Metodo parabolico

"Chi racconta una parabola non intende solamente comunicare un'informazione agli ascoltatori; egli cerca il loro consenso, vuole che facciano una scelta. Deve rispondere alle loro difficoltà e raggiungerà lo scopo solo quando li avrà condotti a comprendere in modo nuovo la situazione. La situazione originale non costituisce dunque una circostanza estrinseca, senza importanza per la comprensione della parabola; questa è un elemento di tale situazione e assume senso solo nel rapporto che l'unisce alla situazione.

In questa linea, mi sembra poter riconoscere che molte delle parabole di Gesù suppongono una situazione in cui egli deve trattare con interlocutori che hanno un modo di vedere diverso dal suo. Anziché intavolare una discussione, che naturalmente finirebbe per aggravare l'opposizione, Gesù racconta una storia. Il dibattito è trasferito su un altro terreno, in cui sarà più facile per lui condurre l'ascoltatore a porsi in un'ottica che, in seguito, gli permetterà di vedere la situazione reale come Gesù la vede. La parabola diviene così lo strumento per condurre il dialogo ed evitare gli insabbiamenti della controversia".

Jacques Dupont, Il metodo parabolico di Gesù, 34-38



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Dipendenze

Porno dipendenti

Cinquantamila torinesi trascorrono due ore al giorno a scaricare film hard

In America la chiamano «XXX Generation». In Italia, pornodipendenti. C'è chi dice che dietro questo nome si nasconda una nuova patologia, fatta di ore trascorse davanti a uno schermo, gli occhi che si muovono compulsivi da un sito all'altro. Alla ricerca di sesso? No, di immagini.

La vittoria dell'etere sulla carne è fatta anche di numeri. E soldi. Cesare Guerreschi, un medico che lavora sui maniaci da sesso virtuale da quasi vent'anni, stima che il sei per cento della popolazione adulta soffra di pornodipendenza. (...) Per non parlare degli altri, quelli che alimentano il mercato della pornografia che, solo in città, si stima macini oltre venti milioni di euro l'anno. Ed è una stima al netto ribasso. (...) le dimensioni reali del fenomeno ci sfuggono.

La medicina ufficiale ancora non la riconosce, ma non esita a definirla una patologia, lui che a lungo è rimasto invischiato nel mondo dell'hard-core illimitato. Racconta che è «come il gioco d'azzardo, l'eroina. Nulla di diverso, gli effetti sono devastanti allo stesso modo. Forse peggio, in certo senso, perché è un'ossessione che non ti molla nemmeno un minuto in tutta la giornata». Significa «autodistruggersi. Tutta la tua attenzione, la concentrazione, finisce lì. Niente amici, niente rapporti, il lavoro spesso diventa un ulteriore opportunità per farsi del male. Vivi in una costante eccitazione, come fossi perennemente drogato».

Ed ecco che il confine tra vita reale e virtuale diventa sfumato: un momento stai controllando le «blue chips» chiedendoti cosa succederà il giorno dopo in Borsa, un attimo dopo sullo schermo compaiono le ultime prodezze di una pornostar. Con la sua associazione Vincenzo Punzi, negli ultimi anni, ha raccolto l'inferno sotto forma di storie, parole di disperati, gente che si accorge di perdere contatto con la realtà. Gente normale. (...)

Compulsivi. Ossessionati. Incapaci di riprendere il controllo di sé e del mondo circostante. Chi ha scambiato l'amore con un'immagine sa che non è la stessa cosa. E lo ammette: non c'è piacere. (...)

Chi ne è uscito si scaglia contro la pornografia. Dice che andrebbe vietata. (...)

http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200806articoli/7196girata.asp



La confessione di Ramona

"Sta sempre su quei siti. Sono una vedova bianca"

Il mio problema ha un nome. Si chiama Paolo. Io ho 39 anni, lui 38. Stiamo insieme da cinque anni e da due conviviamo». Il problema di Ramona L. è cominciato tre mesi fa. «Lavoro nel settore informatico. Ho diversi computer, sia in ufficio che a casa, e da quando conviviamo ho scoperto la sua passione: scaricare film pornografici da Internet. Ore e ore». Ramona sa incunearsi tra le pieghe della rete. Sa ricostruire i movimenti di un pc, rileggere i passaggi a ritroso. E ha visto tutto: «Centinaia di siti web zeppi di video».

L'ha affrontato a muso duro. Ne ha ricavato silenzio e rancore. «Mi ha fatta sentire in colpa. Mi ha detto che lo fanno tutti, il suo è solo divertimento e io sono una bigotta, gelosa e impicciona». Ramona ha smesso di chiedere. Ma non di controllare: «Continua. Ogni giorno. Io faccio finta di nulla. Ho iniziato a farlo anch'io, di nascosto, ma non mi faceva alcun effetto. Tutto quello che ho ottenuto è far crollare la sicurezza in me stessa, la mia autostima. Perché ho paura di non piacergli più».

È come se uno schermo e una tastiera si fossero messi di traverso nelle storie d'amore. Mariti contro mogli, conviventi: vite che non s'incontrano più. Esistenze avvelenate. «Non so più cosa provi per mio marito. Quando la notte, a letto, mi si avvicina, sento i brividi. La pelle mi si accappona. Faccio finta di dormire. Sono diventata una vedova bianca».

Ognuna porta con sé un istante. Un fotogramma. Quando questa brutta storia è cominciata, quando la fiducia si è incrinata. O per la prima volta il dubbio si è insinuato e poi, un giorno, è arrivata la certezza. «Ero incinta - racconta Giorgia -. Lui diceva di non voler farmi male. Io, oggi, credo che avesse già incominciato a navigare. Poi è cambiato. Silenzi, sguardi annoiati, modi bruschi. Passava sempre più tempo davanti al pc. Visitava le chat. Poi è cominciata la storia degli sms».

Dice Giorgia che quando si finisce invischiati nei sospetti non c'è più speranza. «Sapevo che scambiava messaggi con alcune donne incontrate su quei siti. Ero quasi sicura che non si incontrassero, ma volevo esserne certa. L'ho pedinato, ho afferrato il suo telefono con il terrore di essere scoperta. Era pieno di messaggi. Ho trascritto quei numeri, ho provato a richiamarli. Ero impazzita. E ho scoperto che queste signore di mio marito non sapevano nulla. Nemmeno il nome. Avevano costruito con lui un mondo fatto di finzione. È stato il colpo finale. Per me e per il nostro rapporto».

Non c'è rabbia, in questi volti. Non c'è rancore. Solo paura di sentirsi «brutte». «Incapace di competere con le immagini patinate. Spaesata. Perché m'accorgi che il tuo compagno non ha piacere di toccarti, s'imbarazza se lo tocchi tu e, cerca sempre di nascondere qualcosa. Mi fa sentire sempre più insicura. E io ho paura».

http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200806articoli/7197girata.asp

Stile evangelico

"Quando un essere umano, sia pure colpevole, viene sepolto sotto una gragnuola di parole-sassi, là sotto non c'è solo un individuo. Pure il Vangelo, pure la verità, stanno sotto il mucchio. Allorché una persona viene umiliata, vilipesa, additata al disprezzo, è la "causa" a risultare compromessa, è il bene che viene sconfitto, è lo stile cristiano a uscirne ammaccato. Un semplice graffio - anche solo verbale - su una persona, e la carità ha le ossa rotte.

Una verità e una morale, difese con le pietre - sia pure in versione aggiornata - oppure schizzando veleni sugli avversari, appaiono "irriconoscibili", sfigurate. Non hanno più nulla a che vedere con la verità e la morale proclamate dal vangelo di Gesù Cristo".


Alessandro Pronzato, Le donne che hanno incontrato Gesù, 54

Siti cattolici

Ogni mese nascono più di cento nuove postazioni

I temi: approfondimenti religiosi, ma anche musica e giochi

La fede ai tempi di Internet

L' Italia ha il record mondiale dei siti cattolici


(...) Si può parlare di un lento e inesorabile dispiegamento dei siti di ispirazione cattolica nella Rete. Negli ultimi dieci anni sono diventati 12 mila e 500. Ogni mese si contano 100-120 nuovi arrivi. Qui non stiamo trattando quella ventina di indirizzi che fanno capo a gruppi di cristiani omosessuali o a preti sposati, parliamo di ortodossia cattolica. Su queste cifre, l' Italia non ha competitori all' altezza, solo gli Stati Uniti seguono, alla lontana. Proprio negli Usa è nato Godtube.com, definito da Newsweek «la risposta cristiana a Youtube»: contiene video su funzioni religiose, video personali che esprimono idee di religione, chat o forum in cui dibattere temi sociali o di fede. Da noi hanno un sito molte parrocchie (2902), associazioni e i movimenti ecclesiali (2408), ordini, istituti religiosi e le missioni (1504), istituzioni della Chiesa (724), luoghi cattolici, e poi santi, beati e testimoni, radio e tv cattoliche, come Radiovaticana.it, da cui si può fare Godcasting, evoluzione spirituale del podcasting, si possono cioè scaricare omelie, preghiere, mp3 di musica sacra. (...)All' inizio di maggio c' è stata la premiazione del secondo Concorso per i migliori siti cattolici, organizzato dall' Associazione Web Cattolici (Weca). Per le diocesi ha vinto Vicenza («naturale freschezza, navigabilità, capacità empatica di compenetrare animatori giovanili, operatori pastorali, semplici navigatori»). Per le categoria «associazioni», premio a Qumran2.net, sito che ha milioni di contatti mensili: commenti al Vangelo e alla Bibbia (doppio clic su «Parole nuove»), case per ritiri, campi, incontri di gruppo, esercizi spirituali, terreni per campeggio («Il grande libro delle case»), aiuti per chi vuole pregare e meditare («Ritiro on line»), riflessioni sui brani evangelici proposte da don Prospero («Il pane quotidiano»), 610 giochi educativi («Lo scrigno dei giochi»). Animatori, fin dal 1998, don Giovanni Benvenuto, presbitero genovese e Andrea Ros, scrittore per ragazzi e regista. Attenzione a digitare correttamente: se l' iniziale diventa C anziché Q (Cumran2.net) si ottengono capitoli come «Rito del matrimonio» e «Doni dello Spirito Santo», ma anche un link «Entertainment» che con un solo passaggio trascina a «Top gay porn series». Fra i «siti personali» ha prevalso religione20.net, curato da Luca Paolini, docente di religione di Livorno che si è dedicato soprattutto a sposare le nuove tecnologie con l' insegnamento della sua materia. Ecco dunque una serie di «mappe concettuali», molto utilizzate nella scuola di oggi. La mappa su Gesù porta dall' infanzia, alla crocifissione, alla sindone, alla Resurrezione. Un' altra sezione si chiama «webinari» (binari sul web) e permette, ad esempio, di percorrere «in pochi minuti» la vita di San Francesco o di virtualmente visitare la basilica di San Francesco. (...) Riguardo a Internet il punto di riferimento è tuttora un documento (febbraio 1992) del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali, dove si definiscono i nuovi mezzi di comunicazione sociale come «meravigliose invenzioni tecniche, doni di Dio», ma si giudica necessario un utilizzo di Internet «soltanto per fare il bene». (...)


