora - tutti avvistati dal cronista d'agenzia che era sotto casa Vespa - erano tuttavia invitati anche altri importanti personaggi della vita pubblica italiana. Un autentico salotto romano. Non politici, i due soli politici erano appunto Silvio e Pier; non giornalisti, nessun altro, a parte Vespa, era della partita. Ma è assodato da fonti certe che, da un piccolo ingresso laterale della bella casa su tre livelli del conduttore di Porta a Porta, sono saliti poco prima delle otto e trenta di sera anche il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, il cardinale Tarcisio Bertone, caro amico del padrone di casa e del suo ospite principale, e il banchiere Cesare Geronzi. Bertone è stato anche visto uscire da una berlina nera con targa vaticana, ma il giorno dopo i giornali non uscivano, e la notizia della sua presenza è rimasta celata. Ad accogliere gli ospiti, la moglie del padrone di casa, la signora Augusta Iannini.

La conversazione è stata politica, ma non solo, l'occasione del convivio era il festeggiamento dei 50 anni di giornalismo di Vespa, che giusto nel ‘60 scriveva i primi articoli sulle pagine sportive de Il Tempo. Narrano che Silvio si sia mostrato straordinariamente amichevole con Pier - i rapporti personali non si sono mai guastati. A un certo punto qualcuno l'ha anche visto mettere il braccio sulla spalla dell'antico alleato, mentre lo tentava con ipotesi tipo «dai, la nuova Dc siamo noi». I commensali al tavolo erano tutti grandemente preoccupati che si garantisse «stabilità al Paese». (...)

Lo dicono proprio tutti

Il cardinale Scola: sull'amore serve una riforma della Chiesa

intervista a Angelo Scola a cura di Aldo Cazzullo

(...) «Per la fatica di noi cristiani a comunicare che lo stile di vita affettiva e sessuale indicato dalla Chiesa è buono e conveniente per l'uomo di oggi. Invece pare quasi che questa proposta non solo sia iperdatata, impotente a favorire il desiderio umano di gioia piena, ma che sia addirittura contraria alla libertà e priva di realismo, incapace di tener conto di ciò che l'uomo ha imparato circa se stesso e circa il mondo delle emozioni, degli affetti, dei rapporti con l'altro, grazie a una lunga storia e alle recenti scoperte scientifiche. Ho sentito tutto questo come una provocazione a dire che gli uomini e le donne di oggi, magari senza volerlo, rischiano di smarrire qualcosa di profondo, perdono una grande chance di realizzazione, se mettono da parte la proposta cristiana circa la vita affettiva e sessuale».

Ma su cosa si fonda questa proposta?

«Mi pare che l'idea biblica del "bell'amore", che la tradizione cristiana ha approfondito, sia particolarmente adeguata proprio per la sua capacità di coniugare l'amore alla bellezza, di vederlo scaturire da essa e percepirlo come "diffusivo" di bellezza, capace di farla splendere sul volto degli altri. I Padri della Chiesa riferiscono il tema biblico del "bell'amore" non solo alla Madonna ma anche a Gesù. Tommaso parla della bellezza come dello "splendore della verità"; per Bonaventura colui che contempla Dio, cioè che lo ama, è reso tutto bello. Ma questa capacità spesso manca nell'esperienza sessuale degli uomini e delle donne di oggi. Viverne la bellezza significa strappare la sessualità al dualismo tra spirito e corpo; come se trattenessimo la sessualità nell'animalesco e poi a tratti avessimo spiritualissimi slanci d'intenzione di bell'amore. (...) ognuno di noi, inscindibilmente uno di anima e di corpo, ha da fare i conti con la dimensione sessuale del proprio io per tutta la vita, dalla nascita fino alla morte».

Patriarca, lei conosce l'obiezione mossa agli uomini di Chiesa: parlano di cose che non vivono, se non talora in modo deviato, e non li riguardano.

«Ho appena detto che "ogni uomo e ogni donna" devono fare i conti con la dimensione sessuale per tutta la vita! Certo, chi è chiamato alla verginità o al celibato li fa in un modo singolare ma, sia ben chiaro, senza mutilazioni psichiche e spirituali. Il fatto poi che dalla castità mantengono l'io personale unito, aprendo la strada ad un possesso più autentico. Il sacrificio non annulla il possesso, è la condizione che lo potenzia. I dottori della Chiesa parlavano in proposito di "gaudium" (godimento). Il puro piacere, che per sua natura finisce subito, chiede di essere inserito nel godimento, perché se resta chiuso in se stesso annulla lentamente il possesso, lo intristisce, lo deprime. Mi colpisce il fatto che quando dico queste cose ai giovani incontro più sorpresa che obiezione».

Godimento e sessualità sembrano concetti incompatibili con la dottrina cattolica.

