Quell'ossessione identitaria radicalmente anticristiana

di Giannino Piana

Al di là degli aspetti folkloristici nei quali rientra il rinvio a una forma di religiosità pagana con un proprio rudimentale simbolismo e una propria ritualità - si pensi soltanto al battesimo nel Po, il dio Eridano - la Lega Nord si presenta come un movimento o un partito che si fa paladino della religione cattolica, sia tutelandola, in quanto fattore fondamentale della cultura occidentale, dalle incursioni sul territorio di altre religioni - soprattutto dell'islam - sia istituendo una sorta di simbiosi con le espressioni più popolari di essa. Ma esiste davvero una vicinanza tra Lega e Chiesa cattolica o, più in generale, tra Lega e cristianesimo? O si tratta, più semplicemente, di un uso strumentale della religione in funzione di un progetto politico? Per rispondere a questi interrogativi è necessario esaminare i contenuti dell'ideologia leghista, e in particolare il quadro di valori al quale essa fa riferimento. Ora, ciò che appare immediatamente evidente a chi si accosta a tale ideologia è il suo radicamento in un'etica (se pure di etica si può parlare) tribale (o clanica), espressione di un comunitarismo chiuso caratterizzato da una forma di appartenenza totalizzante ed escludente. L'altro, sia esso il meridionale - il federalismo è concepito come l'anticamera della secessione alla quale la Lega Nord non ha mai rinunciato - o l'extracomunitario, è considerato come «nemico», come colui che attenta alla propria identità e ai propri privilegi. Quella che Francesco Remotti definisce «l'ossessione identitaria», nel suo libro omonimo L'ossessione identitaria, Laterza, 2010, si intreccia con la presunzione della superiorità della cultura occidentale, con l'affermarsi di una forma di «etnocentrismo» che si traduce nell'assunzione di atteggiamenti di disprezzo delle altre culture, fino alla caduta nella xenofobia e nel razzismo. Il sospetto e l'ostilità verso il «diverso» è frutto di una strategia difensiva, che rifiuta ogni confronto ritenuto una minaccia alla propria stabilità, anziché un'occasione di reciproco arricchimento. A determinare lo sviluppo di questa mentalità ha concorso (e concorre anche adesso), da un lato, il fenomeno della globalizzazione, che alimenta processi di omologazione culturale - è sufficiente richiamare qui l'attenzione sull'egemonia del modello americano - con lo svuotamento delle culture locali; e, dall'altro, la paura di tradizioni religiose e sociali compatte, come quella islamica, che, grazie alla loro massiccia presenza sul territorio, possono modificarne radicalmente i connotati. Questi atteggiamenti e questi comportamenti sono tuttavia agli antipodi della prospettiva universalistica propria del messaggio cristiano. Alla solidarietà verso tutti, fondata sull'uguaglianza di ogni uomo in Cristo e al comandamento dell'amore, che implica l'inclusione anche del «nemico», si sostituisce una forma di particolarismo, che si radica in sentimenti egoistici e che fa riferimento a concetti come quello di «clandestinità», che esulano del tutto da una visione cristiana dell'esistenza Il cuore della morale evangelica consiste infatti nel «perdere la propria vita», nel far prevalere l'interesse dell'altro vivendo nell'attitudine del servizio; consiste nel riconoscere che la terra è di tutti e che le sperequazioni esistenti sono il risultato di una situazione di ingiustizia che chiama in causa la responsabilità di ciascuno, a partire da chi ha di più. Per queste ragioni sorprende che molti che si dicono «cristiani» mettano tranquillamente insieme, senza avvertirne l'incongruenza, la partecipazione all'Eucaristia (il sacramento per eccellenza della comunione universale) e l'adesione alla Lega. Così come sorprende che le zone dell'Italia settentrionale tradizionalmente definite "bianche", perché legate in passato al partito dei cattolici e con la più alta percentuale di aderenti alla Chiesa, si siano trasformate in zone nelle quali sussiste il numero più alto di «camicie verdi». Il consenso nei confronti della Lega è spesso dovuto a reazioni emotive, generate dalla paura di fronte a una situazione di grande complessità come l'attuale. Ma non si può negare che la scarsa percezione della contraddizione esistente tra Lega Nord e cristianesimo sia conseguenza di una mancata penetrazione del messaggio evangelico nelle coscienze. Si può tranquillamente dire che essa sia, in altre parole, l'esito di un cristianesimo sociologico, incentrato più sulla tradizione che sulla convinzione, e per il quale l'appartenenza alla Chiesa cattolica si riduce a una mera realtà di facciata, che non modifica in profondità la propria vita incidendo sulle scelte quotidiane. La nuova evangelizzazione deve allora partire di qui. L'effetto più devastante del secolarismo sta nell'aver concorso a diffondere una concezione individualistica e auto-referenziale della vita, che ci rende indifferenti verso il bisogno dell'altro e che cancella ogni tensione solidale. Occorre" quindi reagire con tutte le proprie energie e forze nei confronti di questo clima perverso, riproponendo con forza l'attenzione privilegiata verso chi è più debole e ha pertanto più bisogno di aiuto. La «stranierità» è una categoria che appartiene costitutivamente all'esperienza dell'uomo biblico. Per questo l'ospitalità nei confronti dello straniero è considerata in Israele - come del resto in molte altre civiltà presenti in quello stesso periodo nel bacino mediorientale del Mediterraneo - un dovere sacro al quale non è possibile derogare. Il rifiuto di fare proprio questo dovere, così com'è sancito dalla Lega, non è dunque soltanto un comportamento anticristiano, ma è un vero e proprio atto di inciviltà. Quanti si professano credenti, infine, non possono dimenticare che, nel giorno del giudizio finale, saranno interrogati sulla capacità che avranno dimostrato - con i fatti e non solo con le parole - di saper rispondere alle domande pressanti dei fratelli che erano nel bisogno e invocavano la loro solidarietà: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, (..,) perché (...) ero straniero e mi avete accolto. (...) Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, (...) perché ero straniero e non mi avete accolto» (Mt 25, 34-43).

in “Jesus” n. 3 del marzo 2012