Corriere della Sera - 2.06.2008 - pp.8-9

Droga a Milano

I dati dell'Asl: ci sono cinquantenni che provano l'ecstasy

Spaccio di eroina salito del 50% dal 2004

È Milano la capitale della droga

Un cittadino su due l'ha usata. Consumi 3 volte superiori al resto d'Italia


A 15 anni si «fuma » l'eroina. A 50 anni «c'è ancora chi prova l'ecstasy». Entrambi, comunque, mescolano la droga ai superalcolici. Questa è Milano. Dove si stima che quasi metà della popolazione (835 mila persone) abbia fatto uso, almeno una volta nella vita, di sostanze stupefacenti. E se ieri era «la città da bere», oggi è la città dove il 7 per cento della popolazione ha problemi con l'alcol. Il capoluogo lombardo è il laboratorio per un mercato, quello degli stupefacenti, alla ricerca di espansione.

In un Paese che è in cima alle classifiche europee per consumo di droga: al terzo posto per uso di cocaina, dopo Spagna e Inghilterra, al quinto per quello di cannabis. «Milano batte Monaco», conferma Ludwig Kraus, dell'Istituto per la ricerca delle terapie della città tedesca. Uno scenario, quello presentato ieri dall'Asl cittadina, che preoccupa gli esperti. Perché «il dato locale sul ricorso di stupefacenti supera quella nazionale di due, anche tre volte», spiega Riccardo Gatti direttore del dipartimento dipendenze. Ma non solo, «Milano è il laboratorio per i commercianti di droga. Qui provano nuove strategie per espandere il mercato».

Come quello dell'eroina, che con l'ecstasy, è cresciuto del 50 per cento rispetto al 2004. «Pacchetti più piccoli. Sostanze meno pure. E abbattimento dei costi. Per invogliare il consumatore». Lo spacciatore non è più legato solo alla malavita. «C'è anche quello occasionale: un amico, un collega di lavoro, un compagno di classe». La città è anche laboratorio dei consumatori: «I giovanissimi si avvicinano all'eroina fumata, perché non hanno di questa droga quell'immagine negativa che ha invece chi è più vecchio ». Il mercato cerca «nuove generazioni di eroinomani». E i 50enni «provano per la prima volta l'ecstasy». Ma dove si trova? «L'eroina a casa dello spacciatore o in discoteca. La cocaina anche per strada. La cannabis dovunque», sottolinea Sabrina Molinaro, ricercatrice del Centro Nazionale Ricerche. Al Nord torna a crescere il consumo di eroina. Al centro quello della cannabis. «Stabile soltanto la cocaina».

E poi c'è l'alcol. È sempre più alto il numero di chi si ubriaca: «Lo usano come se fosse una droga». In città, secondo l'indagine, nell'ultimomese, dal questionario, si sono ubriacate 85mila persone. «Tre su cinque maschi». In crescita anche chi mischia sostanze. I poli- assuntori si aggirano intorno al 30 per cento. Su una cosa gli esperti sono d'accordo: «Per capire il fenomeno bisogna uscire dagli stereotipi del tossicodipendente emarginato. I nuovi consumatori sono socialmente integrati». È un allarme sociale. Manca una strategia di contrasto. «Non basta un richiamo alla famiglia, la società è cambiata. Non basta una legge sull'abuso di alcol alla guida, se poi non si fanno i controlli », denuncia Riccardo Gatti che sottolinea anche «un vuoto normativo europeo. Si regola tutto quello che interessa ai Paesi membri. Ma su droga e alcol non esiste una politica comune».



http://www.corriere.it/cronache/08_giugno_21/milano_capitale_della_droga_db62d66c-3f60-11dd-aa0d-00144f02aabc.shtml


 

Case infondate


Alla luce del vangelo di oggi: Mt 7, 21-29 - La casa costruita sulla roccia




"Una volta avevo deciso di attraversare a piedi la terra dei fuochi. Mi ero coperto naso e bocca con un fazzoletto, l'avevo legato sul viso, come facevano anche i ragazzini rom quando andavano a incendiare i rifiuti. Sembravamo bande di cow­boy tra deserti di spazzatura bruciata. Camminavo tra le terre divorate dalla diossina, riempite dai camion e svuotate dal fuoco, così da non rendere mai saturi questi buchi.

Il fumo che attraversavo non era denso, era come se fosse una patina collosa che si posava sulla pelle lasciando una sen­sazione di bagnato. Non lontano dai fuochi, c'erano una serie di villette poggiate tutte su una enorme X di cemento armato. Erano case adagiate su discariche chiuse. Discariche abusive che - dopo esser state utilizzate sino all'orlo, dopo aver bruciato tutto ciò che poteva essere bruciato - si erano esaurite. Colme sino a esplodere. I clan erano riusciti a riconvertirle in terreni edificabili. Del resto ufficialmente erano luoghi di pastorizia e coltivazione. E così avevano tirato su graziosi agglomerati di villette. Il terreno però non dava affidabilità, avrebbero potuto esserci smottamenti, improvvise voragini, e così maglie di cemento armato strutturate come resistenti X di rinforzo rendevano sicure le abitazioni. Villette vendute a basso prezzo, seppure tutti sapevano che si reggevano su tonnellate di rifiuti. Impiegati, pensionati, operai, di fronte alla possibilità di avere una villa non andavano a guardare nella bocca del terreno su cui posavano i pilastri delle loro case".


Roberto Saviano, Gomorra, 327

Chiesa sistema aperto




“Tra il dato e l'inatteso, tra l'acquisito una volta per sempre e il perpetuamente inedito e nuovo, deve avvenire un'unione. È lo Spinto Santo, Spirito di Gesù, Gesù come Spirito, che realizza tutto questo [...]. Concretamente, ciò significa che le forme che noi conosciamo, per quanto vere e rispettabili siano, non sono l'ultima parola delle realtà che esse rappresentano: i dogmi sono perfettibili, la Chiesa nelle sue strutture è un sistema aperto” (Yves Congar, Credo nello Spirito Santo, 237).



Fermo restando che lo Spirito è sempre lo Spirito del Cristo, e che soffia nella Chiesa con l'unico scopo di compiere la sua opera e di conformare la Chiesa a lui, la sua presenza nella Chiesa dice però che essa è aperta alla novità data dal sempre imprevedibile incontro tra Cristo e le culture, gli spazi umani e i tempi nuovi. Che la Chiesa sia abitata dallo Spirito e viva del suo soffio significa anche questo: che essa non sa ciò che, nella fedeltà a se stessa, è capace di divenire; che essa non conosce in anticipo i molteplici modi in cui, rimanendo sempre se stessa, può prendere carne nella carne dell'umanità e della storia.

La relazione della Chiesa allo Spirito Santo, allo Spirito di Cristo, è dunque indice della sua umiltà perché dice che non soltanto la sua perenne origine, ma anche il suo presente e il suo futuro sono, per lei, in-disponibili. Proprio perché la Chiesa si riceve, essa accoglie come dono sempre inatteso, mai gestibile, mai manipolabile, anche la creatività con cui essa stessa potrà esistere nell'oggi e nel domani.



Roberto Repole, Il pensiero umile, 142

Incertezze sul cellulare

Secondo i ricercatori passiamo troppo tempo parlando al telefonino

La prima regola, condivisa da tutti: "Niente apparecchio ai bambini"

"E adesso spegnete il cellulare"

L'appello di un pool di scienziati

Parigi - Primo, siate brevi: non prolungate le conversazioni al cellulare, i possibili rischi sono proporzionati alla durata delle chiamate. Secondo, siate sintetici: usate gli sms o la email, diminuisce così l'impatto elettromagnetico. Terzo, non abbiate fretta: quando si tratta di comunicazioni professionali, amorose o comunque lunghe, prendete un momento per fermarvi a parlare da un telefono fisso. Quarto, siate prudenti: tranne che in casi urgenti, non date mai un cellulare a un bambino sotto ai 12 anni, gli organi in via di sviluppo sono quelli più sensibili alle onde elettromagnetiche.

Sono alcune delle regole contenute nel nuovo "codice di condotta" pubblicato ieri da una ventina di scienziati internazionali specializzati nella lotta ai tumori (...). "Siamo in un momento in cui la ricerca dibatte ancora sui rischi del cellulare" (...). "Proprio per questo bisogna essere prudenti". Non ci sono prove certe della tossicità dei cellulari, ma quasi tutti gli studi confermano che un'esposizione prolungata favorisce la comparsa di "glioma", ovvero tumori del tessuto del sistema nervoso centrale. I ricercatori però si dividono sull'incidenza di questo rischio: c'è chi lo considera "basso" e chi addirittura pronostica un raddoppiamento dei tumori.