«Non è così. Il messaggio biblico è stato il primo storicamente parlando a far vedere la differenza sessuale in un'ottica assolutamente positiva e creativa, come dono di Dio. Ma, come in tutte le cose umane, il positivo, il bene, il vero non sono mai a buon mercato. Però senza il bello, il buono, il vero, la vita si affloscia, non ha in se energia per condurre alla pienezza del reale. Nei Libro dei Proverbi, tra le cose troppo ardue a comprendersi, l'autore considera "la via dell'uomo in una giovane donna". La donna è la figura di colei che sta all'inizio: io esco da lei quando nasco. Allora quando l'uomo e la donna si incontrano fanno al tempo stesso l'esperienza di ricominciare quel che in qualche modo già conoscevano e di dar vita a una novità. Qui c'è l'inestirpabile radice della fecondità. L'amore oggettivo non è mai un rapporto a due. Lo impariamo dalla Trinità». (...)

Lei parla della necessità di riforma della Chiesa.

«Come il Santo Padre ci ha indicato, i casi terribili di pedofilia e le provate responsabilità di ingenua copertura o negligenza da parte delle autorità richiamano con forza alla Chiesa la sua condizione di realtà sempre in riforma. Benedetto XVI esige penitenza, andare alle radici della misericordia, cioè all'incontro personale con il Tu di Cristo, e ricorda che i nemici più pericolosi della Chiesa vengono dall'interno e non dall'esterno».

Ma in cosa dovrebbe consistere la riforma?

«Nello specifico, riscoprire il nesso tra il bell'amore e la sessualità. Mostrare che la soddisfazione piena del desiderio è ritrovare il vero volto dell'altro, soprattutto nel rapporto uomo-donna. (...)


in “Corriere della sera” del 18 luglio 2010

Dalla liturgia odierna

Il Signore è buono e ci consola nel giorno del dolore;

il Signore è forte e paziente, non dimentica chi si affida a lui.


- antifona dopo il vangelo; XVI domenica p.a.; rito ambrosiano -



Ti sei chinato sulle nostre ferite e ci hai guarito,

donandoci una medicina più forte delle nostre piaghe, una misericordia più grande della nostra colpa.

Così anche il peccato, in virtù del tuo invincibile amore, è servito ad elevarci alla vita divina.

Con sorprendente larghezza hai infuso nei nostri cuori lo Spirito Santo.


- prefazio; XVI domenica p.a.; rito ambrosiano -

Navigare o non navigare...








Ivano Fossati - Naviganti (1993)



Siamo stati naviganti
con l'acqua alla gola

e in tutto questo bell'andare quello che ci consola

è che siamo stati lontani e siamo stati anche bene

e siamo stati vicini e siamo stati insieme.

Siamo stati contadini noi due
senza conoscere la terra

e piccoli soldati senza amare la guerra,

ci hanno mandati lontano senza spiegarci bene

e siamo stati male, ma siamo ancora insieme.

Grandi corridori di corse in salita
che alzavano la testa dal manubrio

per vedere se fosse finita, allenati alla corsa

allenati alla gara e preparati a cadere e a tutto quello che s'impara,

innamorati della sera innamorati della luna

conoscitori della notte senza averne paura,

innamorati di quel fiore che non vuole mai dire:

ecco, è tutto finito e bisogna partire.

Ma ora è il momento
di mettersi a dormire

lasciando scivolare il libro che ci ha aiutati a capire

che basta un filo di vento per venirci a guidare

perché siamo naviganti senza navigare mai.


 

Notizia bellissima

Accettare il denudamento

di Christine Pedotti

Sì, la Chiesa perde influenza, ed è una notizia bellissima! E' anzitutto una buona notizia per me che sono una donna. (..) Perché non sono tra coloro che coltivano la nostalgia di una cristianità ideale, bella come un'immagine pia, in cui la Chiesa, potenza di pace e di carità, istituisce la tregua di Dio, porta soccorso ai poveri e ai malati e guida con sapienza degna di Salomone. (...) Oh, certamente, ci sono cristiani che si sono opposti in nome dell'evangelo, santi e eroi: S. Vincenzo de Paoli, S. Giovanni Battista de la Salle, Anne Marie Javouhey, il padre Damien, Albert de Mun, l'Abbé Pierre e Madeleine Debrêl, per citarne solo alcuni tra la folla innumerevole di coloro che hanno messo la carità prima di ogni altra cosa. Si ha buon gioco, a cose fatte, nel mettere a credito della Chiesa le opere dei suoi figli e delle sue figlie migliori, che tuttavia sono stati quasi sempre considerati, al loro tempo, come dei fautori di disordine. La Chiesa, nella sua espressione istituzionale, è un potere che naturalmente si allea con i poteri. Gli esempi storici sono così numerosi, così convergenti che è impossibile citarli tutti. (...) La prima funzione della Chiesa non è quella di essere una comunità chiusa, ma una comunione. Una comunione non difende i propri interessi, ma si apre, accoglie, incorpora. Non promuove un «essere all'interno di sé» ma «un essere insieme» il più esteso possibile (sino all'estremità della terra e attraverso i secoli). Quanto ai «valori», perché occorrerebbe ad ogni costo inscriverli nella legge civile al posto di poterli incidere nei cuori? Riascoltiamo i nostri predecessori, i discepoli, che avevano le stesse nostre illusioni: «Quando restaurerari il Regno di Israele?». Anche loro sognavano maggiore influenza e posizioni di forza. Per tutta risposta ebbero il Cristo nudo, in croce. Sogno, spero, prego perché venga il giorno in cui la Chiesa accetti il denudamento. Quando non sarà più in nessun modo una potenza, forse potrà sperare di essere fedele al suo Signore. Con lui e in lui sarà una semplice presenza. Sarà al suo posto, in ginocchio ai piedi del mondo, secondo il comandamento che il Cristo le affida. Ma questo non avverrà senza che noi anzitutto, i fedeli di Cristo, saremo umilmente al servizio dei nostri fratelli e delle nostre sorelle in umanità. Allora, noi potremo dire in verità: la Chiesa, siamo noi.


