«Il successo che Gesù riscuote tra le persone è dovuto, per i capi, solo all'ignoranza di queste. Non si pensa minimamente che egli è la Verità e la vera Legge di vita. A guardar bene le cose, sono i responsabili dei giudei che non conoscono la legge, tanto che uno di loro, Nicodemo, dimostra con coraggio l'illegalità del loro comportamento: "La nostra legge condanna forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere che cosa ha fatto?" (Gv 7, 51). Essi, cioè, avendo già deciso l'uccisione di Gesù e cercando ogni occasione per eseguire il loro progetto, hanno condannato il Nazareno contro la legge di Mosè, che richiede prima di tutto un regolare processo (cf. Lv 19, 15; Dt 1, 16-17; 19, 15-20). Nicodemo, che era stato da Gesù di notte (Gv 3, 2) e si era aperto alla sua parola, è il solo che chiede di procedere secondo giustizia. La legge vuole che si ascolti Gesù e si valuti la sua missione. Ma i capi, forti della Scrittura, che non pone l'origine del Messia in Galilea, passano oltre la protesta di un loro collega e gli replicano: "Sei forse anche tu galileo? Studia e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta" (Gv 7, 52). L'oscurità dell'origine di Gesù, la semplicità della sua vita di Nazareth, è uno dei motivi per cui non si dà credito a Gesù».
Giorgio Zevini, Vangelo secondo Giovanni, 247