«Qualche parola ora sulla vanità, la vanagloria, cioè la voglia di piacere agli altri o la paura di dispiacere, il desiderio di essere approvati, sostenuti, lodati (cfr Gv 5,41-44; 12,42-43).
La vanità è qualcosa di insito anche in ciascuno di noi.
Il desiderio del riconoscimento altrui non è del resto solo negativo: abbiamo bisogno, per vivere, dell'apprezzamento degli altri e di sostenerci reciprocamente in questo modo; il bambino non cresce senza la lode e l'incoraggiamento dei genitori.
La trappola scatta quando la ricerca dell'apprezzamento giunge al punto da farci calpestare la verità. E certamente non è lontano da noi questo pericolo, soprattutto quando si ha responsabilità di altri ed è facile lasciarsi vincere dagli idola theatri».
Carlo Maria Martini, Le tenebre e la luce, 88-90.