in “Témoignage chrétien” n. 3394 del 29 aprile 2010 (traduzione: www.finesettimana.org)

Diseducazione

Sesso: in italia 300mila adolescenti lo imparano in televisione

La proposta dei ginecologi «Vogliamo educare i presentatori a parlarne in modo corretto»

La tv è la fonte di informazione più qualificata sulla sessualità per oltre 300 mila teenager italiani. Secondo una recente indagine internazionale è infatti ritenuta il punto di riferimento da ben il 10% di essi, la stessa percentuale di chi si rivolge in primo luogo a insegnanti, fratelli o sorelle. Ed è il primato europeo. Una responsabilità educativa che grava su conduttori, speaker e volti noti, spesso impreparati ad affrontare con competenza questi temi. «Quando si toccano argomenti che riguardano l'educazione sessuale vanno utilizzate grandi prudenza e professionalità - spiega Giorgio Vittori, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (Sigo) - Nel nostro Paese le esperienze sono a macchia di leopardo e probabilmente richiedono una strategia illuminata. Nelle scuole non viene sempre insegnata, anche se il 64% degli studenti lo chiede e il 44% auspica più dialogo su questi temi a casa. In mancanza di punti di riferimento gli adolescenti - spiega Vittori - si rivolgono a Internet, radio e piccolo schermo: gli idoli dello spettacolo possono quindi influenzarli con comportamenti e messaggi. È indispensabile formare questi personaggi e la Sigo è pronta a mettersi in gioco per un percorso comune». (..) Come è possibile invertire questa tendenza? «Attraverso un confronto aperto, progetti condivisi e, se serve, veri e propri corsi in cui i medici insegnino a presentatori e deejay come trasmettere contenuti chiave per vivere una sessualità responsabile e serena - prosegue il direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia del San Raffaele Resnati di Milano - talvolta rappresenta ancora un tabù, così come altri aspetti chiave della salute femminile di cui non si parla abbastanza, dalla depressione post partum alla parola mestruazioni, impronunciabile in tv». (...) «La continua visione di corpi seminudi e di atteggiamenti ammiccanti è dannosa per la crescita degli adolescenti - spiega la professoressa Chiara Micheletti, psicologa e psicoterapeuta della Bocconi di Milano, relatore al Convegno - può rendere precoci e aumentare la probabilità che non utilizzino autoprotezione contraccettiva e nei confronti delle malattie sessualmente trasmissibili. Cresce inoltre il rischio di rapporti sotto l'effetto di alcool o droghe».


Corriere Salute, 27 aprile 2010

Popolo

Il popolo freme, sussurra, si accalca, brontola, strepita,

acclama, fischia, deride, dileggia, minaccia, ondeggia,

schiamazza, si indigna, avanza.

E poi torna a casa per cena.



Alfredo Accatino

Allo Spirito Santo

Vieni, Spirito di luce.

Vieni ad illuminare il nostro spirito riempendolo con la tua luce divina.

Facci conoscere e comprendere tutte le cose come le conosce e le comprende Dio stesso.

Aiutaci a far nostro il punto di vista della sapienza divina in tutti i nostri apprezzamenti riguardo al mondo o alla nostra vita.

Comunicaci la infinita larghezza delle tue vedute circa il nostro destino, e fa' passare nei limiti così angusti della nostra intelligenza la smisurata grandezza dell'intelligenza di Dio.

Aiutaci a giudicare secondo il modo divino, con quel giudizio penetrante che sa discernere la verità e la raggiunge in tutta la sua profondità.

Con la potenza della tua luce, allontana da noi le ombre della menzogna, e conservaci in una perfetta rettitudine di pensiero.

Non permettere mai che ci lasciamo fuorviare dalle illusioni che accarezzano il nostro amor proprio, e stabilisci in noi quel distacco che ci faccia amare tutta la nostra luminosità.

