La sfida del Concilio per la teologia di oggi
di don Massimo Nardello, docente di teologia sistematica
Con il Concilio Vaticano II la Chiesa cattolica ha intrapreso un coraggioso e originale percorso di «aggiornamento» orientato all'approfondimento della propria fede e alla ricerca di un modo migliore di comunicarla. Ovviamente un'operazione di questa portata non poteva che creare profondi conflitti nel tessuto ecclesiale; lo dimostrano i momenti di forte tensione che si sono determinati nella stagione postconciliare. La Chiesa che esce dal Concilio è più frammentata, ma è in realtà più forte di prima perché purificata dalla riappropriazione della propria tradizione di fede, e quindi più capace di vivere il proprio ruolo di testimonianza davanti al mondo. Forse per questa ragione, durante il Concilio la teologia è stata fiorente. In quegli anni Dio ha donato alla sua Chiesa delle menti illuminate che hanno saputo nutrire della loro riflessione il dibattito conciliare. D'altra parte, è anche vero che solo una Chiesa in atteggiamento di riforma come quella conciliare poteva far maturare e poi recepire delle prospettive teologiche di frontiera come quelle messe in campo dai teologi che hanno operato in quegli anni. Già da alcuni decenni si deve rilevare un panorama ecclesiale un po' diverso. È finita da tempo la grande spinta rinnovatrice iniziata dal Concilio, per la quale alcuni vescovi hanno paragonato le loro diocesi ad una casa sempre in costruzione, ad un cantiere di vita e di lavoro. Da un po' di tempo la Chiesa sembra volersi presentare al mondo piuttosto come un «edificio finito», che non conosce più i disagi e le incertezze dell'attività edilizia in corso e che è finalmente in grado di ospitare come luogo tranquillo e sicuro tutti coloro che in essa vogliono entrare. In questo modo, però, sente meno la necessità di porsi domande radicali su come riformarsi per vivere meglio la propria fedeltà al Vangelo: un'istituzione che sente il bisogno di riflettere molto sulla propria identità dà meno sicurezze - almeno all'apparenza - di quella che si propone come già perfettamente sicura di sé. In una Chiesa di questo genere la teologia fa fatica a decollare, almeno quel tipo di teologia che si è sviluppato durante il Concilio. Oggi c'è indubbiamente una larga domanda di formazione, ma normalmente è espressiva di una richiesta di spiritualità e di formazione catechistica, e non tanto del desiderio di porre domande significative alla propria fede. La facilità con cui vengono frequentati i corsi teologici di base si accompagna infatti alla fatica di motivare le persone ad addentrarsi nelle problematiche specificamente teologiche, non di rado sentite come irrilevanti sia per la vita spirituale che per l'attività pastorale. Spesso si chiede alla teologia di limitarsi a svolgere un compito apologetico sul fronte extra-ecclesiale, per contrastare le prospettive culturali contrarie al cattolicesimo, e ad offrire una formazione di base sul fronte interno. La prima finalità la obbliga a non presentarsi nel dialogo con il mondo laico troppo frammentata in un dibattito interno; la seconda a offrire idee chiare e semplici comprensibili a tutti, pena l'essere qualificata come attività sostanzialmente inutile. Poiché la prima funzione è assolta solitamente dalle figure di teologi di maggior spicco, all'attività teologica delle Chiese locali resta sostanzialmente il secondo compito. Si comprende bene, allora, la fatica che fanno queste ultime a dedicare risorse significative alla teologia specialistica. Lasciarsi ammaestrare del Concilio significa recuperare, a fianco della preoccupazione per la presenza della Chiesa nella società, il tema del suo rinnovamento. In questo contesto la teologia potrebbe avere qualcosa di più da dire rispetto alla sua funzione apologetica e a quella catechistica. Nonostante la fatica del pensare, caratteristica della cultura post-moderna, essa potrebbe ancora stimolare i credenti, prima ancora che i lontani, a non cessare di confrontarsi seriamente con le fonti della loro fede e a mettersi così in ascolto dello Spirito per cogliere le nuove vie nelle quali egli intende guidare la sua Chiesa.
Massimo Nardello: https://sites.google.com/site/nardelloweb/
Teologia che si pone domande radicali
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