Un premio alla suora eroina di Haiti

di Emilia De Biasi


Voglio ricordare che la Camera ospita da molti anni il Premio Langer, un premio che è occasione di ricordo della straordinaria e profetica figura di Alexander Langer, uomo dai pensieri lunghi, politico del tutto particolare, mai soddisfatto del risultato raggiunto, perennemente alla ricerca del senso dell'agire politico e sociale, profeta di quel mondo grande e terribile disegnato dalla globalizzazione. A noi interessa mettere in luce anche quest'anno il tema dei diritti umani nel mondo. E ancora una volta segnalare che il simbolo di questo cammino così impervio è una donna, Dadoue Printemps, in un paese martoriato dalla negazione dei diritti fondamentali e dalle catastrofi, ultima quella del terremoto. Parlo di Haiti. Jean, Martine e Silius sono lavoratori della terra, e mi piace sottolineare che il premio vada nelle loro mani, che quotidianamente sperimentano la durezza delle stagioni, la lotta contro i grandi latifondisti per l'autonomia del loro lavoro e del loro popolo, l'incessante opera per l'acqua, l'energia elettrica, la riforestazione. E per i diritti i fondamentali: la salute e l'istruzione, per le donne unica strada di liberazione dalla sopraffazione maschile. Ci sono persone nel mondo che non urlano, ma costruiscono. Dadoue è stata una di quelle eroine silenziose e operose, tenaci fino alla morte. Una suora teresiana che abbandona le sue sicurezze e si dedica agli ultimi. E che per questo viene uccisa, nel 2010, vicino ad una bidonville, si dice per rapina. Alex Langer avrebbe apprezzato la scelta, lui così attento ai più poveri, ai diseredati. Grazie al lavoro di Dadoue i contadini hanno imparato a difendersi, a rimanere nella loro terra, a non fuggire verso il destino di povertà urbana, hanno trovato la strada per l'accesso ai diritti. Le donne si sono organizzate per il microcredito, raggiungendo quell'autonomia economica che è poi autonomia del progetto di vita, hanno studiato, hanno diffuso l'importanza delle norme igieniche, in un paese tormentato da Aids e colera. Credo che le immagini del terremoto che scorrono nella nostra mente siano poca cosa rispetto ad una realtà ben più drammatica. Ricordare le ancora troppo recenti stagioni della dittatura, le torture, ci dice quanto sia stretto il legame fra ambiente, sviluppo e democrazia, e quanto sia indispensabile, urgente la definizione di istituzioni sovranazionali per tutelare diritti, cibo, acqua, libertà. È un impegno che la politica deve saper prendere se vuole assolvere al compito di costruzione di un mondo più umano, più giusto. Noi che viviamo nel mondo di una politica piccola e asfittica oggi impariamo da Dadoue e dal pensiero di Alex Langer la grande lezione che sta nella capacità di guardare dietro di noi, verso gli ultimi, perché solo così sapremo guardare in alto e riconoscerci, fino in fondo, fratelli e sorelle delle tante Dadoue.

in “l'Unità” del 6 luglio 2011