Porsi in ascolto, prima lezione per l'Anno della fede


di Maria Cristina Bartolomei

Per la Chiesa cattolica inizia l'anno dedicato ad approfondire la fede. Un tema a portata fortemente ecumenica, che unisce i credenti in Cristo, accomuna cristiani ed ebrei, e avvicina i credenti di tutte le religioni. Riscoprire la fede significa cercare di comprenderne più a fondo non solo e tanto i contenuti, ma l'atteggiamento che essa è, le sue fonti e ragioni, le sue conseguenze, cominciando innanzitutto a riflettere sulla fede con la quale si crede (a Dio: un fidarsi peculiare e diverso dalla Fiducia che si ha in altre persone o realtà, anche se non mancano punti di contatto tra i due casi), prima che sulla fede che si crede, ossia ai contenuti che la Fede crede e propone a credere. Tutto questo comporta il tornare ad attingere alla Parola di Dio dal cui ascolto è suscitata la fede. Come ha formulato il teologo Gerhard Ebeling, infatti: «La fede è la Parola di Dio che raggiunge il proprio fine».

La fede è però un tema, si può pensare, che segna anche una identità e appartenenza che distinguono e separano, se non oppongono: i credenti dai non credenti; i credenti nelle diverse religioni; gli ebrei dai cristiani, e i cristiani tra loro, giacché ognuno ha una "sua" fede, diversa. Ma una tale considerazione dipende da una insufficiente, angusta comprensione della chiamata biblica alla fede: che è innanzitutto chiamata a riconoscere che vi è un unico Dio e che tutti gli umani sono tra loro affratellati dal rapporto istituito con loro da Dio che è l'orizzonte del senso del loro essere.

Da qui discende la "Regola d'oro" dell'amore del prossimo, trasversale alle più diverse culture, e che nelle religioni è l'altra faccia dell'amore per Dio.

Dalla Scrittura veniamo istruiti a comprendere la fede come un dono e un mistero, non un muro contro cui urtare, bensì un mare di senso in cui immergerci. Però, pregiudizi, più o meno consapevoli, possono indurre a intendere la fede come l'invito e l'autorizzazione a entrare in un recinto dal quale guardare a chi è "fuori"