*Noi, che ricordiamo i Giusti*. Solo la memoria del bene può salvarci dall'odio

_di Gabriele Nissim, fondatore del Giardino dei Giusti di Milano_

  Nel corso degli anni con l’attività del Giardino di Milano, che volli chiamare “Giardino dei Giusti di tutto il mondo”, mi sono posto questa domanda: *perché il concetto di Giusto è stato circoscritto alla Shoah e si fa fatica a sostenere pubblicamente che i Giusti si sono, fortunatamente, manifestati* in ogni genocidio, o atrocità di massa, dallo sterminio degli armeni, al Ruanda, alla Cambogia, a Srebrenica, fino ai giorni d’oggi?

         Un importante ruolo, in questa identificazione dei Giusti soltanto con lo sterminio degli ebrei, l’ha giocato il dogma dell’unicità della Shoah, che ha portato parte del mondo ebraico a ritenere che il genocidio degli ebrei non fosse comparabile con nessuna altra atrocità di massa, pena il rischio della sua banalizzazione. Per questo *molti ritengono che categorie applicate alla lettura della Shoah, come appunto i Giusti, non possano essere proposte altrove*. (…)

         Ma c’è un motivo più profondo, legato a un’idea molto più diffusa e complessa di “fine della storia dopo la Shoah” (…). Tutta la struttura dell’Onu sin dal suo sorgere nel 1948 (dalla Convenzione per la prevenzione dei genocidi, alla Dichiarazione universale sui diritti dell’uomo, al Consiglio di sicurezza) è stata concepita con *una visione ottimistica*, secondo la quale, dopo la lacerazione universale della Seconda guerra mondiale e la distruzione degli ebrei, sarebbe nato finalmente un mondo nuovo che avrebbe eliminato per sempre guerre e genocidi. (…)

         Purtroppo, quel “mai più” invece di essere una speranza per il futuro, si è trasformato in una grande bugia e dopo la Shoah l’idea dei Giusti è stata relegata al passato, come se l’umanità non dovesse in ogni generazione decidere sul Bene e sul Male, con *una percezione rassicurante del futuro che eludeva le responsabilità dei singoli e delle nazioni*.

         Per questo con la creazione di più di trecento giardini dei Giusti nel mondo, dall’America Latina, all’Africa, al Medio Oriente, abbiamo riattualizzato il concetto di Giusti, per mostrare che *la scelta etica è sempre legata al presente e alla contingenza di fronte ad ogni crisi*, ad ogni atrocità di massa, ad ogni guerra. La memoria riguarda la comprensione del passato, la responsabilità è invece sempre legata alla contemporaneità. (…) L’agire da Giusti è una modalità che riguarda la vita presente.

         Quel “mai più” così concepito ha avuto conseguenze sul pessimismo che si respira oggi, perché con una visione rassicurante della storia *abbiamo immaginato che il passato non si sarebbe più ripetuto e siamo rimasti come sorpresi e delusi dalle nuove guerre* in corso. Molte persone sono come paralizzate e non vogliono comprendere il dovere della responsabilità. Quella fede ingenua in una provvidenza storica dopo la Shoah ci impedisce di ragionare sull’attualità del concetto di Giusto nel nostro tempo, come antidoto al pessimismo. (…)

         Dall’Iran alla Turchia, da Gaza a Israele, dalla Russia all’Ucraina, ovunque i Giusti sembrano essere sconfitti. (…) Potremmo farci prendere dallo sconforto, assistendo all’impotenza di tante donne e uomini coraggiosi. Non è così (…): *difendendo il significato della vita, ci danno la possibilità di ricostruire il futuro*. Ecco perché è nostro dovere ricordare nei giardini i Giusti del nostro tempo.