(...) Un invito rivolto anche ai governi e ai ministeri della Salute, "troppo spesso conniventi con le lobby dell'industria" scrivono gli scienziati. "Oggi viviamo una situazione simile a quella di cinquant'anni fa, con l'amianto e il tabacco" conclude il documento. Meglio dunque adottare piccoli accorgimenti, sapendo che un rischio per la salute c'è. Se piccolo o grande si scoprirà in futuro.




www.repubblica.it/2007/08/sezioni/scienza_e_tecnologia/cellulari/spegnetelo/spegnetelo.html

Passato e presente

Percepito

di Massimo Gramellini

C'è il caldo caldo e c'è il caldo percepito, di solito più caldo di almeno cinque gradi. Ci sono l'inflazione ufficiale e l'inflazione percepita, di solito più alta dello stipendio percepito. E poi ci sono l'aumento del mutuo e l'aumento percepito, il declino reale e il declino percepito, la violenza percepita, la paura percepita, i furbi percepiti anche se poco perseguiti, la Nazionale che va fuori ai rigori: un pareggio percepito come una sconfitta.

Giuro che non ci percepisco più niente. Non mi fido delle statistiche rassicuranti, come degli allarmi assillanti. E non mi fido neanche della memoria che abbellisce le ombre del passato e dilata i mostri del presente. C'era davvero meno violenza trent'anni fa, quando due ladri picchiarono mio padre nell'androne di casa per portargli via una cartella di cuoio che conteneva pratiche banalissime? Faceva davvero meno caldo quando nelle sere d'estate mia nonna bivaccava sul balcone passandosi «La Stampa» davanti alla faccia a mo' di ventaglio? Ed eravamo davvero più ricchi quando riuscivamo a sopravvivere con le scarpe risuolate e senza telefonini? Di sicuro eravamo più giovani: anche i vecchi. Di sicuro il futuro era avvolto nella nebbia, come sempre, ma il futuro percepito non aveva lo stesso sapore di paura che si percepisce oggi.

Questa paura di perdere che ci rende tutti così aggressivi eppure così abulici. Potessi esprimere un desiderio, vorrei che percepissimo più coraggio e dietro ogni porta che si chiude non vedessimo soltanto il muro, ma un'altra porta che si apre. Messaggio percepito?

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=467&ID_sezione=56&sezione=

Solitudine e amore


 



"Dal punto di vista dello spirito, non c'è differenza alcuna tra sovrabbondanza e penuria: più ci addentriamo nella solitudine e più abbiamo bisogno di solitudine. Più siamo nell'amore e più manchiamo d'amore. Della solitudine non ne avremo mai abbastanza e lo stesso vale per l'amore - versante ripido della solitudine".



Christian Bobin, Il distacco dal mondo, 11

Amore e sciatterie


posso mandare un bacio in fronte a questa autrice?!


L'epoca del "fai come ti pare"

di Paola Mastrocola

Mia madre, se mi vedeva la giacca senza un bottone, non mi faceva uscire di casa. Non ti puoi presentare da nessuna parte se ti manca un bottone, mi diceva. Oggi il grande Armani passeggia per Milano e si dice inorridito da come ci vestiamo. Credo che sui bottoni la pensi come mia madre, e non so come dargli torto. Basta andare al mare una domenica. Vediamo uomini a torso nudo che trascinano i piedi dentro zoccoloni di plastica e zampettano al ristorante senza nemmeno pulirsi dalla sabbia; e donne fasciate alla bell'e meglio da tendaggi umidicci e stinti che chiamiamo esoticamente pareo. Prendiamo a pretesto il sole, il caldo, la vacanza; per giustificare tutti gli zoccoli e i pareo che ci pare, usiamo come armi affilate le parole: comodo, informale, pratico.

In realtà è che non abbiamo più voglia di impegnarci, di fare fatica, di mettere energia nemmeno a scegliere un vestito elegante con i sandali in pelle. Abbiamo barattato l'eleganza con una pseudo libertà, che invece ci abbrutisce e ci degrada. Siamo ineleganti perché abbiamo perso la precisione e l'accuratezza.

Esisteva la calligrafia ovvero la bella scrittura, per esempio, perché qualcuno si metteva lì a disegnare parola dopo parola, con precisione da miniaturista. D'altronde, un tempo facevamo mosaici e costruivamo piramidi

Italian style


Mi dispiace che l'italian style coincida con il pressapochismo,

con la fiducia nel fattore "c...",

con la superficialità dell'invocazione del "colpo gobbo",

con la mancanza di professionalità,

con l'assenza di una edificante autocritica.

C'è chi vive e vede questo sport come "dare quattro calci al pallone";

ma c'è chi, su questi quattro calci, prende un sacco di soldi

e veste una maglia con la scritta: Italia.

Di questi palloni gonfiati non ne possiamo più.

Tanto meno dei loro intoccabili dirigenti.


 









Se questo è un uomo

"Qui ci sono i Visitors: gli eroinomani (...). I Visitors li usano come cavie, cavie umane, per poter sperimentare i tagli [della cocaina con caffeina, glucosio, mannitolo, paracetamolo, lidocaina, benzocaina, anfetamina, ma anche talco e calcio per i cani]. Provare se un taglio è dannoso, che reazioni genera, sin dove possono spingersi ad allungare la polvere. Quando i "tagliatori" hanno bisogno di molte cavie, abbassano i prezzi. Da venti euro a dose, scendono anche a dieci. La voce circola e gli eroinomani vengono persino dalle Marche, dalla Lucania, per poche dosi. L'eroina è un mercato in totale collasso. Gli eroinomani, i tossici, sono in diminuzione. Disperati. Prendono i bus barcollando, scendono e risalgono sui treni, viaggiano di notte, prendono passaggi, camminano a piedi per chilometri. Ma l'eroina meno costosa del continente merita qualsiasi sforzo. I "tagliatori" dei clan raccolgono i Visitors, gli regalano una dose e poi attendono.

Solo dopo (...) capii la scena a cui avevo assistito qualche tempo prima. Non riuscivo davvero a comprendere cosa in realtà mi si muoveva davanti agli occhi. Dalle parti di Miano, poco distante da Scampia, c'erano una decina di Visitors. Erano stati chiamati a raccolta. Uno spiazzo davanti a dei capannoni. (...) C'era un tizio vestito bene, anzi direi benissimo, con un completo bianco, una camicia bluastra, scarpe sportive nuovissime. Aprì un panno di daino sul cofano dell'auto. Aveva dentro un po' di siringhe. I Visitors si avvicinarono spingendosi, sembrava una di quelle scene - identiche, medesime, sempre uguali da anni - che mostrano i telegiornali quando in Africa giunge un camion con i sacchi di farina. Un Visitors però si mise a urlare:

«No, non la prendo, se la regalate non la prendo... ci volete ammazzare...»

Bastò il sospetto di uno, che gli altri si allontanarono immediatamente. Il tizio sembrava non aver voglia di convincere nessuno e aspettava. Ogni tanto sputava per terra la polvere che i Visitors camminando alzavano e che gli si posava sui denti. Uno si fece avanti lo stesso, anzi si fece avanti una coppia. Tremavano, erano davvero al limite. In rota, come si dice solitamente. Lui aveva le vene delle braccia inutilizzabili, si tolse le scarpe, e anche le piante dei piedi erano rovinate. La ragazza prese la siringa dallo straccio e se la mise in bocca per reggerla, intanto gli aprì la camicia, lentamente, come se avesse avuto cento bottoni, e poi lanciò l'ago sotto il collo. La siringa conteneva coca. Farla scorrere nel sangue permette di vedere in breve tempo se il taglio funziona o se è sbagliato, pesante, scadente. Dopo un po' il ragazzo iniziò a barcollare, schiumò appena all'angolo della bocca e cadde. Per terra iniziò a muoversi a scatti. Poi si stese supino e chiuse gli occhi, rigido. Il tizio vestito di bianco iniziò a telefonare al cellulare:

«A me pare morto... sì, vabbè, mo' gli faccio il massaggio...»

Iniziò a pestare con lo stivaletto il petto del ragazzo. Alzava il ginocchio e poi lasciava cadere la gamba con violenza. Il massaggio cardiaco lo faceva con i calci. La ragazza al suo fianco blaterava qualcosa, lasciando le parole ancora attaccate alle labbra: «Lo fai male, lo fai male. Gli stai facendo male...»

Cercando con la forza di un grissino di allontanarlo dal corpo del suo ragazzo. Ma il tizio era disgustato, quasi impaurito da lei e dai Visitors in genere: «Non mi toccare... fai schifo... non ti azzardare a starmi vicino... non mi toccare che ti sparo!»

Continuò a tirare calci in petto al ragazzo; poi con il piede poggiato sullo sterno ritelefonò:

«Questo è schiattato. Ah, il fazzolettino... aspetta che mo' vedo...»

Prese un fazzolettino di carta dalla tasca, lo bagnò con una bottiglietta d'acqua e lo stese aperto sulle labbra del ragazzo. Se soltanto avesse avuto un flebile fiato avrebbe forato il kleenex, dimostrando di essere ancora vivo. Precauzione che aveva usato perché non voleva neanche sfiorare quel corpo. Richiamò per l'ultima volta:

«È morto. Dobbiamo fare tutto più leggero...»

Il tizio rientrò in auto dove l'autista non aveva neanche per un secondo smesso di zompettare sul sedile ballando una musica di cui non riuscivo a sentire neanche un rumore, nonostante si muovesse come se fosse stata al massimo volume. In pochi minuti tutti si allontanarono dal corpo, passeggiando per questo frammento di polvere. Rimase il ragazzo steso a terra. E la fidanzata, piagnucolante. Anche il suo lamento rimaneva attaccato alle labbra, come se l'eroina permettesse una cantilena rauca come unica forma di espressione vocale".


