«Maometto nasce due secoli dopo il tempo di Sant'Ambrogio e non vi è quindi nell'opera del santo nulla che si riferisca direttamente al nostro tema, ma è interessante notare che la comunità di Ambrogio era una comunità religiosamente minoritaria. Due terzi della popolazione che in quel tempo abitava nella zona di Milano non era cristiana. Eppure "sembra che a Milano non esistesse un ministero organizzato per l'evangelizzazione dei pagani… Nel "De officiis ministrorum" Ambrogio non dà alcuna istruzione ai chierici per il lavoro di conversione dei pagani" (cf V. Monachino, S. Ambrogio e la cura pastorale a Milano nel secolo IV, Milano 1973, 48). La via ordinaria per la quale essi venivano a conoscenza del cristianesimo era la frequenza libera alla predicazione, aperta a tutti, i colloqui con il vescovo come nel caso di Agostino e specialmente il contatto con i cristiani e la loro condotta esemplare. Ambrogio poneva la sua cura nel far progredire la comunità cristiana come tale; per mezzo di essa, e non con un ministero organizzato, avveniva l'influsso sui pagani. 
Non dunque un proselitismo invadente, bensì l'immagine di una comunità plasmata dal Vangelo e dall'Eucaristia, zelante nella carità, libera e serena nel suo impegno civile quotidiano, coraggiosa nelle prove, sempre piena di speranza. È questa la nostra forza principale oggi, in un mondo secolarizzato, e questa forza è quella delle origini, quella della Chiesa di Sant'Ambrogio e della Chiesa dei nostri giorni».
Carlo Maria Martini, Noi e l'Islam, 6.12.1990, 4