già postato nell'aprile 2011



Negoziabili e non negoziabili

di Gilberto Borghi

Un certo uso di questa espressione finisce per fare di questi valori una bandiera da esibire per definire sé stessi, più che una vita spirituale da coltivare

Questa volta sono serio. Non mi è mai piaciuta come espressione. Ma da quasi cinque anni sembra monopolizzare i ragionamenti sui cattolici in politica. "Valori non negoziabili" è una frase che contiene in sé il senso della difesa e della sensazione di essere assediati su ciò che di più prezioso abbiamo. E per questo non mi rappresenta come cattolico. Per la prima volta l'ha utilizzata Benedetto XVI nel 2006 parlando ai parlamentari del PPE in udienza. In quella occasione era suo intento mostrare come l'Europa non potesse fare a meno di riconoscere "l'esistenza certa di una natura umana stabile e permanente, fonte di diritti comuni a tutti gli individui, compresi coloro stessi che li negano". Quindi in origine nasce come confine che definisce quale sia il comportamento cattolico in politica di fronte ad altri parlamentari che provengono da culture antropologiche diverse. Ora, al di la del fatto che questo tentativo di porre un argine sul concetto di natura sia sensato ed efficace, mi pare evidente che questa espressione abbia subito un utilizzo improprio in Italia, negli ultimi tre anni, fino a farla diventare la definizione di chi è cattolico "tout court". (...) Bene, e come si fa a definire un non cattolico in Italia? Berlusconi che vara una legge contro la fecondazione assistita, e vuole risolvere il problema degli immigrati rimandandoli a casa loro è cattolico? Bossi è cattolico visto che viene additato da mons. Fisichella come perfettamente in linea con la Chiesa sui valori non negoziabili, ma dichiara apertamente che Bagnasco non capisce nulla quando dice che il federalismo deve essere solidale? Vendola che si dichiara a favore delle coppie di fatto e cita mons. Tonino Bello sul senso del suo essere cattolico? E gli esempi si potrebbero davvero sprecare. Per dire chi non è cattolico, devo sapere prima dire chi lo è. Perciò è un circolo vizioso. E allora è evidente che questo confine "non negoziabile" serve prima di tutto a definire chi è un cattolico oggi nella società italiana. E questo sa davvero di difficoltà a definire una propria identità. E ci si rifugia dietro a questa espressione, "valori non negoziabili", per riuscire almeno in parte a tacitare il senso di sgomento nel non sapere più chi siamo. E in questo modo ha libero spazio una interpretazione di questa espressione che finisce per fare di questi valori una bandiera da difendere ed esibire per definire sé stessi, più che una vita spirituale da coltivare da cui lasciarsi trasformare. E ovviamente chi non ha il medesimo impegno concreto e le stesse modalità operative finisce per essere immaginato come non cattolico. Benedetto XVI aveva espressamente rifiutato questa interpretazione fin dal 2006: "Questi principi non sono verità di fede anche se ricevono ulteriore luce e conferma dalla fede. Essi sono iscritti nella natura umana stessa e quindi sono comuni a tutta l'umanità". E dopo di lui anche il card. Bagnasco e perfino mons. Crepaldi concordano su questo. Il principio ispiratore che definisce quali siano sono questi valori non negoziabili è il rispetto della dignità della persona umana, considerata a 360 gradi dal concepimento alla morte, in ogni situazione e condizione. E la scommessa davvero fondamentale è la capacità dei cattolici di perseguire questa unitarietà dei valori, che discendono dal rispetto della dignità della persona. Ogni riduzione è un tradimento di Cristo. Perciò davvero è assurdo contrapporre la vita alla solidarietà sociale, la natura umana alla libertà individuale. Questa sì che è la faccia più deleteria del postmoderno. (...)