Stasera pane e acqua. Il ritorno del digiuno

di Lorenzo Fazzini

L'amministratore apostolico dei cattolici di Tbilisi, monsignor Giuseppe Pasotto, ha spiegato di recente al sito MissiOnLine.org come vivono la quaresima i 50 mila cattolici del Caucaso: «Mercoledì delle Ceneri e venerdì santo a "pane e acqua"; ogni mercoledì e venerdì solo il pranzo, niente cena; chi può, non mangia mai carne per tutta la Quaresima».

La "straordinarietà" (percepita da più parti) di tali scelte fa sorgere una domanda, non scontata bensì attuale: ma oggi i credenti digiunano ancora nella preparazione alla Pasqua? È ancora osservato il precetto dell'«astinenza dalle carni»? E, più in generale, il senso cristiano della penitenza rimane vivo o viene scalzato da un certo buonismo "pastorale"? Esperti e teologi interpellati sulla questione variano le loro considerazioni al riguardo. (...)

Il giudizio di padre Antonio Spadaro, direttore de "La Civiltà Cattolica", è netto: «Fare penitenza in Quaresima significa imparare a vincere le passioni momentanee per ricordarci dell'essenziale, vivere i quaranta giorni di deserto col Signore e non con noi stessi. Credo che stiamo perdendo questa abilità dello spirito cristiano. La vita diventa una sorta di centro commerciale dove l'attenzione è sempre desta e catturata da beni di consumo».

Si badi bene: per il gesuita siciliano «la penitenza cristiana non è una sorta di autoflagellazione né un'ascesi fine a se stessa, ordinata all'equilibrio di una vita più sana. Tale equilibrio è già importante, ma il cristiano ha una intenzionalità molto più radicale: la conversione decisa a Dio, l'orientamento a quelli che la liturgia chiama "beni eterni" contrapposti a quelli di consumo».

Cettina Militello, una delle prime teologhe italiane, oggi docente al Marianum di Roma, conferma la percezione della «perdita della dimensione penitenziale come palestra di autoriconduzione ai valori veri. Ciò si inscrive nella cesura della fede, ovvero la rottura della trasmissione della fede che è un tutt'uno con la perdita culturale di un modello austero del vivere, del parlare, dell'agire». La crisi economica in atto sta causando alcuni "digiuni obbligati": «Va sottolineato che per tanti l'idea di una festa continua viene messa in discussione dalla crisi. Bisogna fare i conti e ci vanno di mezzo il divertimento, il cibo ricercato, i vestiti firmati