Strappaci alle passioni che oscurano, alla pericolosa tendenza di mascherare la realtà, e impegnaci in un'adesione totale a Colui che è la luce.

Rendici tutti trasparenti a questa luce, pronti ad accogliere tutto ciò che ci insegni da parte di Gesù.

Chi trova...

Dal trattato su «I doveri»

di sant'Ambrogio



Apri il tuo cuore all'amico affinché ti sia fedele e tu possa ricevere da lui gioia per la tua vita. «Un amico fedele è un balsamo per la vita e un dono d'immortalità» (Sir 6,16). Rispetta l'amico come un tuo pari e non vergognarti di prevenirlo nell'essere servizievole; l'amicizia ignora la superbia. Il sapiente dice: «Non vergognarti di salutare l'amico» (Sir 22,25). Non abbandonare  l'amico  nelle  necessità,  non  trascurarlo, non lasciarlo senza aiuto, perché l'amicizia è un aiuto per la vita. Portiamo insieme i nostri pesi, come ci ha insegnato l'Apostolo rivolgendosi a coloro che la carità ha unito quali membri dello stesso corpo. Se la buona fortuna dell'amico giova agli amici, perché anche nelle sue avversità gli amici non dovrebbero porgergli aiuto? Aiutiamolo con il consiglio, dedichiamogli le nostre premure, prendiamo viva parte alle sue pene con il nostro affetto. Se è necessario, sopportiamo per l'amico anche i sacrifici. Assai spesso si devono incontrare inimicizie per difendere l'innocenza d'un amico, spesso sopportare denigrazioni, se ti opponi o rispondi quando un amico è biasimato o accusato. Non affliggerti d'essere offeso così; il giusto dice: «Anche se mi capitassero dei mali per l'amico, li sopporterei» (Sir 22,26). L'amico è messo alla prova nelle avversità, perché nella prosperità tutti sembrano amici. Ma, come nelle disgrazie dell'amico sono necessarie la pazienza e la sopportazione, così nella prosperità si richiede un'adeguata autorevolezza per reprimere e rimproverare l'arroganza dell'amico che monta in superbia. Conservate dunque, o figli, l'amicizia che avete stretta con i vostri fratelli, perché è la più bella tra le cose di quaggiù. Infatti  è un  conforto in questa vita avere in questa vita una persona cui aprire il proprio cuore, confidare i propri  segreti, affidare gl'intimi  pensieri  del  proprio animo, così da poter contare su un uomo fedele che nella prosperità si rallegri con te, condivida il tuo dolore, nelle persecuzioni t'incoraggi. (...)


 


(III.  129. 130. 132.133:  SAEMO 13,353-354)

 

Nessuna parola generica

Sempre la stessa voce calma. Sempre quell'assenza di menzogna. Mai una sola volta lei ricorre alla parola generica, quella parola che nessun corpo, di nessuna terra, che serve per le idee, che serve per la menzogna. Parlando solo di se stessa nel dettaglio delle proprie ore, ti dà da vedere il mondo ben più chiaramente di quanto ne dicano i giornalisti con l'impazienza delle loro voci, la malattia della loro intelligenza.


Christian Bobin, Mille candele danzanti, 18

 

Settimana

Carissimi lettori, da oggi fino a sabato prossimo sarò via, in un luogo di preghiera e fraternità. L'aggiornamento del sito sarà garantito dal gentilissimo webmaster Luca, a cui ho inviato alcuni materiali e che ringrazio pubblicamente. Se avrò la possibilità di connettermi, posterò qualche pensiero "in diretta"; voi continuate a visitare quotidianamente il sito e a farlo conoscere!

A presto!

don Chisciotte

Amicizia: accolti e capiti

Dopo l'annuncio dell'angelo, Maria è una persona alla quale è stato consegnato un grande segreto che cambia la sua vita, che la coinvolge profondamente, che la porterà a vivere un'esperienza del tutto diversa da quella da lei immaginata. Maria porta nel cuore questo segreto e non può spiegarlo a nessuno.

È certamente un segreto di gioia che la porrebbe riempire di letizia, tuttavia è anche imbarazzante e doloroso. Il Vangelo di Matteo ci fa capire il peso di questo annuncio: come spiegare a Giuseppe, suo sposo, ciò che è avvenuto, come renderlo credibile, come far capire il mistero di Dio che si è manifestato in lei?

Maria si trova nella situazione di chi, avendo qualcosa di grande dentro di sé, che gli dà gioia e insieme peso, vorrebbe comunicarlo, vorrebbe farsi capire e non sa né a chi dirlo né come. In questa solitudine, pensosa e dolorosa, percorre la strada verso la Giudea per andare ad aiutare Elisabetta.

