L'Africa derubata, i comboniani denunciano

In occasione dell'incontro a Gerusalemme di noi vescovi missionari comboniani, provenienti dall'America Latina (3) e dall'Africa (9), presenti anche il Padre Generale e la Madre Generale dei due Istituti Comboniani, avvertiamo forte l'esigenza di lanciare un appello a favore dell'Africa. Ci sembra che l'Africa, al di là delle sue potenzialità e dell'immensità delle sue risorse naturali, rimane ancora il continente dove guerre, violenze, prepotenze, povertà e malattie sono all'ordine del giorno e continuano a creare situazioni crescenti di ingiustizia e di miseria sempre più drammatiche, anche confrontate con il resto del mondo. Numerosi problemi interni di sottosviluppo sono diventati in gran parte il destino sinistro esclusivo dell'Africa: mal governo, assenza dello stato di diritto, conflitti e violenze sotto tutte le loro forme, debole livello del tasso di scolarizzazione, forte mortalità infantile, malattie endemiche, come la malaria e il Hiv/AIDS, dilapidazione delle risorse, povertà in cui vive la maggior parte della popolazione e drammatica situazione dei rifugiati e degli sfollati. Tuttavia, oggi l'Africa è diventata nuovamente un continente bramato e disputato tra le grandi potenze mondiali, comprese anche le multinazionali. Uno solo è l'obiettivo: saccheggiare sistematicamente le risorse naturali delle sue foreste, del suo sottosuolo, così ricco in petrolio, diamanti, uranio, oro, coltan, ecc., impadronendosi di tutta la gamma delle diverse materie prime con l'avvallo delle autorità locali, disposte a svendere i loro diversi paesi, in contraccambio di tornaconti personali, etnici o di partito. Costatiamo ultimamente, e con sgomento, un equivoco fabbricato ad arte: l'implementazione dei cosiddetti «progetti modello», propagandati come mezzi per utilizzare le nuove risorse scoperte e per dare il via ad un rinnovato sviluppo, invece di contribuire al beneficio della popolazione, ne aumentano la povertà materiale, etica e sociale. Nessuno può chiudere gli occhi su ciò che sta avvenendo sul terreno. Tutto è basato sulla menzogna. Sistematica è la mancanza di informazioni su quanto avviene nel settore estrattivo e dell'approvvigionamento delle risorse. Sconcertante è il disprezzo per le condizioni di vita sempre peggiori delle popolazioni che sono presenti sul luogo. Arroganti e violente sono le espropriazioni selvagge di terre, a scapito specialmente dei più poveri come i contadini. Numerosi pure sono i conflitti fondiari e sociali con frequente perdita di vite umane. Graduale è la sparizione dei valori della solidarietà a vantaggio di un profitto individuale, sfrenato e senza regole. Impressionante è l'aumento della corruzione a tutti i livelli, tale da intaccare e stravolgere la mentalità della gente. Il degrado insomma non è solo sociale ma etico e morale: prostituzione, soprattutto tra i giovani, in preoccupante aumento; situazione di estrema debolezza della famiglia minata da casi d'infedeltà sempre più frequenti a causa del facile denaro; abbandono da parte del marito dei suoi impegni familiari a scapito della donna lasciata sola; conflitto di competenza tra i genitori e dimissione dai loro impegni familiari ed educativi ecc. Le nuove ricchezze dunque, invece di contribuire alla lotta contro la povertà, sono servite e servono apertamente al degrado, alla sperequazione, alla compera delle armi, alimentando così conflitti interminabili. Al posto di essere una benedizione, esse sono divenute disgraziatamente una maledizione per la maggior parte della popolazione. L'Africa ha dunque bisogno di essere aiutata a incominciare finalmente, dopo tanti anni d'ingiustizie e di sfruttamento, a poter utilizzare tutte queste sue ricchezze che gli appartengono, per se stessa, per i suoi figli e le sue figlie. Con energia profetica bisogna ritrovare e proporre ai grandi della terra la strada dell'uomo e di un'economia per l'uomo, che rispetti la sua dignità e la sua libertà di autodeterminazione. In una situazione del genere, come vescovi missionari comboniani, eredi della sensibilità del Comboni «per i più poveri e abbandonati», sentiamo che la Chiesa non può tacere, ma deve parlare. In nome di Gesù di Nazareth, che in questa terra della Palestina ha predicato l'amore per gli ultimi, anche a lei compete il diritto di domandarsi e domandare: «A chi appartengono le risorse naturali dell'Africa?» Per noi vescovi non c'è dubbio che le risorse naturali appartengono all'insieme delle popolazioni africane. Un intervento quindi della Chiesa s'impone. «L'Africa si è già messa in moto e la Chiesa si muove con Lei offrendole la luce del Vangelo. Le acque possono essere burrascose, ma con lo sguardo puntato su Cristo Signore arriveremo al sicuro porto della giustizia e della pace» (Messaggio conclusivo del II° Sinodo africano, n° 42). Mentre aspettiamo con fiducia il messaggio all'Africa e al mondo del nostro pastore, il Papa Benedetto XVI, facciamo nostro l'appello dei Vescovi, riuniti al Sinodo per l'Africa in ottobre del 2009: «Ai grandi poteri di questo mondo rivolgiamo una supplica: trattate l'Africa con rispetto e dignità» (id., n° 32).

i Vescovi Comboniani

in “Nigrizia” (www.comboniani.org) del 31 luglio 2011