Via il rosso, talare da missionario
di Luigi Accattoli
Ha semplificato le vesti e i paramenti delle celebrazioni; indossa una talare (tonaca) bianca come farebbe un domenicano o un missionario in Africa, porta la croce pettorale e l’anello di quand’era cardinale.
Per la messa di Lampedusa (8 luglio) gli avevano preparato un altare e una croce con il legno recuperato dai barconi naufragati e pareva trovarsi a suo agio meglio che in San Pietro.
Andando a celebrare a fine agosto nella chiesa di Sant’Agostino, in Roma, fu visto scendere dall’auto con la mitria sotto il braccio, la stessa di quando visitava le periferie di Buenos Aires.
Ha tolto dalle vesti papali la mozzetta (mantellina) rossa, il rocchetto (sopravveste merlettata che arriva a mezza gamba) e lo stolone delle attività di protocollo.
Non calza le scarpe rosse tipiche dei Papi. Usa le stesse scarpe nere con lacci con le quali è arrivato a Roma per il conclave.
Non ha mai usato il «saturno» e il «camauro», cioè i copricapi tradizionali già semiabbandonati ma che Benedetto aveva ripreso alcune volte.
Nelle giornate fredde di questo inverno è uscito sulla piazza con un cappotto bianco e si è protetto il collo con una sciarpa bianca, ma non ha mai usato il mantello rosso che piaceva a Papa Wojtyla.
Il desiderio di semplificazione di Francesco riduce tutto al bianco, essendo bianche le due uniche aggiunte alla veste che ha mantenuto, cioè la fascia pettorale e lo zucchetto.
Anche Benedetto lasciando il Papato aveva smesso la mozzetta rossa, le scarpe rosse, il rocchetto, lo stolone, mantenendo la sola talare bianca ed ecco che i due papi appaiono quasi identici quando li vediamo inginocchiati l’uno accanto all’altro, fatti simili da scelte individuali che vengono a costituire una gara di spoliazione.
in “Corriere della Sera” del 9 marzo 2014