Chiesa di fede e di governo
di mons. Gianfranco Ravasi
Chiesa e Stato (o società): quante analisi e discussioni si sono avviluppate e ingarbugliate attorno a questo binomio. E i colori dei discorsi il più delle volte si sono fatti accesi e le tonalità squillanti. (...) C'è, poi, un altro equivoco da schiodare nell'opinione comune, ossia l'equazione d'identità Chiesa-Clero, con esiti spesso fieramente polemici (...) Ma che cos'è effettivamente la Chiesa, questa realtà così celebrata e contestata, considerata anche il nodo più aggrovigliato che l'ecumenismo tenta vanamente di dipanare? Se dovessimo cercare la risposta nella bibliografia anche solo post-conciliare, ci troveremmo immersi subito in una foresta dai mille sentieri, nella quale si muovono a fatica già i teologi e dalla quale fedeli e "laici" uscirebbero ben presto spossati. Certo, si potrebbe consegnare loro quella sorta di mappa chiara e ben definita che è il documento del Concilio Vaticano II sulla Chiesa, denominato dalle prime parole Lumen gentium. (...) Vorremmo indicare una via un po' più pianeggiante e breve. L'ha abbozzata in un volume ridotto ma succoso uno dei nostri migliori teologi contemporanei, Severino Dianich, docente emerito della facoltà di Teologia di Firenze, che ha sulle spalle una personale panoplia bibliografica poderosa, ma che qui ama indossare un'attrezzatura leggera quasi da viaggiatore. Sì, perché quello che egli propone è un viaggio, anzi, un'«esperienza» dal momento che presentare un tema della fede «non è mai un'operazione asettica, da svolgersi come si fosse col camice bianco in laboratorio». Alla radice della Chiesa c'è un dato originario. È «l'atto della comunicazione della fede da un credente a un'altra persona che l'accoglie e la fa sua», creando così una profonda comunione interpersonale; questo evento è «frutto di un disegno divino e della grazia di Dio che opera nella storia per attuarlo». In pratica, la Chiesa si rivela come il punto di incrocio fra l'orizzontalità dell'incontro tra persone nella fede e la verticalità del rivelarsi di Dio nella grazia. Si comprende, quindi, che la definizione della Chiesa come società è imperfetta: essa, certo, proprio perché comunità di uomini e donne inserite nelle coordinate spazio-temporali, insiste ed esiste nella storia e ha una dimensione "carnale"; ma al tempo stesso nel suo cuore intimo custodisce una realtà trascendente fatta appunto di grazia e di fede, senza la quale si sterilizzerebbe in una mera istituzione. La mappa ecclesiale che Dianich delinea è, perciò, ritmata costantemente su questi due livelli. Da un lato, c'è l'evento germinale che è dono divino e annuncio di fede. Esso vede in azione la gratuità e l'efficacia superiore del sacramento, che genera continuità, indefettibilità, verità. D'altro lato, questo evento si attua nel mondo, ha per attori non solo Dio, ma anche persone, apostoli, ministri, testimoni. La Chiesa, perciò, è dotata di una sua visibilità che si esprime nelle strutture e si espande nell'universalità (la «cattolicità»).È su questo secondo versante che si colloca appunto il nesso Chiesa-politica da cui siamo partiti. La stessa «incarnazione», anzi, il cuore del messaggio evangelico e del Regno di Dio, fondato sulla giustizia, sulla libertà, sulla dignità umana, sulla salvezza, non possono non avere ridondanze sociali. Se Dio e il suo Cristo sono il principio dell'umanità nella sua nobiltà nativa, «nessun uomo, nessuna forza nazionale o economica
Alla radice della Chiesa, Dio e l'uomo
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