"Ama il prossimo tuo come te stesso", scoprirai lo straniero che è in te...
di Giuseppe Cantarano
Gesù si presenta con il volto dello straniero, del dissimile. Si rivela nel volto dell'Altro. Nel volto del prossimo. Come tale chiede di essere riconosciuto e amato e che, in Lui come Altro, come prossimo, siano riconosciuti e amati tutti gli uomini. Quandolo informano che sua madre e i suoi fratelli sono fuori e in disparte e cercano di parlargli, Gesù risponde: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, stendendo la mano verso i suoi discepoli, dice: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella, madre» (Matteo, 12, 46-50). E ancora: «Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni» (ivi, 5, 44 ss.). Soltanto nella Paternità celeste, infatti, possiamo riconoscere i nostri nemici come fratelli, l'Altro come il nostro prossimo. (...) Illuminante in questo senso la parabola del Buon Samaritano (Luca, 25-37), dell'uomo che sulla strada da Gerusalemme a Gerico viene assalito dai briganti e abbandonato, come morto, ai bordi della strada. (...). Soltanto un Samaritano, un «eretico» che non appartiene alla comunità solidale di Israele, uno «straniero» che dovrebbe vedere a sua volta nella vittima dei briganti un estraneo, un altro da sé si ferma e gli presta aiuto. (...). Nel momento in cui il mio cuore patisce della sofferenza dell'altro, io divento non solo suo prossimo, suo fratello. (