Vivere da soli porta alla depressione

di Emanuela Di Pasqua

L'uomo è un animale sociale e vivere da soli non è così naturale, anche se ormai sembra essere un trend in piena crescita, coinvolgendo ragazzi, adulti e anziani. Anche quando si è giovani e forti e si vive una vita lavorativa intensa rientrare a casa senza nessuno con cui parlare porta alla lunga a un sentimento di tristezza profonda e a un isolamento pericoloso secondo i ricercatori finlandesi .

Le persone che vivono la propria vita in solitudine soffrono infatti molto di più di forme depressive rispetto a coloro che vivono in famiglia e la solitudine aumenta dell'80 per cento la propensione a patologie dell'umore. Lo sostiene uno studio finlandese condotto su un campione di 3500 persone che ha seguito i volontari per ben sette anni e i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista BMC Public Health. La ricerca, guidata da Laura Pulkki-Raback dell'Istituto finlandese della Salute Occupazionale, denuncia anche un aumento vertiginoso delle vite solitarie, che negli ultimi 30 anni sono raddoppiate. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna una persona su tre abita da sola, mentre in Canada il 26,8 per cento delle case sono occupate da un solo individuo.

A rendere unica questa ricerca è la scelta del campione, costituito da 1695 uomini e 1776 donne con un'età media di 44,6 anni. Una popolazione giovane dunque, produttiva e meno bisognosa degli anziani, per i quali la vita da single potrebbe essere anche piacevole. Ma non è così o quantomeno non lo è fino in fondo, soprattutto nel lungo periodo. I ricercatori hanno seguito i volontari dal 2000 al 2008, chiedendo loro un resoconto continuativo riguardo allo stile di vita, al consumo di alcolici, al clima lavorativo, allo status, alle condizioni della casa e allo stipendio. Incrociando le risposte con i dati del National Prescription Register riguardo al consumo di antidepressivi gli psicologi hanno notato un link evidente tra le vite solitarie e l'acquisto di regolatori dell'umore. Senza contare che agli studiosi sono sfuggiti chiaramente i depressi non in cura, impossibili da intercettare e magari anche inconsapevoli e pertanto i dati, come evidenzia Pulkki-Raback, sono sottostimati.

I potenti effetti collaterali dell'isolamento sociale nelle persone anziane sono stati spesso indagati, rilevando che a una certa età abitare soli può comportare elevati rischi di malattie mentali e di emarginazione e una maggior propensione a patologie invalidanti. Il valore aggiunto della ricerca finlandese sta nell'aver sottolineato che la solitudine non è un problema che riguarda solo la popolazione più vecchia. Avere la possibilità di relazionarsi con un famigliare tra le mura domestiche mantiene vivi, regala un supporto psicologico importante e un profondo senso di integrazione sociale. Anche nei casi in cui i famigliari in questione non sembrano usciti dalla pubblicità del Mulino Bianco.