Una giornalista in Consiglio pastorale
di Francesca Lozito
Cosa ci fa una giornalista in Consiglio pastorale? Ah, francamente me lo chiedo anche io che sono il soggetto in questione. Domenica scorsa in tutta la diocesi di Milano si è votato per il rinnovo di questi importanti organismi di partecipazione che hanno di certo delle declinazioni specifiche in ogni singola parrocchia o Comunità pastorale. (...) La cosa è nata assolutamente per scherzo. Ma mi aspetto di fare un'esperienza di "comunione" autentica e di certo ce la metterò tutta. Credo valga la pena di raccontarne la genesi per sommi capi. Senza prendersi troppo sul serio, che per lavoro ne ho sentite queste settimane un po' di tutti i colori. "Ah io mi ricandido perché dobbiamo rifare l'oratorio" mi ha detto una signora di una parrocchia della prima Brianza. E non posso negare che io di fronte a queste questioni di "bassa manovalanza" sono un poco spaesata: penso troppo, sono troppo poco concreta. Ma torniamo alla mia vicenda. Il prologo: fine estate, chiacchierata post cena col don dell'oratorio: "Ahahaha ma potresti candidarti per il consiglio pastorale". Mia risposta, secca: "Beh, io non vengo a scaldare la sedia, di impegni ne ho già un po'". (...) Dalla mail che ho scritto al parroco (...): "Primo: io ho fatto la Fuci quando ero universitaria e credo che il mio rapporto con gli strumenti di rappresentanza all'interno della Chiesa si sia chiuso lì. Buona palestra di mediazione, ma ho dato. Secondo: ribadisco che non vengo a scaldare la sedia. Terzo: credo che queste esperienze si debbano vivere in cordata e dunque se c'è un gruppo di persone con cui si può costruire qualcosa bene, altrimenti una singola candidatura è come la rondine che non fa primavera. (...)". Mi aiuteranno questi amici ad essere tollerante nei confronti di quei personaggi secolari e intemperanti con cui capita spesso di imbattersi in questi contesti e che anche nello specifico nostro non mancano. Porterò un po' della mia voglia di vivere una Chiesa diversa, magari un po' più aperta nei confronti di tante di quelle persone che non riescono ancora a trovarla accogliente e si fermano sul sagrato. Avremo bisogno di pregare, molto, certo, per vivere appieno quel senso di comunità, senza il quale non possiamo pensare di fare neanche un passo. L'ho appena sentito dire dal nostro nuovo arcivescovo e lo ripeto qui: "Spesso pensiamo alle nostre parrocchie come a delle aziende. E, invece, sono come delle famiglie". Le mie ansie un po' scompaiono. Mi sento ben accolta.
Fare della Chiesa anzitutto una famiglia, non una istituzione
- Dettagli