A lezione di storia

di Maria Teresa Pontara Pederiva

"Senza comunione facciamo solo guerre di religione". Il tono non è quello dei proclami, forse anche un accenno di tristezza, eppure la convinzione è grande. Sono oltre due ore e mezza che ascolto - e doveva essere una "breve intervista"... - ma lo considero davvero un dono di Natale aver potuto approfondire per il settimanale diocesano l'indizione del Concilio, esattamente 50 anni fa, da uno dei testimoni trentini dell'evento. Mons. Iginio Rogger ha compiuto 92 anni l'estate scorsa ed è il maggiore studioso della nostra terra, uno cui non bastano le dita di una mano per contare le lauree honoris causa collezionate a Trento, in Italia e all'estero, soprattutto nel mondo tedesco. Laurea in filosofia e poi storia della Chiesa alla Gregoriana, docente dal '50 e uno dei primi in Italia ad insegnare anche liturgia ("non il rubricismo dell'epoca") fin dal '55. Fondatore dell'Istituto di Scienze Religiose e di quello Storico italo-germanico, è anche il massimo studioso vivente del Concilio di Trento (ha lavorato fianco a fianco con Hubert Jedin), uno che è in grado di spiegarti cosa ha detto veramente - diatriba dopo diatriba - il Tridentino e cosa è accaduto dopo, in suo nome, per gli scopi più disparati. (...) Non c'è da stupirsi se nel '64, una volta insediata la Commissione che doveva portare ad attuazione la riforma liturgica sotto la guida del card. Lercaro di Bologna, uno dei suoi membri più autorevoli, il direttore dell'Istituto liturgico di Treviri, mons. Wagner, abbia voluto al suo fianco proprio lui, nonostante la sua ritrosia a scendere di nuovo in quel di Roma (...).

Della prima Costituzione, la Sacrosantum Concilium, sulla liturgia, cita passi a memoria (...). Spazia con disinvoltura su tutte, andando poi a controllare il numero esatto (e non ne ha sbagliato uno!) in un volume che fa impallidire il mio tascabile, edizione '67, usato come testo di religione fin dal ginnasio con il nostro don Giampaolo, fresco di studi di pedagogia e catechetica all'università salesiana.

Nessuna meraviglia, ripete da allora mons. Rogger, se sulla liturgia si sono scatenate diatribe e opposizioni: nella Sacrosanctum Concilium c'è già la teologia della Chiesa che sarà poi approfondita dalla Lumen Gentium: non si può celebrare se non sappiamo chi è il soggetto che celebra e le sue caratteristiche e i Padri conciliari lo sapevano bene. E può dimostrarti come sia proprio l'ecclesiologia il tassello che mancava dall'epoca del Tridentino, e spiegarti i motivi per cui nessuno ci aveva più messo mano. Manca, a suo dire, l'umiltà di andare a leggere, di chiedere spiegazioni, di studiare, ma soprattutto è mancato in questi anni il senso della storia. "Non siamo nel contesto del Vaticano I, con le vicende legate a Porta Pia, ma qualcuno è rimasto ancora là".

Sulla liturgia lo ascolteresti per ore: era nella commissione che ha tradotto il breviario, poi in quella sui canti, si è battuto per la reintroduzione della preghiera dei fedeli che si era perduta in secoli di clericalizzazione estrema e di uso esclusivo del latino mentre ormai la gente non lo parlava più ...

Ma è l'idea di Chiesa il suo punto di forza: "non siamo ancora riusciti a capire che anni e anni di potere temporale ci hanno allontanato dal Vangelo e l'hanno fatta diventare un'istituzione che serviva per altri scopi, pensiamo solo a quanto avvenuto in America latina all'epoca della conquista spagnola". E il Concilio, nonostante la Guerra fredda e l'allora recente costruzione del Muro di Berlino, aveva saputo ridefinire veramente l'essenza della Chiesa basandosi sulla Scrittura, sui primi secoli e su quanto scritto dai Padri, eliminando con pazienza tante incrostazioni contingenti che si erano sovrapposte. Non è un'invenzione del Vaticano II l'aver parlato di "popolo di Dio", basta leggere san Cipriano e gli altri ..., ma l'avevamo "dimenticato".

E invece la Chiesa è comunione, collegialità attorno al successore di Pietro che "non può certo governare oggi come la regina Elisabetta, non II, ma I!. Ma vallo a dire a Pio IX!". E siamo in una diocesi dove il vescovo ha avuto il titolo di principe fino a neanche un secolo fa ...

"Di quante cose dobbiamo ancora domandare perdono ... di quante infedeltà a Cristo negli anni!".

In particolare per tutte le commistioni con il potere che si sono intrecciate e di cui non siamo in grado di liberarci, perché il potere è diabolico nel senso letterale del termine, e crea divisioni che si infiltrano ancora oggi quando ci ostiniamo a "leggere" la Chiesa con le categorie della politica dell'ultimo secolo, bianco/nero, destra/sinistra ... il diavolo è ben più antico di noi e pure la Chiesa, la cui memoria va oltre la storia dell'altroieri.

Ricorda sorridendo come l'anno prossimo saranno 1700 anni dall'Editto di Costantino e il 450° anniversario dalla chiusura del Concilio di Trento. Qualcuno si è fermato là o, peggio, si illude di poter tornare indietro, ma il treno della storia va avanti e Dio chiede al popolo di ogni tempo di vivere lì dove si trova. Perché "dove due o tre sono riuniti ...", là è la Chiesa, dove Cristo è presente e ci parla, oggi come ieri. Non assolutizziamo la nostra esperienza, nel tempo e nello spazio: la Chiesa nel resto del mondo o in un'altra diocesi non è meno Chiesa di noi, ma è diverso il contesto. E ogni scelta va letta e compresa con i loro occhi. Chi siamo noi per giudicare? Non costruiamo altri muri, gettiamo ponti, lavoriamo insieme. (...)