postato il 21 aprile 2011

(...) Il gesto della donna che versa il profumo sui piedi di Gesù (cfr Mt 26,6-13) è quello che, in altre parole evangeliche, appare, per esempio, come il vino alle nozze di Cana. E' il superfluo necessario, è quel «di più» che potrebbe non esserci e che però indica l'umanità che si dona con autenticità di amore, di affezione, di affettuosità, di simpatia, di disponibilità, di spreco, al limite, ma perché la persona vale più di tutto, ha un valore inestimabile! É quindi il segno del valore della persona e del primato dell'incontro personale. Di fatto Gesù, volendo definire l'azione della donna, che è criticata dai discepoli, la chiama «opera bella». Il testo italiano fa leggere: «un'azione buona». Il testo greco dice: «opera bella», degna dell'uomo, in cui l'uomo si esprime al meglio. Abbiamo sentito ripetere, nell'Evangelo dei giorni feriali di queste settimane di Quaresima: «Vedano gli uomini le vostre opere belle e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli» (Mt 5, 16). Noi forse pensiamo alle «buone azioni», ma è lo stesso Gesù che più avanti raccomanda: «Guardatevi dal fare le vostre opere buone davanti agli uomini» (Mt 6, 1). Ed esemplifica ciò che non deve essere fatto per farsi vedere: la preghiera, il digiuno, l'elemosina. Le opere belle non sono quindi le opere esteriori - come appunto preghiera, digiuno, elemosina - bensì quelle descritte nello stesso capitolo 5: le beatitudini. “Opera bella” è l'essere poveri, lo scegliere di non servire al denaro, l'essere di cuore semplice (i puri di cuore), l'essere operatori di pace. Il gesto di questa donna appartiene dunque non tanto alle opere efficaci bensì alle opere belle che qualificano la persona, così come le beatitudini sono atteggiamenti vissuti dalla persona. (...) E' bella perché è inaspettata, anzitutto. (...) Un'opera inaspettata quindi, e originale, creativa. (...) È anche un gesto gratuito e totale, esaustivo. (...) Infine, quest'opera è bella perché è profetica. (continua - fai il download dell'intera meditazione: la trovi tra i nostri Testi)


Carlo Maria Martini, La spiritualità del laico, 20.03.1987