già postato l'11 aprile 2011



Calabria, processione vietata ai clan. "I carabinieri porteranno le statue".


di Giuseppe Baldessarro

«Se i clan non la piantano quest'anno ci mando i carabinieri a portare le statue dell'Affruntata». Il prefetto di Vibo Valentia Luisa Latella non gliela darà vinta, è una donna determinata. La processione di Sant'Onofrio non è più «cosa loro», come in passato. Ed «è inutile che la ‘ndrangheta continui a minacciare» i ragazzi del paese che si offrono come portatori il giorno di Pasqua. Lo scorso anno, per mettere le mani sulla celebrazione dei riti pasquali, i mafiosi di questo piccolo paese calabrese avevano sparato contro la porta di casa del priore. Così la festa fu rinviata di una settimana. Quest'anno le autorità si erano preparate per tempo, e quindici giorni fa hanno tenuto una riunione in prefettura a cui hanno partecipato sia i vertici delle forze dell'ordine che quelli della diocesi. Si era deciso che le statue della Madonna Addolorata, di San Giovanni e del Cristo Risorto, le avrebbero portate i giovani perbene della comunità, quelli che con le ‘ndrine non hanno niente da spartire. Il vescovo di Nicotera-Militello-Tropea Luigi Renzo, in vista della Pasqua aveva invitato i sacerdoti a «essere più coraggiosi e uniti». Aggiungendo: «Voglio proporre un suggerimento pratico di rottura». Ossia «affidare ai giovani che frequentano la parrocchia l'opportunità di portare loro le statue e di renderli protagonisti anche nell'organizzazione». L'appello era stato accolto dalla "Sant'Onofrio" e dalla "Azzurra", le due squadre di calcio amatoriale del posto, che dopo aver parlato col parroco si erano offerte di mandarci i loro ragazzi a fare l'Affruntata. La cosa però non è piaciuta ai clan. E la notte tra venerdì e sabato hanno fatto arrivare il loro "parere" contrario. Francesco Petrolo, presidente di uno dei due team, è stato minacciato di morte telefonicamente. All'allenatore Luigi Naccari, hanno tagliato le gomme della macchina. Messaggio rispedito al mittente dalla Latella: «La prefettura e le forze dell'ordine daranno il loro pieno sostegno ai giovani che hanno dato la disponibilità a portare le statue. Qualora ci dovesse essere bisogno, però, faremo portare le statue ai carabinieri ed ai vigili del fuoco». È un braccio di ferro che dura da più di un anno quello tra la ‘ndrangheta e lo Stato. Da quando la Chiesa e le istituzioni hanno deciso di cacciare i boss dalla manifestazioni religiose. Fino al 2009 il ruolo di portatori era sempre stato dei picciotti dei clan. Erano loro a piazzarsi sotto le statue la domenica di Pasqua. Per la tradizionale Affruntata gli uomini vicini ai Bonavota si vestivano a festa e si presentavano in chiesa per la processione. Per i novizi delle cosche era una sorta di debutto in società. Un appuntamento importante per la comunità cattolica del paese, ma anche un'investitura di boss e killer. I capi portavano la Madonna, i giovani gregari il San Giovanni che le correva incontro a darle la notizia della Resurrezione, inchinandosi tre volte ai suoi piedi. Boss e picciotti appunto, davanti all'intera comunità, per sottolineare chi comandava. Era così a Sant'Onofrio, dove sacro e profano spesso sono un'unica cosa. Era così fino al 2010 quando le regole sono cambiate. Il vescovo Renzo, decise all'epoca di far girare per le parrocchie della provincia un regolamento interno per le «buone pratiche» nelle manifestazioni pubbliche. E tra le «raccomandazioni», proprio quella di tenere lontane dalle processioni le «persone discusse». Un'indicazione seguita già allora dal parroco don Franco Fragalà e dal priore della confraternita che si occupava del sorteggio dei nomi dei portatori, Michele Virdò. L'elenco dei portatori nel 2010 non piacque ai mafiosi, che sparano due colpi di pistola sul cancello di casa di Virdò. Così la manifestazione si rinviò alla domenica successiva. Quel giorno Sant'Onofrio fu blindata dalle forze dell'ordine, e tutto si svolse regolarmente. Quest'anno si ricomincia.

in “la Repubblica” dell'11 aprile 2011