Un 2012 da “Gaudium et spes”

di Vittorio Cristelli

Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono sono le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore”. Con questa dichiarazione di principio ha inizio la Costituzione “Gaudium et spes” del Concilio Vaticano II su “La Chiesa e il mondo contemporaneo”. Un'affermazione impegnativa e discriminante che vedrei opportunamente scritta a caratteri cubitali sul frontone del nuovo anno 2012. Perché è l'anno delle attese e delle svolte, delle possibili uscite dalla crisi ma può essere anche l'anno del tracollo, del fallimento, non solo dell'Italia ma anche dell'Europa e quindi dell'entrata nel buio di un tunnel dal quale non si sa come uscire. E la Chiesa non può stare a guardare come le stelle di Cronin, asettica e ascetica, cioè con il distacco di uno spiritualismo disincarnato, ma deve immergersi, “sporcarsi” nella condivisione della melma perché diversamente non è più discepola di Cristo. Non può sedersi a parte per ricamare riti, ma i suoi stessi riti devono impastarsi con le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi. Per una ragione semplicissima che “via quotidiana della Chiesa è l'uomo”, come diceva Papa Wojtyla. Questa è la sua strada che rappresenta anche una scelta tra le tante strade che oggi vengono indicate per uscire dalla crisi. Si dà anzi il caso che questa crisi sia nata proprio perché sono state percorse altre strade e in modo particolare quella della finanza e del denaro ignorando completamente l'uomo, le persone, anche quelle coinvolte nella finanza come sono i risparmiatori. C'è un particolare nell'incipit della “Gaudium et spes” che chiede una motivazione. Si dice che i discepoli di Cristo devono condividere le emozioni di tutti gli uomini d'oggi ma “soprattutto quelle dei poveri e di quelli che soffrono”. Da questo particolare è nata la “scelta preferenziale dei poveri”. Ma perché questa preferenza? Per pauperismo ideologico? Notate bene: questa preferenza si registra anche nella storia della salvezza. Dice l'enciclica “Redemptoris Missio” che “il Regno di Dio è destinato a tutti gli uomini” e soggiunge: “Per sottolineare quest'aspetto Gesù si è avvicinato soprattutto a quelli che erano ai margini della società, dando ad essi la preferenza quando annunciava la Buona Novella”. Io in questa preferenza vedo un test di verifica se la scelta è veramente per l'uomo. Il povero infatti non è preferibile perché può dare dei vantaggi e dei riscontri economici; spesso non è preferibile perché è bello e nemmeno perché è buono. L'unica cosa che ha è quella di essere uomo, uno stame d'uomo. Un argomento che discrimina le scelte anche particolarmente in periodo di crisi. Sembrerebbe ovvio ma non lo è affatto. (...)

in “vita trentina” del 8 gennaio 2012