Roberto Saviano, Gomorra, 81-84

Caparezza - Vengo dalla luna



Condivido l'impressione... forse anch'io vengo dalla luna... o da più in Alto ancora!!


Testo: "Io vengo dalla Luna che il cielo vi attraversa, e trovo inopportuna la paura per una cultura diversa. Chi su di me riversa la sua follia perversa arriva al punto che quando mi vede sterza. Vuole mettermi sotto sto signorotto che si fa vanto del santo attaccato sul cruscotto, non ha capito che sono disposto a stare sotto, solamente quando fotto. "Torna al tuo paese, sei diverso!" - Impossibile, vengo dall'universo, la rotta ho perso, che vuoi che ti dica, tu sei nato qui perchè qui ti ha partorito una fica. In che saresti migliore? Fammi il favore, compare, qui non c'è affare che tu possa meritare. Sei confinato, ma nel tuo stato mentale, io sono lunatico e pratico dove cazzo mi pare. Io non sono nero, io non sono bianco, io non sono attivo, io non sono stanco, io non provengo da nazione alcuna, io si, io vengo dalla luna. Io non sono sano, io non sono pazzo, io non sono vero, io non sono falso, io non ti porto jella ne fortuna, io si, ti porto sulla luna, io vengo dalla luna... Ce l'hai con me perchè ti fotto il lavoro, perchè ti fotto la macchina o ti fotto la tipa sotto la luna? Cosa vuoi che sia, poi, non è colpa mia se la tua donna di cognome fa Pompilio come Numa. Dici che sono brutto, che puzzo come un ratto ma sei un coatto e soprattutto non sei Paul Newman. Non mi prende che di striscio la tua fiction, io piscio sul tuo show che fila liscio come il Truman. Ho nostalgia della mia luna leggera, ricordo una sera le stelle di una bandiera, ma era una speranza era, una frontiera era, la primavera di una nuova era era. "Stupido, ti riempiamo di ninnoli da subito in cambio del tuo stato libero di suddito" No, è una proposta inopportuna, tieniti la terra, uomo, io voglio la luna! Io non sono nero, io non sono bianco, io non sono attivo, io non sono stanco, io non provengo da nazione alcuna, io si, io vengo dalla luna. Io non sono sano, io non sono pazzo, io non sono vero, io non sono falso, io non ti porto jella ne fortuna, io si, ti porto sulla luna, io vengo dalla luna... Non è stato facile per me trovarmi qui, ospite inatteso, peso indesiderato, arreso, complici i satelliti che riflettono un benessere artificiale, luna sotto la quale parlare d'amore. Scaldati in casa davanti al tuo televisore, la verità nella tua mentalità è che la fiction sia meglio della vita reale, che invece è imprevedibile e non il frutto di qualcosa già scritto, su un libro che hai già letto tutto ma io, io, io no. Io, io, io... Io vengo dalla luna".

san Luigi Gonzaga

Lettera alla madre - di Luigi Gonzaga, a pochi giorni dalla morte,

avvenuta all'età di 23 anni, il 21 giugno 1591


"Quando mi hanno portato la tua lettera, mi trovano ancora in questa regione di morti. Ma facciamoci animo e puntiamo le nostre aspirazioni verso il cielo, dove loderemo Dio eterno nella terra dei viventi. Per parte mia avrei desiderato di trovarmici da tempo e, sinceramente, speravo di partire per esso già prima d'ora. La carità consiste, come dice san Paolo, nel «rallegrarsi con quelli che sono nella gioia e nel piangere con quelli che sono nel pianto». Perciò, madre illustrissima, devi gioire grandemente perché, per merito tuo, Dio mi indica la vera felicità e mi libera dal timore di perderlo. Ti confiderò, o illustrissima signora, che meditando la bontà divina, mare senza fondo e senza confini, la mia mente si smarrisce. Non riesco a capacitarmi come il Signore guardi alla mia piccola e breve fatica e mi premi con il riposo eterno e dal cielo mi inviti a quella felicità che io fino ad ora ho cercato con negligenza e offra a me, che assai poche lacrime ho sparso per esso, quel tesoro che é il coronamento di grandi fatiche e pianto.

O illustrissima signora, guàrdati dall'offendere l'infinita bontà divina, piangendo come morto chi vive al cospetto di Dio e che con la sua intercessione può venire incontro alle tue necessità molto più che in questa vita. La separazione non sarà lunga. Ci rivedremo in cielo e insieme uniti all'autore della nostra salvezza godremo gioie immortali, lodandolo con tutta la capacità dell'anima e cantando senza fine le sue grazie. Egli ci toglie quello che prima ci aveva dato solo per riporlo in un luogo più sicuro e inviolabile e per ornarci di quei beni che noi stessi sceglieremmo.

Ho detto queste cose solo per obbedire al mio ardente desiderio che tu, o illustrissima signora, e tutta la famiglia, consideriate la mia partenza come un evento gioioso. E tu continua ad assistermi con la tua materna benedizione, mentre sono in mare verso il porto di tutte le mie speranze. Ho preferito scriverti perché niente mi é rimasto con cui manifestarti in modo più chiaro l'amore ed il rispetto che, come figlio, devo alla mia madre".

Fin qui

"Mantieni le distanze senza cedere. Solo l'èros le può far cadere - per farle rinascere immediatamente. Mantieni le distanze. Non per freddezza. Mantienile per passione. E questo sapendo - quale paradosso! - che l'amato(a) non è che un'altra parte di te stesso. La parte che non si lascia né dominare né annettere, che ti terrà testa sino alla fine. L'enigma che è l'Altro indietreggia come l'orizzonte ad ogni passo che fai verso di lui. L'Altro è la frontiera che la Vita ha innalzato davanti a te, affinché tu non sia pervertito dalla tua onnipotenza. Ciò che Dio, nel libro di Giobbe, ha detto all'oceano mostrandogli le spiagge e le scogliere: «Fino a qui arriveranno i tuoi flutti, non più in là!», lo dice allo Sposo mostrandogli la Sposa, alla Sposa mostrandole lo Sposo. Mettendo la donna davanti all'uomo e l'uomo davanti alla donna, assegna a entrambi i loro limiti. Tu arriverai fin qui e non più in là. Qui inizia il regno dell'alterità nel quale non si entra. Le tue onde sbatteranno contro le scogliere e si rotoleranno sulle spiagge e voi vivrete di questo gioco furioso e tenero, di questo mormorio, di questo fragore, di questo muggito senza mai fine. Ma non sognarti di revocare la dualità. La fusione dei Due in Uno è opera divina. Solamente l'èros può farcela furtivamente assaporare. E la morte".

Christiane Singer, Elogio del matrimonio, del vincolo e altre follie, 62-63

Nuovo numero della rivista teologica


E' uscito il nuovo numero della rivista teologica del Seminario di Milano:

Dossier dedicato al sacramento della Penitenza.

Ecco l'indice dei contributi:

La riconciliazione dei penitenti

Marco Busca: Un processo di riforma penitenziale ancora aperto

Pierpaolo Caspani - Norberto Valli: Eucaristia e remissione dei peccati

Aristide Fumagalli: Il peccato come disamore

Enrico Parolari: Confessione, racconto e forme di ascolto pastorale

Giuseppe Como: La "confessione frequente di devozione" e il suo vissuto spirituale

Marco Paleari: Il "dramma" della riconciliazione

 

Intelligenza taciturna


"La nostra ignoranza di quello che la vita è nelle sue profondità

non ci impedisce di viverla

e di averne così un'intelligenza perfetta benché taciturna".

 


C. Bobin, Il distacco dal mondo, 55

Al peggio non c'è mai fine

Pazza idea

di Massimo Gramellini


John De Mol, l'inventore del Grande Fratello, ha esaurito le cartucce. L'uomo che sta alla crescita della televisione come Attila alla ristrutturazione degli immobili ha ammesso di aver toccato il fondo della sua creatività e ora cerca disperatamente qualcuno che lo aiuti a scavare. Offrendo 50mila dollari a chiunque - analfabeta affermato o intellettuale complessato - sia in grado di fornirgli l'idea di un nuovo reality. Mi piacerebbe concorrere, ma sono cosciente della difficoltà dell'impresa. Chi conosce il Grande Fratello e il resto del parentado televisivo sorto nella sua scia sa che quel programma ha cambiato la nostra società più di venti Finanziarie. Prima dell'apparizione di De Mol persisteva un timido legame fra il merito e la celebrità, fra la fortuna e la gloria. Se non nella vita reale, almeno in tv, dove per diventare famoso dovevi sapere in quale giorno mese anno era nato Giosuè Carducci, o quanti fagioli bollivano nella pentola della Carrà. Il Grande Fratello ha invece sancito che per diventare qualcuno potevi continuare a essere nessuno, purché un nessuno capace di stare davanti alle telecamere con una certa dose di spontaneità e una, più elevata, di caricaturale grettezza. Solo così il pubblico sarebbe riuscito a riconoscersi in te senza provare invidia.


Mi spiace per De Mol, ma oltre è impossibile andare. Persino una gara di rutti fra posteggiatori abusivi travestiti da fagiani rappresenterebbe un passo indietro, verso il ritorno al merito e alla competenza. E poi temo che l'abbia già brevettata Bonolis.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41

Canta che ti passa!

Coro delle Lamentele

Da un idea degli artisti Tellervo Kalleinen e Oliver Kochta-Kalleinen

Dai ritardi degli autobus, ai vicini rumorosi, al costo dei cinema: un coro di cittadini metterà “in musica” le più comuni lagnanze quotidiane. Fino ad oggi hanno partecipato all'iniziativa 14 città fra cui Helsinki, Amburgo, San Pietroburgo, Gerusalemme, Melbourne, Budapest, Chicago. Firenze partecipa come prima città italiana all'ironico progetto che sta facendo il giro del mondo.

