La festa della comunità cristiana



 


tratto da Jean Vanier, La comunità luogo del perdono e della festa, Jaca Book 1979, pp. 214 e 224


 


     La festa è come un segno di quell'aldilà che è il cielo. È il simbolo di quello a cui l'umanità aspira: un'esperienza di comu­nione.


     La festa esprime e rende presente in modo tangibile la finalità della comunità. È quindi un elemento essenziale della vita comuni­taria. Nella festa, le irritazioni nate dal quotidiano sono spazzate via: si dimenticano i piccoli litigi. L'aspetto estatico (l'estasi è «uscire da se stessi») della festa unifica i cuori; una corrente di vita passa. È un momento di meraviglia in cui la gioia del corpo e dei sensi è legata alla gioia dello spirito. È il momento più umano e anche il più divino della vita comunitaria. La liturgia della festa, armonizzando la musica, la danza, i canti con la luce, i frutti e i fiori della terra, è un momento in cui si comunica con Dio e fra di noi attraverso la pre­ghiera, l'azione di grazie, ma anche attraverso il buon cibo. Il pasto della festa è importante.


     E più il quotidiano è duro, fastidioso, e più i cuori hanno bisogno di questi momenti di celebrazione e di meraviglia. Hanno bisogno di questi tempi in cui tutti si riuniscono, rendono grazie, cantano, bal­lano, e in cui ci sono pasti speciali. Ogni comunità, come ogni popolo, ha la sua liturgia della festa.


 


     La festa è nutrimento, rinnovamento. Essa rende presente sim­bolicamente la finalità della comunità, e come tale stimola la speranza e dà una forza nuova per riprendere con più amore la vita quotidiana. La festa è un segno della resurrezione che ci dà la forza di portare la croce di ogni giorno. C'è un intimo legame fra la celebrazione e la croce. (