Castellammare di Stabia, i portatori ribelli portano il santo a omaggiare il boss
di Antonio Salvati
Gli è bastato alzare un dito per bloccare la processione proprio sotto casa sua. Pochi istanti, il tempo di lanciare un bacio a San Catello, patrono di Castellammare di Stabia. Con la stessa mano, poi, ha ordinato al corteo di muoversi ringraziando con un cenno chi gli aveva tributato quell'omaggio. Eccolo lì, malfermo ma in piedi sul balcone. Renato Raffone, 78 anni, consuocero del defunto padrino Michele D'Alessandro, guarda quel fiume di persone proseguire e nota, con la coda dell'occhio, il sindaco della città, l'ex pm dell'Antimafia Luigi Bobbio, sfilarsi la fascia tricolore, ammainare il gonfalone e abbandonare la processione. Esattamente come un anno fa.
La tradizione vuole, spiegano i portatori del patrono, che la statua di San Catello, all'uscita dello stabilimento della Fincantieri, sosti per alcuni minuti davanti alla cappella di Santa Fara, nel quartiere antico dell'Acqua della Madonna. Ma quella cappella si trova proprio sotto il balcone di Raffone e la stessa chiesetta è luogo di culto di cui si cura personalmente la famiglia del boss. «La cosa era preordinata - ha detto il sindaco - la città e la Chiesa non possono continuare a restare ostaggi di questa cultura che prevede la sottomissione ad un boss. E per questo chiedo una verifica sui portatori che si sono di fatto “impossessati” della statua anche violando le disposizioni del vescovo». Eppure un tentativo per evitare tutto questo era stato fatto. Bobbio aveva chiesto alle forze dell'ordine e alla Curia la convocazione di una riunione «allo scopo di concordare ogni idonea iniziativa volta a disciplinare lo svolgimento della processione». Inoltre era stato chiesto un elenco completo dei portatori della statua e dei componenti dell'eventuale comitato organizzatore della processione, proprio per «effettuare le necessarie verifiche». Richieste che avevano provocato la piccata replica della Curia che aveva accusato il sindaco di soffiare sul fuoco di una «polemica infondata» pur dicendosi disponibili «a collaborare con tutte le istituzioni presenti sul territorio, per cercare il vero bene della città».
Sarà, ma la sosta del santo sotto casa del boss c'è stata. L'arcivescovo, monsignor Felice Cece, non si è accorto di quanto stava accadendo visto che era in testa al corteo. «Nessuna intenzione di mancare di rispetto al santo o al vescovo, che stimo profondamente
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