Mi hanno molto deluso queste parole: è un modo di "galleggiare" sulla realtà, e fanno sorgere il sospetto che lo si faccia per interesse. Questo non rende ragione precisamente di quell'accoglienza del "reale" e di quel "compimento dell'umano" che fanno parte dell'ispirazione originaria.
don Chisciotte
Intervista a Julián Carrón
a cura di Aldo Cazzullo
Don Julián Carrón, 62 anni a febbraio, è il successore di don Giussani. (...) E da sette anni è il capo di Comunione e Liberazione. (...)
Come fu il suo primo incontro con Giussani?
«Fu casuale, a Madrid. Sulle prime, non ne capii tutta la novità. Solo nel tempo ho percepito la differenza che Giussani portava: non nella preghiera, nella liturgia, nella riflessione esegetica, ma nella consapevolezza vissuta che il cristianesimo è un avvenimento che esalta e compie l'umano; era ciò che diventava esperienza nel rapporto coi giovani, resi capaci di stare nel reale. Accadde lo stesso a me: conoscendo don Giussani, vidi che la mia umanità veniva ascoltata e sfidata continuamente. E che la fede può incidere sulla vita. Per questo gli dicevo: "Non finirò mai di ringraziarti, perché mi hai consentito di fare un cammino umano"».
Qual è oggi la sua eredità?
«La compagnia di don Giussani è ancora nella nostra testa, negli occhi, in ogni fibra del nostro essere. Il suo insegnamento è un tesoro ancora da scoprire. Non ho altra esperienza per rispondere alle sfide della contemporaneità che quella lasciataci da lui. Cl cerca di ridestare le persone alla loro umanità, di svegliare i giovani dal "torpore", come lo definì Pietro Citati. Siamo una realtà educativa, con tantissimi ragazzi che, affascinati dall'incontro cristiano, hanno scelto di rischiare, di andare all'estero, di sparigliare le carte per trovare la propria strada».
Cl è spesso accusata di contaminarsi troppo con il mondo, di dedicarsi molto
Galleggiare
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