Dal trattato su “I doveri” di sant'Ambrogio, vescovo

La modestia dev'essere conservata anche nel portamento, nel gesto, nell'incedere: nell'atteggiamento dei corpo appare la virtù dell'animo. Da questo l'uomo che sta nascosto dentro di noi viene giudicato o troppo leggero, spavaldo, torbido o, al contrario, serio, costante, limpido e maturo. Si può dire perciò che il nostro atteggiamento sia la voce dell'anima. Voi ricordate, o figli, che un amico, pur apparentemente raccomandabile per lo zelo nei suoi doveri, non fu accolto da me nel clero soltanto perché il suo portamento era assai sconveniente; anche un altro, che avevo trovato nel clero, fu invitato da me a non precedermi mai, perché il suo incedere insolente colpiva i miei occhi come una staffilata. E glielo dissi quando, dopo il nostro screzio, venne restituito al suo ufficio. Ebbi da eccepire soltanto questo; ma il mio giudizio non mi ingannò: entrambi, infatti, abbandonarono la Chiesa. Risultò così che il loro la mala fede era tale quale il loro atteggiamento lasciava trasparire. L'uno rinnegò la fede al tempo della persecuzione ariana; l'altro per avidità di denaro, volendo evitare il giudizio ecclesiastico, nego d'essere del clero. Nel loro portamento appariva chiara l'immagine della leggerezza, un atteggiamento da buffoni sempre di corsa.

Vi sono anche coloro che, camminando lentamente, imitano l'andatura degli istrioni e quasi le portantine delle processioni e l'incedere oscillante delle statue, sicché, dovunque muovano i passi, sembrano osservare determinati ritmi. Non giudico decoroso camminare frettolosamente, a meno che non lo richieda qualche pericolo o una legittima necessità. Infatti per lo più coloro che vanno in fretta stravolgono la faccia ansimanti. Se manca loro un giusto motivo per affrettarsi, cadono in un difetto giustamente riprovato. Non intendo parlare di quelli che camminano frettolosi per un valido motivo, ma di quelli per i quali la fretta, che non conosce sosta, diventa una seconda natura. Non approvo nei primi l'incedere come statue di numi, nei secondi il precipitarsi come saette. Merita approvazione anche un incedere che riveli serietà e autorevolezza e sia indizio d'un animo sereno, purché non vi siano ricercatezza e affettazione, ma il movimento risulti naturale e spontaneo: l'artificio non piace mai. Il movimento sia regolato dalla natura; se in essa v'è qualche difetto, un impegno attento lo corregga, in modo però che sia escluso l'artificio e non manchi la correzione.

(I, 71-76: SAEMO 13,69-71)