Capita tante volte anche a noi di avere qualcosa dentro e non riuscire a trovare nessuno con cui comunicare davvero; non abbiamo fiducia che qualcuno possa capire e ascoltare ciò che di gioioso o di doloroso sentiamo.

Maria si avvia verso la montagna di Giuda e, entrando nella casa di Zaccaria, saluta Elisabetta. «Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: "Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo!"».

Improvvisamente, senza bisogno di parole, Maria si sente capita, sente che il suo segreto è stato colto da chi poteva intuirlo nello Spirito Santo, sente che ciò che è avvenuto in lei, il mistero di Dio, è ormai inteso da altri, ed è inteso con amore, con benevolenza, con fiducia. Si sente accolta e capita fino in fondo e può dare sfogo a tutta la pienezza dei sentimenti che fino a quell'istante erano rimasti come compressi. Ora che un'altra persona ha potuto intuire il suo segreto, Maria si sente liberata interiormente e può esclamare a gran voce ciò che ha dentro; può esprimersi, attraverso un'amicizia discreta e attenta, attraverso un cuore capace di comprenderla. Ed ecco erompere, tutto d'un pezzo, il suo canto che proclama ciò che aveva meditato per lungo tempo, durante il viaggio.

Quanto è importante il valore di un'amicizia che ci capisca e che ci aiuti a sbloccarci, che ci permetta di mettere fuori ciò che abbiamo dentro, di bello o forse di brutto, purché sia espresso, purché sia detto! Maria si esprime cantando ed esultando perché il suo animo è pieno di gioia.

Carlo Maria Martini, Qualcosa di così personale, 26-31

Silenzio eloquente

Qui sotto, una posizione chiara ed equilibrata.


 



Qui sotto, una posizione confusa e cerchiobottista.


don Chisciotte



Manca alla Chiesa la qualità del femminile

Ciò che oggi per disgrazia ci manca è la qualità del femminile. Se non stiamo attenti, la religione diverrà solo una macchina per ragionare correttamente. Questo linguaggio che ovunque lancia anatemi! La Chiesa ha mancato l'occasione di restare donna: fervente, accogliente, feconda. Ha fallito la sua vocazione di Sposa di Cristo. Respingendo le donne e l'amore, avete escluso dalle vostre istituzioni e da voi stessi la qualità del femminile. E ogni violenza ha la sua fonte nella violenza che avete fatto subire a voi stessi. Io chiamo femminile quella qualità che la donna risveglia nel cuore dell'uomo, quella corda che vibra al suo avvicinarsi. Chiamo femminile il perdono delle offese, il gesto di rimettere la spada nel fodero quando l'avversario è a terra, l'emozione che si prova a piegarsi. Chiamo femminile l'orecchio teso verso l'oltre delle parole, l'attenzione che va incontro al senso, lo tocca e lo addolcisce. Chiamo femminile l'istinto che al di là delle opinioni e delle fazioni fiuta il sogno comune.

Più la Chiesa mette in guardia contro le donne, più si priva dell'energia conciliante che esse diffondono e  più si allontana dalla sorgente di vita. La guerra spietata che combatte da secoli forse è senza uscita. La forza dell'amore non si può distruggere. Continuerà ad esistere sotto la riprovazione e il rifiuto come resiste sotto lo stupro, la brutalità, la scurrilità e i sogghigni. Sotto  tutte le umiliazioni che saranno costrette a subire, le donne continueranno, per la natura stessa del loro essere, a richiamare l'uomo all'amore. Come è possibile distogliere gli occhi dal sole, bendarsi gli occhi per non  vederlo, ma non spegnerlo, cosi si può coprire l'amore di obbrobrio ma non ridurne la forza. Soltanto il rituale di attesa e di avvicinamento, il meraviglioso cerimoniale di cui le culture a giusto titolo si adornano e si onorano, vengono annientati. Il mondo, la società ne  sono oscurati e l'uomo ridotto allo stato di bruto. Non  basta la distruzione che già è in atto?  L'amore però rimane intatto sotto le rovine.


Eloisa

La morra e la carta

L'uomo racconta poco. Questo spinge gli altri a completare, ingrandendo i dettagli. Una giornalista si era incaponita nell'idea di seguirlo, di spiarlo. Aveva pagato una guida alpina per farsi condurre sulle sue tracce. L'uomo se li scrollava dai passi facilmente. Dove loro erano costretti a legarsi in cordata, lui saliva in libera, veloce. Allora la giornalista si era dichiarata, avvicinandolo al villaggio dove si riforniva. Gli aveva offerto un compenso. Erano i mesi estivi. L'uomo era stato a sentirla, poi le aveva risposto: "Ci penserò".

Era disabituato a stare davanti a una donna, gli veniva fastidio al naso per l'odore profumato con cui le donne marcano l'aria. Gli si erano mossi umori nella pancia.

