Le parole dI Tina Merlin nel 25° della tragedia (1988)

dal sito www.tinamerlin.it

Tutti sappiamo ormai, senza ombra di dubbio, che la tragedia del Vajont è stata colpa degli uomini. E non voglio su questo ritornare, se non per augurarmi che essa sia stata e sia in avvenire raccontata in maniera veritiera alla generazione cresciuta dopo e a quelle che verranno. Perché quella tremenda colpa degli uomini del potere - potere economico, potere politico - può anche essere perdonata dai cristiani, ma mai dimenticata. Essa resta un esempio nefasto, nella più generale storia umana, di quanto poco conti la gente di fronte agli interessi dei potenti dentro lo Stato rispetto alla voce della gente. Di come, purtroppo, ancora oggi, malgrado gli insegnamenti del Vajont, vi siano due linguaggi e due misure in alto e in basso, e chi è in alto comanda e chi è in basso subisce. Mi sembra importante sottolineare questo concetto proprio quest'anno, nel quarantesimo anniversario della Costituzione repubblicana. Perché è lì, nella Carta costituzionale che è la massima legge dello Stato, frutto di quella guerra popolare contro i fascisti e i tedeschi che fu la Resistenza, è lì che sono state raccolte e sancite le aspirazioni del popolo, i suoi diritti, i doveri dei ricchi e dei poveri, il futuro dell'Italia democratica; è lì che è stata proclamata la sovranità popolare, i diritti inviolabili dell'uomo, l'uguaglianza dei cittadini di fronte alle leggi, la responsabilità dei funzionari e dei dirigenti dello Stato nell'amministrare la cosa pubblica, il dovere della proprietà privata di non recar danno alla sicurezza e alla dignità degli uomini.


Tutte norme che sul Vajont sono state disattese e tradite, complici fra di loro funzionari e governanti dello Stato, potere economico, potere scientifico. Dalla parte della legge stavano solo gli amministratori locali, i comitati popolari che si battevano per avvisare i ministri che sul Vajont si stava preparando un genocidio, e non furono creduti.

Ero convinta, allora, che dopo il Vajont il rapporto tra il cittadino e lo Stato, tra il cittadino e il governo, tra il cittadino e i politici sarebbe cambiato. Non è stato così, malgrado il fiume di parole allora sprecato per promettere che sì, questo rapporto doveva cambiare. Le forze politiche, che sono pur sempre il baluardo della nostra democrazia, devono ritornare fra la gente, conoscerne veramente i bisogni e i desideri, sollecitare la partecipazione popolare e varare leggi in Parlamento che siano prima discusse con la gente. (...) La democrazia non deve essere, non è, una parola vaga: ha un senso e un contenuto, che non è solo quello di andare a votare ogni 5 anni, concedendo agli eletti una delega e poi lavandoci le mani. L'aveva perfettamente compreso quella vecchina che veniva alle manifestazioni di Erto contro la Sade e diceva con passione: se qui nessuno ci aiuta, prima di morire abbiamo il diritto di difenderci. Ecco: dobbiamo sempre difenderci contro ogni prepotenza. Questo è ciò che ci insegna la Costituzione.