L'evangelizzazione dal buco della serratura
di Francesca Lozito
(...) Annovero la prima iscrizione [a Facebook] nell'ormai lontano 2008. Un rapporto di odio e amore. Di amore partecipato, condiviso e coinvolto: ho deciso di non risparmiarmi, perché penso che quando in un mezzo del genere decidi di esserci, ci devi essere e basta; non devi solo guardare. Ma anche di odio nel momento in cui ti rendi conto che c'è qualcuno che spesso lo confonde con la vita reale. In queste settimane stanno esplondendo altri tipi di social network. Primo fra tutti Twitter. Meno invasivo e più pervasivo di Facebook, c'è chi arriva a teorizzarne addirittura delle ragioni spirituali. (...) È poi di grande aiuto in questo ambito una riflessione come quella di padre Spadaro, intelligente, che ci allarga il respiro rispetto a come si muove lo scenario globale. Ma mi chiedo: quanti nella Chiesa stanno facendo lo stesso? Soprattutto con Facebook? Qualche giorno fa questo post sul blog del collega Carello ha suscitato reazioni sconcertate. Eppure io mi trovo abbastanza d'accordo. Facebook, è vero, è diventato il regno del cicaleccio. «Lo uso solo per gli avvisi per gli incontri degli adolescenti - mi ha confessato qualche giorno fa un sacerdote di pastorale giovanile -. Per quanto mi riguarda non va usato se non per questo e francamente noi sacerdoti dobbiamo stare molto attenti per come ci esponiamo. Perché, attenzione, potrebbe rischiare di diventare un mondo parallelo». E buonanotte all'incontro, quello vero, con le persone reali. (...) Non c'è forse da parte di qualcuno - sacerdoti e religiose, laici, mettiamoci dentro tutti - il rischio di confondere il virtuale con il reale? Che nascite, morti e scelte forti spesso le apprendiamo prima sul Faccialibro e poi dalla viva voce delle persone? Che si affacciano, rischiosi, tentativi di evangelizzazione dal buco della serratura. Scruto un profilo, conosco una storia. Gli offro il mio aiuto, sono convinto di poterlo salvare. Non è solo questione di nativi digitali. Ma se quella storia raccontata nel profilo non è proprio vera? Se è forzata? Attenzione, qui rischiano di entrare nel gioco delle solitudini bilaterali. Che non ci permettiamo di giudicare, ma che sono evidenti rispetto all'occhio che cade, mentre si naviga. E fanno pensare. In questi casi, che si fa? L'umanità di Gesù, di quel Gesù di cui abbiamo celebrato la nascita in questi giorni, è qualcosa di ben diverso dalla virtualità. E noi a quell'umanità dobbiamo guardare. Noi siamo quell'umanità. Anche adesso che siamo diventati 2.0. Sono convinta che se avesse avuto a disposizione il suo profilo Facebook Gesù lo avrebbe usato, sì, per lanciare il "messaggio". Ma avrebbe concesso non più di dodici amicizie. Perché il resto delle persone lo avrebbe incontrato di persona.
Incontri reali
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