L'iniziativa si inserisce in un progetto internazionale, ideato a Birmingham dagli artisti Tellervo Kalleinen e Oliver Kochta-Kalleinen. Partendo dalla considerazione che gli abitanti di tutte le città del mondo amano lamentarsi sulla propria città e sulla vita in generale, gli artisti hanno tradotto questo fenomeno universale in un'iniziativa ironica, divertente e coinvolgente: nel 2005 hanno organizzato a Birmingham il primo Coro delle Lamentele composto da cittadini volonterosi di creare, con l'aiuto di un compositore, una canzone delle loro lamentele esibendosi come Coro nelle piazze e in altri luoghi pubblici della città.

In seguito al grandissimo successo dell'iniziativa gli artisti hanno creato il sito
http://www.complaintschoir.org/ per fornire alle tante città europee che si sono rivolte a loro, le “istruzioni” su come costituire un Coro delle Lamentele. Fino ad oggi hanno partecipato all'iniziativa 14 città in tutto il mondo. Di ogni coro viene realizzato un video da inserire sul sito che documenta le tappe internazionali dell'iniziativa che si sta diffondendo a macchia d'olio.

http://www.associazionestart.org/progetti/coro_lamentele/

I limiti di Pietro

"Una triplice domanda, una triplice risposta, una triplice missione (

Maturità (?)

Saranno maturi

di Massimo Gramellini

Fra i ragazzi che si apprestano a vivere la fatidica Notte Prima Degli Esami, spicca una maturanda di anni 86. Non è una ripetente, va detto. L'arzilla studentessa piemontese incarna fino al paradosso un fenomeno che attraversa sottotraccia la nostra società: lo slittamento del fuso orario esistenziale. Un bambino di 10 anni resta, più o meno, un bambino di 10 anni. Un ragazzo di 20 un ragazzo di 20. Ma lì si verifica il blocco delle lancette. A 30 anni, infatti, non sei più un uomo di 30 anni. Sei ancora il ragazzo di dieci anni prima. Vivi in casa coi tuoi, non hai un posto fisso, ti tormenti coi dilemmi esistenziali dell'adolescenza. Poi riparti, ma non recuperi più. A 40 entri nella giovinezza e le cronache dei giornali ti battezzano «giovane uomo di circa 40 anni

La grande nemica

Milano è la "capitale"

In Italia allarme sociale per la solitudine

Quasi quattro milioni di italiani si sentono spesso o sempre soli.

Lo indica un'indagine di Telefono Amico

Milano - Telefono Amico Italia ha presentato i dati e la sintesi dell'indagine demoscopica «Gli italiani, il disagio e la solitudine», realizzata nel marzo 2008 su un campione rappresentativo di 1.001 italiani (...). Sono numerose le difficoltà della vita per le quali gli italiani provano un profondo disagio emotivo: quelle materiali, come la disoccupazione e la precarietà economica (89%) e abitativa (80%). ma anche psicologiche, come la mancanza di qualcuno con cui confidarsi e la solitudine (80%). Il 70% ritiene infatti che negli ultimi anni nel nostro Paese la condizione di solitudine sia «dilagata». Un italiano su 4 ha provato in modo non raro l'esperienza della solitudine, mentre 3,9 milioni si sentono spesso o sempre soli: tra questi single, ultra54enni, persone con bassi redditi e con scarsa istruzione, residenti in grandi città. L'analisi dei dati locali indica che Milano è la capitale della solitudine, l'area metropolitana dove le persone si sentono più sole. Un allarme e un disagio per i quali gli italiani trovano una risposta - personale e sociale - nel desiderio di una «società dell'ascolto» (il favore è oltre il 70%): 3 italiani su 4 aspirano a vivere in un mondo dove qualcuno sia pronto ad ascoltare senza giudicare. Quando poi la solitudine si fa sentire, i riferimenti sono quasi solamente quelli tradizionali, la famiglia (65%) (che è comunque luogo in cui ci si può sentire soli) e gli amici (41%). Poi ecco un grande vuoto-silenzio da colmare: solo un italiano su 10 si rivolgerebbe a un terapeuta, solo il 4% a un sacerdote. L'80% vede invece con deciso favore un servizio di ascolto volontario e gratuito, associazione cui gli italiani tributano grande favore e a cui chiedono di farsi conoscere di più. (...) «Possiamo definire il particolare disagio che abbiamo rilevato la "solitudine dei non emarginati", che riguarda cioè persone che vivono questo disagio pur senza essere marginali o vivere in condizioni estreme». Tanto che per 3 italiani su 4 la solitudine è diffusa anche «tra i giovani, tra chi lavora e ha famiglia». (...)

Dettaglio

"Apro subito una parentesi umoristica. Mi è stato riferito un episodio che ha quale protagonista un parroco di una grossa parrocchia di città, formidabile, accaldato e vociante organizzatore di cerimonie che sovente scadono nello spettacolo più o meno devoto. Incontentabile e fanatico delle minuzie. Le processioni sono il suo forte, le circostanze in cui può esibirsi nelle coreografie più curate. Non trascura nessun particolare, probabilmente passa notti insonni. Quando si tratta di dare il segnale d'avvio al corteo, tiene in mano un foglietto spiegazzato e impartisce ordini manco fosse un sergente ad una parata militare. Guai a sgarrare.L'anno scorso, allorché ormai era sulla soglia della chiesa, qualcuno gli ha fatto rilevare che l'ostensorio preziosissimo e tirato a lucido era privo nientemeno che dell'ostia consacrata. Lui, passato il primo istante di sconcerto, è sbottato: «Devo proprio pensare a tutto io?» ed è tornato, dopo aver imposto l'alt, sui suoi passi a recuperare... il piccolo particolare. Parentesi chiusa. A pensarci bene, però, l'incidente può avere valore di simbolo: in certe processioni c'è di tutto, ma si corre il rischio che manchi il Protagonista principale. E non è un dettaglio trascurabile".

A. Pronzato, La Domenica festa dell'incontro, 88

Comunicazioni

Settimo rapporto Censis sul rapporto con i media:

i confini tra le forme di comunicazione sono sempre più labili, conseguenza della rete

Giovani, boom di cellulari e web

Ma a sorpresa spuntano i libriIl 77,7 % legge un quotidiano una o due volte a settimana

In Europa, spagnoli e francesi leggono meno degli italiani

Usano sempre di più internet, e il cellulare è ormai per loro un'appendice cui non riescono a rinunciare. Ma - un po' a sorpresa - non disdegnano neppure un buon libro. Fra i media i ragazzi italiani si muovono con disinvoltura, passando da un mezzo all'altro senza badare troppo alla sua natura, in una sorta di "nomadismo disincantato" in cui i confini fra le diverse forme diventano sempre più labili, conseguenza primaria dello strapotere della rete. Poca gerarchia, molta libertà di scelta (...). Il balzo in avanti nell'uso di internet da parte dei giovani italiani tra i 14 e i 29 anni, in particolare, è stato enorme: tra il 2003 e il 2007 l'utenza complessiva (uno o due contatti alla settimana) è passata dal 61% all'83% dei giovani, e l'uso abituale (almeno tre volte alla settimana) dal 39,8% al 73,8%. In generale è cresciuto l'impiego di tutti i mezzi di comunicazione. Se il cellulare è usato praticamente da tutti i giovani (il 97,2%), un po' a sorpresa il 74,1% di essi legge almeno un libro all'anno (esclusi ovviamente i testi scolastici) e il 62,1% più di tre libri. Il 77,7% dei giovani legge un quotidiano (a pagamento o free press) una o due volte alla settimana (il 59,9% nel 2003), mentre il 57,8% legge almeno tre giornali alla settimana. E la flessione che si registra nell'uso della televisione tradizionale (dal 94,9% all'87,9%) è ampiamente compensata dall'incremento conosciuto in questi anni dalla Tv satellitare (dal 25,2% al 36,9% dei giovani). Le differenze di genere contano sempre meno, ma non si sono del tutto annullate. Ad esempio, le femmine ascoltano di più la radio (il 90,3% contro l'83,1% dei maschi) e leggono di più i periodici (il 55,2% contro il 45,3%), i maschi invece leggono di più i quotidiani (l'80,4% contro il 74,6% delle ragazze) e guardano di più la Tv satellitare (il 39,9% contro il 33,6%). Più marcate invece le diversità per le diverse fasce d'età: i giovanissimi, tra i 14 e i 18 anni, sono i più voraci consumatori di media, ma con due importanti eccezioni: quotidiani e radio. Se il dato relativo all'ascolto della radio riferito a tutti i giovani è in aumento (gli utenti complessivi sono passati dall'82,8% all'86,5%), nella fascia 14-18 anni è in calo al 78,9%: la "colonna sonora" della giornata di un adolescente si compone ormai molto di più di pod-cast e download di mp3 dalla rete, telefonini e lettori usati anche come apparecchi radio, playlist scambiate attraverso i blog. (...)

