Lo sguardo del povero
di Gérard Guitton, francescano
Si è soliti dire che chi sta più in alto getta, o abbassa, lo sguardo sull'altro. E chi occupa il posto più in basso, alza gli occhi su chi è più in alto. Sembra una cosa banale, eppure si dicono molte cose col semplice movimento degli occhi tra due persone, o di una persona di fronte ad un gruppo o ad una folla. Il vangelo parla diverse volte dello sguardo di Gesù sui discepoli. Certo bisogna che la traduzione tenga conto delle parole esatte del testo originale. Accade spesso a Gesù di abbassare oppure di alzare gli occhi, e questo esprime molte cose sui suoi sentimenti profondi. Nel racconto delle beatitudini in san Luca, lo sguardo di Gesù ci illumina sul mondo in cui si rivolge ai suoi discepoli. Gesù non presenta le beatitudini dall'alto di un monte come in san Matteo. Là ha scelto i suoi apostoli dopo aver pregato, ma subito dopo lascia la montagna e si ferma sul piano. Allora la folla si ammassa per sentirlo, una folla di povera gente senza splendore umano. Poi Gesù guarda i suoi discepoli e li designerà dicendo loro che sono poveri e che quindi sono beati: “Beati voi poveri, perché vostro è il Regno di Dio” (Luca 6,20). Non si tratta più di un ideale di vita da raggiungere, è una realtà presente: voi poveri, voi, siete beati. Ma come si può essere beati vivendo nella povertà, nella malattia, nella persecuzione? C'è perfino un certo scandalo nell'osar affermare che si può essere beati, felici, essendo poveri! Prima di rispondere a questa obiezione, esaminiamo più attentamente il testo. Non dice che Cristo guarda i suoi discepoli, ma che “alza lo sguardo su di loro”. E questo cambia tutto! In san Luca, le parole di beatitudine vengono dal basso: Gesù è nella pianura, e il vangelo precisa che sono i discepoli che vanno verso di lui: i piccoli, gli umili, i malati, le persone oppresse di questo mondo, come dice il testo “quelli tormentati da spiriti cattivi”. E questo dettaglio dà ancora più forza, addirittura più provocazione, a questa dichiarazione di beatitudine. Infatti, la traduzione del testo deve essere rispettata, Gesù si rivolge ai discepoli dicendo loro: “Beati voi poveri”, e più avanti: beati voi che avete fame, beati voi che piangete... Bisogna collegare questi tre elementi: gli occhi alzati, la povertà e la beatitudine. E poi chiedersi: ma da dove sta parlando Gesù? Dove si trova per osare dire quelle parole? Parla dal basso, dal punto più basso che si possa immaginare. Nella bocca di Gesù, l'annuncio della beatitudine fatto ai poveri è assolutamente provocante: come osare dire ai poveri che sono beati, perché quello è proprio il senso della sua parola: non un invito a diventare poveri, come vediamo in Matteo, ma un'affermazione: voi siete beati, voi poveri! Gesù non è più sul monte, ne è disceso, è in mezzo ai poveri; meglio ancora, è più in basso di loro poiché deve levare gli occhi per guardarli e parlare con loro. E questa posizione di inferiorità fisica spiega perché Gesù può rivolgersi a loro lodando la povertà. Il povero occupa sempre il posto più basso e Gesù è proprio il povero in mezzo ai poveri; anzi, è il più povero. E la povertà di cui parla Gesù, è innanzitutto la sua. Solo un vero povero può permettersi di rivolgersi ad altri poveri dicendo loro che sono beati, perché lui parla del suo essere profondo di povero che risplende di beatitudine, di felicità, come proclama san Paolo: “Da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventiate ricchi per mezzo della sua povertà” (2 Co 8,9). Nessun altro se non lui potrebbe dire certe cose, associando queste le due parole beatitudine e povertà. Per questo non può che occupare il posto più basso dell'umanità, quello dell'abbassamento rivelato dalla sua incarnazione. Nelle strade delle nostre città, passiamo spesso davanti a dei poveri seduti per terra che levano gli occhi su di noi mentre noi il nostro sguardo lo abbassiamo su di loro. Lo sguardo di Gesù ci invita ad essere attenti al modo in cui i nostri sguardi si incrociano: è sempre il povero e il piccolo che alza gli occhi verso l'altro. Come Cristo.
in “La Croix” del 1° ottobre 2011 (traduzione: www.finesettimana.org)
All'altezza del più basso
- Dettagli