già postato nell'aprile 2011



Lettera aperta a Enzo Bianchi

di padre Alberto Bruno Simoni op

Caro Enzo, le parole che ti rivolgo nascono da un senso di sorpresa che ho provato nel leggere due tuoi articoli “minori” ma per me rivelativi di una situazione, sulla quale mi permetto qualche osservazione di carattere generale. Mi riferisco a quanto dici su Jesus di aprile (Una Chiesa affaticata, “afflicta”) e su “La Stampa” del 16 aprile 2011 (Oggi alla Chiesa manca il respiro). E' la situazione che da qualche tempo va sotto il nome di “disagio” e che tu stigmatizzi in questo modo: “Non si può certo negare: molte componenti della chiesa appaiono e si dicono stanche, comunque prive di attesa”, mentre fai riferimento, citando, a “un diffuso senso di frustrazione all'interno stesso della chiesa”. Certamente nulla di nuovo, ma la sorpresa derivava dal fatto che abitualmente nei tuoi interventi di approfondimento sei esplicativo e risolutivo, nel senso che i discorsi hanno una loro positiva risoluzione innovativa; mentre questa volta prendi in considerazione non solo la “concezione ideale” della chiesa, ma la sua “espressione reale, nella sua esistenza terrestre” (Ecclesiam suam, n.43). (...) Come si legge in Lc 7,32 a proposito di “bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: «Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!»”. Sembra che si siano creati questi due mondi e se per molti anni erano quelli del flauto o dell'apparato a lamentarsi di quanti non ballavano (ripensiamo al dissenso, alla contestazione