Dipendenza

Due dodicenni catalani da mesi in ospedale per curare la dipendenza

Intossicati dal telefonino

Con 5 ore al giorno a scambiare sms cattivi voti a scuola e disturbi mentali

di Gian Antonio Orighi


Madrid - C'è un'altra «droga» che sta rovinando la salute dei nostri figli adolescenti: l'uso smodato del telefonino (e del Messenger). I sintomi sono proprio quelli di uno stupefacente: sindrome d'astinenza e disturbi mentali. L'allarme è scattato in Spagna perché si è saputo che due ragazzini «telefoninomani» di 12 e 13 anni sono stati ricoverati al Centro di Salute Infantile e Giovanile della città catalana di Lerida. «È la prima volta che usiamo un trattamento specifico per curare la dipendenza da cellulare - commenta preoccupata la direttrice, Maite Utges -. Uno dei due ragazzini è ricoverato da tre mesi, l'altro da sette. E la nostra terapia durerà almeno un anno». (...) La vita dei loro pargoli era cambiata, a cominciare dalla resa scolastica, diventata disastrosa. La ragione? Semplice: erano sempre incollati all'apparecchio, come minimo cinque ore al giorno. Non solo per parlare con i coetanei e per mandare gli ormai classici messaggini con o senza foto, ma anche per distrarsi con i videogame (...). I due «drogati», non paghi del telefonino, usavano pure il Messenger, la messaggeria istantanea via Internet. La cellular-mania aveva ormai raggiunto un elevato livello di intossicazione: i due studenti non riuscivano a fare più nulla senza la loro droga, neppure i compiti più semplici, benché usassero lo «stupefacente» da appena un anno e mezzo. L'unico controllo che i genitori potevano esercitare era quello sui fondi: davano ai figli una scheda prepagata, pensando che quello sarebbe stato il limite. Invece, quand'erano in sindrome di astinenza, i due ragazzini ricaricavano le loro «siringhe» di nascosto, con le mance o gli euro che riuscivano a racimolare da nonni e famigliari. Come qualsiasi tossicodipendente, dagli alcolizzati ai cocainomani, la coppia di giovincelli non riconosce ancora la propria malattia. «Per curarli occorre che ammettano la loro dipendenza, cosa che non fanno. Andiamo avanti pian piano, dopo aver tolto loro, naturalmente, la causa della loro malattia - precisa la dottoressa Utges -. Raccomando ai genitori di non dare questi marchingegni ai figli prima dei 16 anni e di controllare quanto li usano». Ma la dipendenza da telefonino avanza sempre più senza che nessuno se ne preoccupi, mentre le imprese telefoniche spendono una fortuna con le loro sempre più martellanti campagne pubblicitarie che puntano alla quota di mercato con più potenziale: gli adolescenti. (...).


 http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200806articoli/33714girata.asp


Qualità nel tempo

"Perché la personalità di un uomo riveli qualità veramente eccezionali,

bisogna avere la fortuna di poter osservare la sua azione nel corso di lunghi anni".

Jean Giono, L'uomo che piantava alberi, 11

Partita al campo dei rom

Per la partita Italia - Romania un'iniziativa speciale

Radio Popolare presenta:

Tutti in campo... al campo rom di via Triboniano

per la partita Italia

Lo scandalo Santa Rita

Una riflessione dei Medici Cattolici di Milano sui fatti di malasanità.

Occorre una rinnovata cultura della legalità e della professione medica

A.M.C.I.- Associazione Medici Cattolici Italiani

Giornata mondiale contro il lavoro minorile

Secondo le statistiche pubblicate dall'"Organizzazione Internazionale del Lavoro" (OIL), 218 milioni di bambini/ragazzi (dai 5 ai 17 anni) sono vittime del lavoro minorile. 126 milioni di essi lavorano a lungo ed in condizioni di estremo pericolo. In casi estremi detti minori sono soggetti a schiavitù ovvero separati dalle loro famiglie e/o abbandonati alla loro sorte per le strade delle grandi città. La loro salute fisica è messa in pericolo e il loro benessere sociale e intellettuale è compromesso da un'alimentazione ed una scolarizzazione inadeguata. Il lavoro minorile è strettamente collegato alla povertà. Spesso il contributo economico che questi "bambini lavoratori" recano al budget familiare è fondamentale: le famiglie deprivate - che spesso dipendono da questo contributo - danno maggior peso a questa risorsa che non all'educazione. Queste famiglie non sono in grado di pagare le tasse scolastiche e tutte le altre spese legate alla scuola. Così quando devono fare la scelta d'inviare uno dei loro bambini a scuola, sono spesso propense a privilegiare i maschi a danno delle femmine. Nel quadro degli "Obiettivi del Millennio per lo Sviluppo", le Nazioni Unite e la comunità internazionale hanno definito alcuni obiettivi che da qui al 2015 dovrebbero: 1) far acquisire a tutti i bambini un ciclo completo di educazione primaria; 2) eliminare la disparità sessuale in campo educativo. Questi obiettivi non potranno essere raggiunti senza rimuovere i fattori che sono all'origine del lavoro minorile e che impediscono alle famiglie più povere di mandare i loro figli a scuola. Dovrebbero essere messe in atto, in particolare, le seguenti misure: offrire un insegnamento primario gratuito, pubblico ed obbligatorio; superare gli ostacoli all'educazione delle bambine; dare opportunità educative ai fanciulli ed ai giovani non scolarizzati; garantire ai bambini l'accesso a scuola, oltre che ad un ambiente sicuro e di qualità; colmare la carenza mondiale d'insegnanti e assicurare un corpo docente formato e professionale; promuovere l'adozione di leggi conformi alle norme internazionali sul lavoro minorile e l'educazione; lottare contro la povertà e favorire la creazione di posti di lavoro decente per gli adulti; accrescere la sensibilizzazione dell'opinione pubblica sulla necessità di eliminare il lavoro minorile.

Le foto del ritrovamento

Una grotta, dimenticata sotto la più nota San Giorgio a Rihab, nel nord della Giordania. Sarebbe questa la più antica chiesa cristiana del mondo. La scoperta, resa nota dal Jordan Times, è di un gruppo di archeologi, che fanno risalire la costruzione a una data collocabile tra il 33 e il 70 d. C. "Crediamo si tratti della prima chiesa di tutta la cristianità", dichiara Abdul Qader al-Husan, capo del Jordan's Rihab Centre for Archaeological Studies. "Ci sono prove che abbia ospitato i primi cristiani, i 70 discepoli di Gesù, che fuggiti dalla persecuzione di Gerusalemme avrebbero riparato nella Giordania settentrionale, ai confini con la Siria", aggiunge l'archeologo. All'interno della cava sono presenti alcuni sedili di pietra, probabilmente destinati al clero, e un'area circolare che fa pensare all'abside. Un profondo tunnel, invece, conduceva ad una fonte d'acqua. Il vescovo ausiliare dell'arcidiocesi greco-melkita, Nektarious, definisce la scoperta "un'importante pietra miliare per i cristiani di tutto il mondo".

Guarda le foto su:

E-commerce

La gamma dell' e-commerce: dal busto del Papa al calice modello Santo Graal

Quando spirito e business vanno d' accordo

I gadget legati alla sfera religiosa rappresentano anche un affare milionario

di Garibaldi Andrea

Serve un tronco di ulivo a croce con Cristo (69 euro, iva esclusa)? Un calice modello estate in argento e oro (1950 euro)? Una statua di Sant' Antonio con bambino in braccio, con 2 coppie di occhi di cristallo (1350 euro)? Un' icona in legno di Giovanni Paolo II (20 euro)? Basta riempire il carrello elettronico, fare l' ordine, pagare con carta di credito ed entro due-tre settimane riceverete tutto quel ben di Dio a casa. O in parrocchia. Nella prateria dei siti cattolici c' è una sezione che si occupa meno di spirito, più di mercato. (...) un lungo campionario di «sopra culla», angioletti e immaginette per neonati, prezzi da un euro e mezzo a sei. E poi portachiavi, porta rosari, acquasantiere, icone rotonde, vetrofanie per auto. «Città Cattolica» assicura di spedire in ogni parte del globo, «Polo Nord e Polo Sud inclusi» e di coprire ogni prodotto con la garanzia «soddisfatti o rimborsati». Inoltre, informa: «Ci fregiamo del supporto di un Pantografo Computerizzato capace di realizzare qualsiasi intaglio o disegno su legno». Si possono avere in 30 giorni altari in ottone fuso e marmo, un «calice cesellato a mano in oro e argento modello Graal» a 1280 euro, una coppia di angeli in adorazione (68 oppure 89 euro, a seconda dell' altezza), una statua in vetroresina di San Francesco d' Assisi, dipinta a mano, ottima per esterni e/o interni (697 euro), un mezzo busto di Giovanni XXIII in bronzo a cera persa (3950 euro). Su questo sito si trovano anche utili avvisi da scaricare come la «Petizione al santo Padre perché venga riconosciuto a Maria Santissima il triplice titolo di Corredentrice, Mediatrice, Avvocata». Nel listino di Holyart ci sono un turibolo in stile classico (329 euro), una Madonna in nicchia in acero naturale con ante apribili (109), sette fiamme con candele (384 euro), incenso olibano di Gedda aromatizzato al patchouli (prezzo scontato 10, 73 euro), mirra in pezzettini 8 scontata a 7,13 euro) e un rosario elettronico con cuffie (26,55 euro). (...)