Un uomo che non frequenta donne dimentica che hanno di superiore la volontà. Un uomo non arriva a volere quanto una donna, si distrae, s'interrompe, una donna no. Davanti a lei si trovava incalzato. Se era un guardacaccia se la sbrigava. Ma una donna è quel filo di ragno steso in un passaggio, che si attacca ai panni e si fa portare. Gli aveva messo addosso i suoi pensieri e non se li scrollava.

Un uomo che non frequenta donne è un uomo senza. Non è un uomo e basta, nient'altro da aggiungere. E' un uomo senza. Può dimenticarselo, ma quando si ritrova davanti, lo sa di nuovo. "Ci penserò". Era vero, pensava alla donna, alla sua volontà di cavargli una storia, a lui che all'osteria stava a sentire quelle degli altri e alla domanda "E tu?" rispondeva alzando il bicchiere alla salute dei presenti, per inghiottire la risposta. Se insistevano, tirava di tasca la sua armonica a bocca e ci soffiava dentro la musica. Non poteva aggiungere la sua storia alle loro. Di ogni cosa narrata dagli altri, lui aveva fatto peggio. Rischi, disavventure, spietatezze, dai racconti degli altri sapeva di essere il peggiore. Alla donna non poteva rispondere col fiato nell'armonica. Ci pensava.

A sessantanni il suo corpo era accordato bene, compatto come un pugno. E la donna com'era? Come la mano aperta al gioco della morra cinese, la mano che vince perché si fa carta intorno al sasso e lo avvolge. La donna era la carta in cui finiva chiusa la sua storia. E la terza figura della morra, la forbice? Quella era il camoscio, con le sue corna avrebbe vinto la carta, chissà come.

Ci pensava e rimandava. In quell'autunno si accorse della stanchezza in petto e nelle gambe. Si decise a dirle che era pronto. Si accordarono in paese, lei sarebbe salita alla sua stanza a quota 1900 dove il bosco si dirada prima di smettere. Lì tra le sue cose mute avrebbe provato a rispondere. La donna controllò col freno in faccia la soddisfazione per la breccia aperta e gli strinse la mano, per accordo. Non era carta il contatto con le dita e il palmo. Era la spudorata intimità mascherata da mossa di saluto. Toccare la mano di una donna, per un uomo senza, è un salto nel sangue. Non ci si dovrebbe toccare, donna e uomo, facendo finta che è tutt'altro. La mossa della donna, era stata lei a cercargli la mano, scavalcò il confine dei corpi, già scambio di amanti per lui.

Si guardò la mano e la mise in tasca insieme all'altra. Si erano accordati, lei sarebbe venuta senza registratore. Sulla via di ritorno strofinò la mano sopra un larice, non per cancellare, invece per conservare sotto resina il contatto. Era per il giorno seguente, al ritorno dal suo giro tra i monti. Era l'ultimo passo dell'autunno, poi sarebbe venuta la neve e il suo magnifico silenzio. Non ce n'è un altro che valga il nome di silenzio, oltre quello della neve sul tetto e sulla terra.


Erri De Luca, Il peso della farfalla, 34-37

Rallegriamoci!!

Una chiesa della precarietà, bel segno dei nostri tempi

di Enzo Bianchi

Oggi, e non solo in campo economico e occupazionale, si parla sempre più spesso di «precarietà», termine che etimologicamente contiene il significato di ciò che è ottenuto con la preghiera (prex), dunque frutto della grazia, ma indica ormai e soprattutto ciò che è provvisorio, non garantito per sempre. Tutto ciò che l'uomo ha, in realtà è precario. La stessa condizione umana è precaria, perché mutevole, instabile, fragile: ogni essere umano è sempre destinato a nascere, crescere e poi decadere fino a morire. Dovrebbe sempre meravigliarci il fatto che Dio creò cose precarie, ma, avendole create, «vide che erano buone e belle» (cf. Gen 1,4.10.12.18.21.25). Poche cose sono precarie come un fiore ma chi, siccome il fiore è precario, non sa vederne la bellezza? Noi cristiani purtroppo abbiamo rimosso la precarietà, soprattutto quando pensiamo alla chiesa e alle realtà spirituali da noi intraprese. Ci sentiamo garantiti dalla parola di Gesù: «Non praevalebunt» (Mt 16,18), interpretandola in modo illegittimo. Gesù infatti non toglieva la precarietà alla comunità cristiana, ma assicurava solo che l'inferno non avrebbe avuto l'ultima parola sulla chiesa di Dio. Ma noi sappiamo dalla storia che le comunità cristiane, anche quelle che sembravano grandi, salde, forti, influenti e potenti, a un certo punto si sono mostrate talmente precarie da essere cancellate. Sì, per molti secoli almeno qui in Europa la chiesa, la chiesa cattolica innanzitutto, è sembrata potente e piena di garanzie, ma oggi ecco i cristiani ridotti a minoranza in un mondo indifferente; e in questa chiesa le comunità cristiane, comprese quelle religiose, finiscono sempre più per riconoscersi fragili, deboli, precarie

