postato il 24 aprile 2011

 Ucciso perché amava l'umanità

di Vittorio Cristelli

La notizia dell'uccisione per strangolamento del giovane trentaseienne italiano Vittorio Arrigoni a Gaza ha impressionato, ma ha fatto anche discutere. Volontario, solidale con i palestinesi, è stato messo a morte dai palestinesi salafiti, un gruppo religioso estremista avversario politico di Hamas. Perché era rimasto lì, nonostante l'invito di diplomazie, ma anche di amici, ad abbandonare quel posto pericoloso? Qualcuno ha commentato: "Se l'è comprata", sottinteso: la morte. Altri, come Giuliano Ferrara su "Radio Londra", pur manifestando esplicitamente pietà, l'hanno giudicato un folle utopista. Gli amici l'hanno definito un duro, un testardo, ma con un cuore grande. Era lì nella tormentata Gaza per stare vicino ai bambini, alle donne e ai contadini che rischiano ogni giorno, ma non hanno vie di uscita e di scampo. Ed era lì anche per comunicare al mondo "on-line" sul suo blog quello che stava succedendo. A me, abituato ormai a miscelare le notizie di cronaca con le riflessioni suggerite dal tempo liturgico, è venuto di comparare Vittorio Arrigoni a Gesù Cristo in questo tempo di passione. Vittorio è andato ed è rimasto a Gaza resistendo agli inviti di starne lontano. Ma anche Gesù è andato a Gerusalemme, resistendo ai ripetuti inviti dei suoi discepoli a starne lontano. Vittorio è stato ucciso dalla combine tra potere politico e religioso. Ma anche Gesù è stato crocifisso dal potere politico su pressione insistita del potere religioso. Vittorio è stato giudicato un folle. Ma anche Gesù è stato trattato da folle da Erode che l'ha rivestito del manto tipico dei pazzi. Vittorio è stato definito utopista, uno che crede nella possibilità della convivenza pacifica tra Israele e i Palestinesi. Ma anche Gesù ha predicato l'utopia della pace e dell'amore tra gli uomini. Un duro, un testardo, ma dal cuore grande, Vittorio Arrigoni. Ma anche Gesù fu un duro con i Farisei, con un cuore grande se dal legno della croce pregò il Padre di perdonare i suoi crocifissori, "perché non sanno quello che fanno". Ma duro Gesù anche con i suoi. Non ha dato forse del "Satana" a Pietro che lo voleva fermare sulla via di Gerusalemme? Una strada, quella percorsa da Gesù e, fatte le debite proporzioni, da Vittorio Arrigoni, che non adotta la diplomazia, la prudenza, e men che meno indulge al compromesso con il potere. Per questo appare folle e si espone all'irrisione dell'utopia, che in termini biblici si chiama profezia. Io non so se il volontario pacifista lombardo era un credente in Cristo né voglio aggregarlo alla Chiesa, certo però è che la sua era quantomeno una "profezia straniera", che i cristiani sono chiamati ad ascoltare. Ed ha fatto la fine dei profeti. Paolo VI, nell'intento di disegnare una Chiesa autentica e fedele discepola di Gesù Cristo, diceva che alle note che le attribuisce il Credo, e cioè "una, santa, cattolica e apostolica", bisogna aggiungerne un'altra: "perseguitata'. Certo che in questo modo non avrà l'incenso degli atei devoti, che la vogliono religione civile, funzionale al potere. C'è un ultimo aspetto che merita attenzione. Vittorio Arrigoni ha scritto un libro intitolato "Restare umani". E questa era anche la sua firma sul blog con il quale informava e dialogava con gli amici. Ebbene, l'umanità è pure lo scopo della Chiesa. Papa Wojtyla, che il prossimo primo maggio sarà proclamato beato, ha inventato questo motto: "Via quotidiana della Chiesa è l'uomo". Anche a rischio di essere perseguitata per questo suo impegno.



in “vita trentina” del 24 aprile 2011