Corriere della Sera - 2 giugno 2008 - p.9

Chi ha il pane non vuole avere i denti


"Un gin-tonic e perdo peso"

Dall'abuso di alcolici ai maniaci degli alimenti sani:

le nuove ossessioni del cibo

di Elena Lisa

Milano - In principio erano l'anoressia e la bulimia. Oggi, sono l'ortoressia, la stressoressia e la vigoressia. Sono le nuove facce dei disturbi alimentari, ossessioni per il cibo e per il peso, di cui paradossalmente non soffre chi è malato di obesità, ma chi invece non ha poi così bisogno di dimagrire. (...) In Italia, l'Ansisa, l'associazione nazionale specialisti in scienza dell'alimentazione, spiega che c'è dell'altro e parla di alcorexia. A soffrirne sono ragazzi e ragazze che a 16 anni «per dieta» fanno merenda col gin-tonic. Giovani comuni, con famiglie borghesi, senza alcun problema apparente e con ottime relazioni sociali: studiano, vanno a ballare, praticano sport e hanno imparato da amici, o direttamente su internet, che con un paio di sbornie e altrettante vomitate, si può anche perdere peso. Per restare in forma, quando poi la voglia di mangiare è irrefrenabile, sostituiscono pranzo e cena con vino e birra che anestetizza e toglie il senso di fame: «Difficile fare stime - dicono gli psicoterapeuti dell'Ansisa a Milano - perché questi adolescenti non si rendono conto di avere un problema e non chiedono aiuto ai medici. Sono convinti che per dimagrire di tre o quattro chili, per la gita scolastica o una gara importante, non sia sbagliato ubriacarsi e non mangiare». Dubbi e paure i ragazzi, invece, le scrivono sui blog. (...) Sono i malati di ortoressia (dal greco orthos, «giusto»), in genere di estrazione sociale medio-alta, che pretendono di seguire un'alimentazione sana a tutti i costi. Comprano negli store del biologico e macrobiotico e mangiano esclusivamente prodotti freschi, nulla di già preparato. Fuggono dai banchi del supermercato terrorizzati dagli allarmi alimentari: dai polli alla diossina, alla verdura con pesticidi, dagli hamburger con carne «pazza», al pesce contaminato, fino ai prodotti geneticamente modificati (...) «La vita che queste persone conducono è impressionante». Nessun pranzo o cena fuori, nemmeno a casa di amici. Momenti liberi non esistono, tutto il tempo è dedicato a cercare negozi sempre più selezionati e a prendere informazioni sui prodotti «avvelenanti». Marco, ex patito del «mangiar sano», racconta di avere il pallino dei muscoli perciò da ortoressico si è trasformato in vigoressico: «Per questioni estetiche - continua Donini - i maniaci del fitness si rimpinzano di cibi ricchi di proteine, di sostanze come la carnitina e la creatina e trascurano carriera e relazioni». Ci sono poi donne in carriera e uomini d'affari malati di stressoressia, che hanno un rapporto inquieto con il cibo, fatto di amore e odio. Per via delle riunioni di lavoro interminabili saltano il pranzo e, per colpa dello stress, non buttano giù un boccone nemmeno a cena. Quando poi sono in vacanza, si abbuffano ingrassando esageratamente. (...)

Le ossessioni alimentari sono così subdole da essere considerate strane abitudini più che veri e propri disturbi. Basta andare su YouTube e si possono vedere, senza censure, donne giovanissime che filmano orgogliose il loro scheletro. Scrivendo «anorexicas» con tre punti esclamativi, il filmato che si apre è quello di una ragazzina che vomita mentre l'amica spiega con disinvoltura, al compagno che riprende, che si tratta di anoressia (...) «I disturbi alimentari, dimagrimento estremo e obesità precoce, sono il più grave problema sociale legato alla salute». (...) Nelle scuole i soggetti più vulnerabili sono quelli più competitivi, i più bravi della classe. Smettono di mangiare per dimostrare che sono campioni anche di autocontrollo. Quando si accorgono di essere diventati troppo magri vorrebbero correre ai ripari, ma la testa rifiuta il cibo.

Un ruolo decisivo lo gioca anche il marketing, dice Bellodi: «Pensiamo agli spot sulle monoporzioni. Il messaggio che passa è questo: sono così piccole che puoi mangiarne quanti ne vuoi senza conseguenze: un'idea sbagliata. Così com'è sbagliato far credere che se poi s'ingrassa basta prendere una pastiglia per dimagrire».

Ancora fame!

Fallimento Fao

di Marco Cochi

Divisioni su tutti i fronti: biocarburanti, modelli di sviluppo, azioni concrete per far fronte alla crisi e alle speculazioni finanziarie. Il testo finale approvato è generico e sbrigativo. «E' finito il tempo delle parole, bisogna passare ai fatti». Così, senza tanti preamboli, il Direttore generale della Fao, Jacques Diouf, aveva cominciato il suo intervento al vertice di Roma, conclusosi da poche ore. Nel prosieguo del suo discorso Diouf aveva spiegato come l'attuale crisi alimentare mondiale abbia avuto «tragiche conseguenze politiche e sociali in molti Paesi». Il numero uno della Fao aveva poi concluso in crescendo rimarcando come nel 2006 il mondo abbia speso 1.200 miliardi di dollari per gli armamenti, mentre il cibo sprecato in un singolo paese è stato pari a 100 miliardi di dollari e l'obesità nel mondo provoca un eccesso di consumi quantificabile in 20 miliardi di dollari. Continua su:

http://www.nigrizia.it/doc.asp?id=10872

Inizio Oratorio Estivo!

In bocca al lupo a bambini, ragazzi, animatori, adulti e famiglie!


Pianta antizanzara

Una pianta tropicale potrebbe risolvere il flagello delle zanzare. Si chiama Catambra e tiene lontani i fastidiosi insetti in modo del tutto naturale. A mettere alla prova le effettive capacità della pianta sarà Buccinasco, un paesone a sud di Milano con 30.000 abitanti, dove partirà un progetto che prevede la realizzazione di un'area delimitata da questa nuova specie dalle proprietà repellenti. La Catambra grazie all'elevata concentrazione di catalpolo eserciterebbe una potente azione repellente contro zanzare e insetti volanti a sei zampe, compresa la zanzara tigre.


http://www.repubblica.it/2006/12/gallerie/ambiente/catambra-zanzare/1.html

Futuro

Futuro del verbo vivere


di Massimo Gramellini


Uno degli eventi più strabilianti della nostra epoca è la scomparsa dei verbi al futuro. Dopo l'abbuffata del Duemila, quando per strada e sui giornali era tutto un «saremo» e «diventeremo», il futuro ha cominciato a rattrappirsi. Fino alla condizione attuale, in cui per i poveri coincide con l'ultima settimana del mese e per i potenti con la fine dell'anno, quando molti di loro verranno giudicati sulla base del bilancio consuntivo: premiati se avranno tagliato i costi, ma puniti senza pietà se li avranno aumentati per sviluppare gli investimenti, la ricerca scientifica, la formazione del personale. Le società umane appassiscono così, a furia di chiudere in pareggio i bilanci di fine anno senza più avere un senso di marcia che non sia la mera sopravvivenza.


Gli unici che osano ancora coniugare i verbi al futuro sono gli innamorati. Ascoltate i loro discorsi (o ricordate i vostri, di quando lo eravate). Pur nelle difficoltà di una vita precaria palpitano di visioni, progetti, scenari che escono dalla meschinità del presente per proiettarsi in quella dimensione magica dove le possibilità del cambiamento volteggiano intatte. Il futuro è il verbo di chi emana energia. E l'energia più potente e più giovane rimane sempre l'amore. Persino in un continente per vecchi come la nostra estenuata Europa. Non sono un economista e nemmeno un sociologo, ma sento che dalla depressione economica e morale ci potranno salvare soltanto le persone innamorate: di un'altra persona, di un sogno, del proprio talento. Della vita.


http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=458&ID_sezione=56&sezione=Buongiorno

Vuoto pieno


La meraviglia crea in noi un risucchio d'aria.

L'eterno si inabissa alla velocità della Iuce nello spazio di colpo vuotato di tutto.

C. Bobin, Il distacco dal mondo, 20

Chi ha fame si incazza!

Quanto saranno aggressive le migliaia di persone

che non hanno cibo a sufficienza per sfamarsi?

Altro che "buonumore"!

 


Il menu può aiutare

L'aggressività aumenta a stomaco vuoto

La colpa è della carenza di serotonina, l'ormone che manca anche nella depressione

La «molecola del buon umore», cioè la serotonina, la cui carenza è implicata in disturbi come la depressione, ha un ruolo importante nel controllo dell'aggressività. Lo suggerisce uno studio condotto da Trevor Robbins, dell'università britannica di Cambridge e pubblicato sulla rivista Science, che indica come la serotonina è importante per prendere decisioni che coinvolgono altre persone e per tenere sotto controllo l'aggressività. Quando i livelli di questio neurotrasmettitore scendono, per esempio se si è digiuni (per produrre serotonina servono «materie prime» dal cibo), si è più impulsivi nelle decisioni e più aggressivi verso gli altri. (...)La ricerca (...) suggerisce inoltre che i pazienti con depressione o ansia possono beneficiare di terapie che insegnino loro le strategie per regolare le emozioni nei momenti più delicati, quelli in cui vengono prese delle decisioni insieme ad altri.

http://www.corriere.it/salute/nutrizione/08_giugno_05/aggressivi_stomaco_vuoto_2de6d07c-3314-11dd-83ed-00144f02aabc.shtml

Anoressia e ipocrisia

Che faccia tosta ci vuole a scrivere e a pubblicare

degli articoli così asettici e deresponsabilizzanti

da parte dei mass-media stessi.