La reale "formazione" alla vita di coppia

La famiglia normale per le serie tv non esiste

Era il 1968 quando in televisione trionfava La famiglia Benvenuti, serie di telefilm che raccontava le vicende quotidiane di mamma Marina, papà Alberto, dei loro figli Ghigo e Andrea e della tata Amabile. Nessun effetto speciale, niente guest star: solo le cose di tutti i giorni (dal lavoro del padre ai compiti scolastici dei figli, dal trasloco nella casa nuova alle discussioni coniugali) in cui gli spettatori potevano facilmente riconoscersi tributando, non a caso, uno straordinario successo al telefilm. Oggi, a quarant'anni di distanza, quella famiglia in tv non esiste più. Non nel senso dei Benvenuti ma in quello della famiglia tradizionale. Nei palinsesti televisivi non c'è n'è quasi più traccia. A farla da padrone sono quelle che vengono contrabbandate come famiglie 'moderne', protagoniste di serie tv (il più delle volte importate d'oltreoceano) praticamente impeccabili dal punto di vista della scrittura e della regia e, dunque, di grande appeal sul pubblico. (...)

Una tendenza che infila coppie scoppiate e famiglie scombinate un po' dappertutto, dalle corsie dell'ospedale di Grey's Anatomy (dove i medici sono più presi dalla loro vita privata che da quella dei pazienti) alla casa dei Martini di Un medico in famiglia o a quella de I Cesaroni, tanto per tornare a casa nostra.

Quello che, insomma, una volta era appannaggio esclusivo di prodotti come Dallas o Beautiful, talmente eccessivi e lontani dalla vita di tutti i giorni da essere considerati 'fumettoni', oggi è purtroppo ritenuto un ingrediente fondamentale per una serie televisiva che voglia avere successo. Con buona pace della realtà che dovrebbe accontentarsi di fare capolino dai reality show.


Tiziana Lupi

Domande


Domanda 1: chi l'aveva scelto solo qualche settimana fa?

Domanda 2: che ne sarà del nuovo, importantissimo ministero, per la costituzione del quale - secondo lo stesso Brancher - ci sarebbero voluti almeno sei mesi di intenso lavoro?


don Chisciotte


 

73 libri di autobiografia

Dio è autore della Bibbia e suo protagonista. In letteratura questa coincidenza si chiama autobiografia. Quel testo ne è la forma insuperata.


Erri De Luca, Una nuvola come tappeto, 10

Nella società e nella Chiesa

La realtà si allontana

di Lietta Tornabuoni

Non è piacevole dire certe cose (e del resto sono in tanti a non averne bisogno, ci arrivano da soli), ma sarà meglio fare attenzione a chi dice cosa e perché, prima di prendere per buona una notizia o una riflessione. Si capisce che credere ciecamente agli informatori è un'ingenuità, che nessuno è abituato a farlo: ma il periodo attuale è particolare, inconsueto. (...)

C'è ora un meccanismo più generale, più complesso, che ci impedisce di conoscere le verità. Alla base di questo meccanismo sta il sistema pubblicitario della ripetizione: come la pubblicità ripete i suoi slogan finché non diventano realtà e sèguita a martellare le lodi dei prodotti, così un'informazione o un giudizio vengono ripetuti in sede soprattutto televisiva sino a essere creduti, a diventare un luogo comune, una collettiva idea ricevuta. (...)

Il secondo sistema è l'esistenza di una rete compatta di ripetitori: non che non esista chi dice il contrario, ma viene considerato un poveraccio con problemi psichici o un eccentrico oppure uno dell'opposizione importabile, peggiore del demente e dello stravagante messi insieme.

Il terzo sistema è il disprezzo della realtà, il trionfo della frase fatta che accarezzano la pigrizia o la distrazione della gente verso tutto ciò che non la riguardi direttamente, personalmente.

Il quarto sistema consiste nel non fornire mai prove, testimonianze o spiegazioni di quanto si dice, ma nel limitarsi alla affermazione apodittica, come nel passato remoto faceva Mussolini: «Vinceremo!».

Grazie a questi sistemi, sempre più ci allontaniamo dalle realtà di carattere generale, politico, nazionale; sempre più abbiamo l'impressione di essere inadeguati e non capire; sempre più pensiamo ad altro. Così lo scopo è stato raggiunto.

31 mesi di primavera



Un altro segno della primavera, di ciò che io chiamo così, è che, quando arriva, non ci raccapezziamo più. Diventiamo persone, come si dice, superate: spiazzate. Provi a pensare a un invitato che, senza avvertirla, prima che lei abbia avuto il tempo di provvedere per lui, si metta sulla sedia da lei preferita. Tutti hanno a casa una sedia preferita. Sul momento prova un leggero disappunto. Ma poi, molto presto, arriva la frescura. Non è cambiato quasi nulla e quel quasi nulla muta ogni cosa. Lei prende una sedia diversa dalla solita, ha dinanzi a sé un altro paesaggio, si trova sempre bene in casa sua, sì, ma vi sta nel più bello dei modi: di passaggio. Ci abituiamo troppo in fretta a ciò che abbiamo. Grazie a Dio, la primavera arriva talvolta a riportare un po' di disordine in tutto questo, scopriamo di non aver mai avuto nulla di proprio e questa scoperta è la cosa più gioiosa che io conosca.


