Cosa fa poi la Samaritana, icona della chiesa missionaria?

Corre in città.

Abbiamo appena ascoltato un canto splendido: «Andiamo a costruire la città dove avanza il deserto, strutture di giustizia inventeremo; chi ha fame, chi ha sete accoglieremo in fraternità».

Ecco, questo significa correre verso la città: amare il mondo, perché anche noi siamo mondo.

Immagino che la maggior parte di noi avrà cominciato a leggere in profondità la Christifideles laici. Cosa ci dice il papa? Il mondo è la vigna in cui siamo mandati! Andiamo, amiamolo il mondo! Facciamogli buona compagnia, perché la chiesa è per il mondo, non per se stessa! La chiesa è per il mondo: segno nel mondo. Il mondo cresce a dismisura. Ormai è fatto di 5 miliardi e 200 milioni di persone. I cattolici sono 870 milioni, i cristiani 1 miliardo e 600 milioni circa. Vedete che sproporzione tra la crescita del mondo e quella della chiesa? Ma sì, perché la chiesa non coinciderà mai col mondo; è segno e lampada delle nazioni, che deve passare in mezzo al mondo, annunciando ad alta voce che Gesù ci vuole bene e che non si è stancato di noi.

Questo humus dobbiamo seminare nelle nostre città. Dobbiamo metterci agli incroci, lì nelle piazze dove si incontrano le culture, non per annettercele, non per conquistarle, ma per pasqualizzarle, per cresimarle: per cresimare il mondo.

Laici, cresimate il mondo! Lo Spirito di Dio è sceso su ciascuno di noi. Lui è il crisma. Gesù, poi, l'ha fatto scendere su di noi: sul papa, sui vescovi; e dai vescovi l'olio, il crisma, scende sui credenti, con la cresima. E dalle vostre mani il crisma deve andare sul mondo.

Imbrattate il mondo del sacro crisma, dell'unzione di Cristo le realtà terrene: lo sport, il lavoro; tutto ciò che fate deve esserne unto.

Questo significa andare in città, pasqualizzare il mondo. Non è annettercelo, ricompattarci, fare gli squadroni per dire «siamo i più forti».

Amare la città: questa è la chiesa missionaria, che ha un grande rispetto delle strutture, che confida anche nell'intelligenza del mondo, degli altri.

Noi come chiesa dobbiamo giocare come serva del mondo, non come riserva.

No, non facciamo il braccio di ferro con le strutture sociali; noi non possiamo dire al mondo: «Siamo i più forti perché abbiamo promosso e allestito le case per i tossicodipendenti; siamo i più bravi perché i terzomondiali li accogliamo». No, la chiesa è serva del mondo, non riserva. E se qualche volta siamo chiamati a giocare come riserva del mondo, dobbiamo scendere in campo con l'animo di chi spera che il titolare entri subito e prenda il nostro posto.

Comprendete? Noi dobbiamo lavare i piedi al mondo, e poi lasciarlo andare dove Dio vuole, dove lo Spirito lo spinge. Ecco la chiesa!

Mi auguro che l'amitto che indosso possa presto essere rovesciato e diventare un grembiule. Vedete, basta sfilare queste striscioline!

Accidenti, le ho annodate bene! Però bisogna sfilarle, per cingerci dell'amitto come fosse un grembiule. Auspichiamo la chiesa del grembiule: serva del mondo, che si piega ai piedi del mondo ma con grande fiducia.

Fratelli miei tutti, se saremo capaci di fare questo, sono convinto che saremo davvero chiesa missionaria, una chiesa che si lascia cioè condurre dallo Spirito.

mons. Tonino Bello, Missione. Anche tu!, 40-43