 


 

 Ricerca su 7000 ragazze e 5600 ragazzi


Anoressia: le «colpe» dei genitori e dei mass media

I modelli imposti dai modelli di informazione ma anche le critiche in casa hanno un grosso peso

Washington - I genitori e i modelli imposti dai mass media sarebbero tra i principali responsabili dell'anoressia rispettivamente nei ragazzi e nelle ragazze. Queste le conclusioni di uno studio effettuato dalla Scuola di Medicina di Harvard e pubblicato dalla rivista Archives of Pediatrics e Adolescent Medicine. La ricerca è stata condotta sottoponendo ad un test circa 7mila ragazze e 5.600 ragazzi di età compresa tra i 9 e i 15 anni. Gli studiosi hanno preso in considerazione variabili come la frequenza delle diete, la presenza di modelli televisivi e di eventuali commenti negativi dei genitori sulla forma fisica o sulle abitudini alimentari dei ragazzi. I risultati parlano chiaro: mettersi continuamente a dieta o provare a somigliare a modelli televisivi sarebbero i fattori scatenanti di disordini alimentari per le ragazze di tutte le età. Al contrario, nel caso dei ragazzi, questi comportamenti risulterebbero più frequenti tra i giovani che ricevono commenti negativi sul loro peso da parte dei genitori. Inoltre, secondo gli studiosi, avere una madre che ha sofferto di disordini alimentari costituirebbe un ulteriore fattore di rischio soprattutto per le ragazze con meno di 14 anni. «Questi risultati suggeriscono che le strategie di prevenzione di disturbi alimentari devono essere differenziate in base al sesso e all'età dei soggetti - hanno spiegato i ricercatori - per le ragazze, ad esempio, potrebbe essere utile far si che siano meno influenzate dai modelli veicolati dai mass media, mentre nel caso dei ragazzi, bisognerebbe aiutarli a non interiorizzare troppo i commenti negativi che fanno i genitori sul loro peso».

http://www.corriere.it/salute/nutrizione/08_giugno_03/anoressia_genitori_c6fddcbe-3185-11dd-a85a-00144f02aabc.shtml

La Chiesa e le sue colpe


"La purificazione della memoria richiede "un atto di coraggio e di umiltà nel riconoscere le mancanze compiute da quanti hanno portato e portano il nome di cristiani", e si fonda sulla convinzione che "per quel legame che, nel corpo mistico, ci unisce gli uni agli altri, tutti noi, pur non avendone responsabilità personale e senza sostituirci al giudizio di Dio, che solo conosce i cuori, portiamo il peso degli errori e delle colpe di chi ci ha preceduto". Giovanni Paolo II aggiunge: "Come successore di Pietro, chiedo che in questo anno di misericordia la Chiesa, forte della santità che riceve dal suo Signore, si inginocchi davanti a Dio e implori il perdono per i peccati passati e presenti dei suoi figli". Nel ribadire, poi, che "i cristiani sono invitati a farsi carico, davanti a Dio e agli uomini offesi dai loro comportamenti, delle mancanze da loro commesse", il Papa conclude: "Lo facciano senza nulla chiedere in cambio, forti solo dell''amore di Dio che è stato riversato nei nostri cuori' (Rm 5,5)".

Commissione Teologica Internazionale,

Memoria e riconciliazione: la Chiesa e le colpe del passato

Il testo completo in


 

Preghiera reciproca, fraterna e gratuita

«Ricordati anche di questo: ogni giorno, anzi, ogni volta che puoi, ripeti dentro di te: “Signore, abbi pietà di tutti quelli che oggi sono comparsi dinanzi a Te”. Perché a ogni ora, a ogni istante, migliaia di uomini finiscono la loro vita su questa terra, e le loro anime si presentano al Signore. E quanti uomini lasciano la terra in completa solitudine, senza che nessuno lo sappia, tristi e angosciati, perché nessuno li piange e nessuno sa neppure che hanno vissuto! Allora, forse, dall'estremo opposto della terra si leva in quel momento la tua preghiera al Signore per la pace di colui che sta morendo, sebbene tu non l'abbia conosciuto affatto, né lui abbia conosciuto te. Come si commoverà la sua anima quando sentirà, nell'attimo in cui sarà giunta davanti a Dio piena di timore, che qualcuno prega anche per lei, che sulla terra è rimasto un essere umano che ama anche lei. E Dio sarà misericordioso con tutti e due; perché, se tu hai avuto tanta pietà di quell'uomo, quanta più ne avrà Lui, che è infinitamente più misericordioso e più amoroso di te! E gli perdonerà per amor tuo».

F.Dostoevskij, I fratelli Karamazov

grazie a LT

Il dramma della prostituzione

E' stata inviata la nuova Newsletter del sito SeiTreSeiUno,

dedicata al tema della prostituzione.




Sesso a pagamento per oltre 100 mila milanesi, un uomo su tre

Volontari: salvate dalla strada 436 lucciole. I clienti sono soprattutto uomini sposati.

Le prostitute sono oltre 2.500. E c'è chi cerca di «regolarizzarle» spacciandole per badanti


Oltre centomila milanesi

Se non giocano i bambini, chi giocherà?

Se i bambini non giocano più

Dalla Gran Bretagna all'Italia cresce l'allarme: i nostri figli non sanno divertirsi nè stare da soli

di Flavia Amabile

Gli inglesi hanno scoperto che i loro bambini non giocano e ora lanciano l'allarme. Tutto nacque un anno fa quando il rapporto dell'Unicef sul benessere dei bambini inflisse un umiliante ultimo posto agli inglesi in quanto a benessere dei loro figli: ventunesimi su ventuno Paesi. (...) In Inghilterra andarono in crisi e partirono le analisi per capire dove avevano sbagliato. Un'inchiesta è stata realizzata dalla Bbc: un team ha seguito con la videocamera 25 bambini nati dopo il 2000 in varie parti del Paese. Per ognuno furono filmate 48 ore di vita: le prime 24 durante un giorno di scuola, le seconde durante un giorno a casa. (...) il caso di Tyrese: in un'intera giornata ha avuto solo 25 minuti per giocare in santa pace e quando va al parco con la sorella più grande appare sola e annoiata, non sa nemmeno come divertirsi. I bambini inglesi non giocano e non sono per nulla abituati a stare da soli. Due su tre di quelli che hanno da otto a dieci anni delle interviste realizzate, non sono mai stati in un negozio o in un parco senza adulti e uno su tre non ha mai giocato fuori casa senza un adulto.C'è da preoccuparsi, avverte Tim Gill, esperto di bimbi e giochi. «I bambini di oggi vivono da prigionieri, non hanno alcuna opportunità di incontrare altre persone e di esplorare il territorio intorno a loro». Non esplorano per nulla, infatti, i bambini, restano in casa. Quelli inglesi guardano la televisione più di tutti gli altri bambini europei. Due su tre hanno anche l'apparecchio in camera. Uno dei bambini dell'inchiesta ha trascorso quasi nove ore della sua giornata a casa passando da uno schermo all'altro, un altro sette ore a giocare con un videogame. Perlomeno sono al sicuro, verrebbe da pensare. Tanya Byron, psicologa, spiega a Tessa Livingstone: «Ormai hanno più probabilità di incontrare un pedofilo su Internet che in un parco». Il consiglio della dottoressa Byron, allora, è di dare l'opportunità ai propri figli di andare in giro, nella vita reale, con gruppi di coetanei sotto la guida di adulti. «In questo modo possono fare esperienza e li si può controllare. In Internet no». E poi c'è il problema di come si parla ai propri figli. Due genitori su tre hanno con i loro figli una conversazione di puro servizio e solo una famiglia su tre chiacchiera a lungo con loro. Poveri bimbi inglesi, insomma, ma anche quelli italiani non sono messi poi tanto meglio. Dai dati raccolti dal Centro di documentazione e analisi per l'infanzia di Firenze risulta che il 44% dichiara di giocare da solo. Il 95% di quelli che hanno tra i 3 e i 10 anni durante i giorni non festivi giocano prevalentemente nella propria abitazione. E da una ricerca realizzata nel 2002 da Disney Interactive fra psicologi e pedagogisti risultava che i papà giocavano con i propri figli in media mezz'ora. E solo il 5% degli esperti riteneva che una mamma passasse più di tre ore al giorno con i propri figli. Per quanto riguarda la tv, l'ultima ricerca Eurispes del 2007, sottolinea che tre bambini su dieci tra i 7 e gli 11 anni affermano di non poter rinunciare alla televisione, mentre il 20,2% preferisce la Playstation. Il 44,6% rimane davanti alla televisione per un lasso di tempo che va da una a due ore, mentre tra chi gioca il 39% arriva fino a due ore. Oltre la metà dei bambini sono seguiti da un adulto nell'utilizzo della tv, ma quasi quattro bambini su dieci possono guardarla senza alcun controllo da parte di adulti. Il 37,1% dei bambini guarda la Tv per passare il tempo. E un bambino su tre dai 7 agli 11 anni (33,6%) si collega ad Internet da solo.

Finalmente!

Caso Cogne: l'irresponsabilità dei media di fronte ad una dolorosa vicenda umana

(...) «Il caso Cogne

Festa della Repubblica

L'Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica rende noto il testo del messaggio che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della Festa Nazionale della Repubblica ha rivolto dalle sale del Quirinale in cui è ospitata la mostra "L'Eredità di Luigi Einaudi":

"Per voi che ascoltate auguro innanzitutto che la festa del 2 giugno possa rappresentare un momento di serenità. Ricordiamo in queste settimane

Tutti ciechi?!

Non c'è peggior cieco

di Massimo Gramellini

Che un finto cieco sia riuscito a farsi assumere dal penitenziario di Taranto come centralinista, in virtù di un certificato medico falso rilasciato da un medico vero, non ha più la forza di stupirmi. Riesce invece a procurarmi ancora un lieve barcollio la seconda parte della notizia: ci sono voluti 24 anni perché il truffatore venisse scoperto dai carabinieri, insospettiti da un filmato in cui il finto cieco leggeva il giornale. In effetti, leggere il giornale è diventato un comportamento così eccentrico da attirare immediatamente l'attenzione. Se il furbacchione si fosse limitato a contemplare una valletta desnuda dentro il televisore, avrebbe dato molto meno nell'occhio. Ma non divaghiamo. Ogni mattina, per 24 anni, il non vedente che ci vedeva è andato al lavoro guidando la sua automobile. Per 24 anni, ogni mattina, gli addetti alla sorveglianza lo hanno lasciato entrare senza che la scena di un cieco versione Schumacher li insospettisse minimamente. Le telecamere dell'istituto di pena lo hanno ripreso migliaia di volte mentre parcheggiava l'auto nello spazio apposito e saliva le scale per recarsi al suo bugigattolo. Almeno due generazioni di agenti di custodia hanno parlato, scherzato, litigato e fatto la pace con lui. Tutti orbi? In questo Paese, dove il desiderio di non avere grane e la tentazione perenne all'accomodamento riducono il campo visivo di troppi uomini al livello di Polifemo, l'unico a vederci benissimo era lui, il finto cieco. E che adesso nessuno si azzardi a trascinarlo in tribunale. Altrimenti qualche avvocato si alzerà a dare la lieta novella: «Era cieco, ma ora ci vede: miracolo!»

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