Christian Bobin, L'equilibrista, 35


Luce dentro la creta

Davanti al volto di luce di Gesù, Pietro esclama: «E' bello che noi siamo qui». Stare qui, davanti a questo volto che è l'unico luogo dove possiamo vivere e sostare. Qui siamo di casa, altrove siamo sempre fuori posto; altrove non è bello, e possiamo solo camminare, non stare. Qui è la nostra identità, abitare anche noi una luce, una luce che è dentro la creta, dentro il guscio d'argilla ma, che è il nostro futuro, e che fa nascere gioia.


Ermes Ronchi, Tu sei bellezza, 57

La dignità della vita... eritrea

Salviamo quelle vite

di Jean-Léonard Touadi

«Silenzio di Morte» era questo il titolo dell'editoriale de l'Unità che, unico quotidiano italiano, ha squarciato ieri il velo di cinica indifferenza che circonda il dramma che stanno vivendo i profughi eritrei in Libia. Ma la notizia avrebbe meritato la prima pagina di tutti gli altri giornali. Una notizia come quella del dramma dei profughi eritrei avrebbe meritato la prima pagina di tutti gli altri giornali perché si tratta di un'emergenza nel contempo umanitaria, politica e costituzionale. L'emergenza umanitaria immediata riguarda la sorte di trecento profughi eritrei in pericolo di morte con l'avallo del nostro governo firmatario di un “trattato d'amicizia” con un regime orgogliosamente ed ostinatamente basato sulla violazione sistematica dei diritti umani, come ampiamente documentato in questi anni da numerosi report indipendenti. Da fonti attendibili in Libia gli immigrati eritrei - molti dei quali espulsi dall'Italia

Amare senza oro

Se è vero che non può nascere una liturgia d'oro da una Chiesa di latta, a preoccuparci non deve essere tanto il disappunto dell'oro che manca nelle liturgie, quanto il dover constatare che la sposa (di Cristo) non ama.


mons. Tonino Bello, Diari e scritti pastorali, 181

Paradossi amorosi

Questo è il paradosso dell'amore fra un uomo e una donna:

due infiniti si incontrano con due limiti;

due bisogni infiniti di essere amati

si incontrano con due fragili e limitate capacità di amare.

E solo nell'orizzonte di un amore più grande

non si consumano nella pretesa e non si rassegnano,

ma camminano insieme verso una pienezza della quale l'altro è segno.


Rainer Maria Rilke

Senso di fede di tutto il popolo di Dio

Il popolo di Dio con retto giudizio penetra più a fondo nella fede (LG 12)

[Populus Dei ... recto iudicio in eam profundius penetrat]


Nei momenti di maggiore difficoltà della vita della Chiesa, quando emergono in modo particolarmente evidente le sue fragilità e i suoi peccati, si è chiamati a rinnovare la propria fiducia nello Spirito del Signore, che la rende continuamente capace di consentire un'autentica e piena esperienza cristiana a chi è aperto all'azione della grazia: in virtù dell'azione divina, infatti, la Chiesa non perderà mai la sua fede nel Signore, né cesserà di maturarne una comprensione sempre più profonda. Si potrebbe ritenere, tuttavia, che il compito di custodire e di approfondire questa fede nelle comunità cristiane appartenga al solo magistero, cioè all'insegnamento autorevole dei vescovi e in particolare del Papa. In realtà, secondo LG 12 questo compito è di tutti i membri della Chiesa: essi possiedono il senso di fede (sensus fidei), suscitato dallo Spirito Santo, grazie al quale - pur nell'ossequio al magistero, che resta riferimento autorevole - possono accogliere il dono della parola di Dio, penetrare più profondamente nella fede e applicarla più pienamente alla vita.

Dunque davanti alle difficoltà della vita ecclesiale occorre ravvivare la propria fiducia non solamente nei ministri ordinati, come se la custodia e la comprensione della fede dipendesse esclusivamente da loro, ma piuttosto in tutti i membri del popolo di Dio, o meglio in ciò che lo Spirito Santo opera in ciascuno di essi. Anzi, occorrerebbe chiedersi come valorizzare meglio il senso di fede di ciascun battezzato, le cui acquisizioni molto spesso restano relegate all'ambito individuale. Sarebbe quanto mai necessario favorire una migliore condivisione di quanto i credenti comprendono e vivono nell'ambito della fede in modo da arricchire tutta la Chiesa.


don Massimo Nardello

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