La bacheca parrocchiale? Parla di noi
di Diego Andreatta
La visita estiva che ti porta ad entrare nelle chiese delle località turistiche riserva non poche scoperte: "Parrocchia che vai...", comunità cristiana che trovi. E il primissimo contatto visivo sta proprio lì, appeso nell'atrio, dove cerchi gli orari delle più vicine Messe festive o prefestive. È la bacheca parrocchiale - più o meno delimitata, più o meno ordinata - che ti offre subito anche informazioni essenziali sulla dedicazione dell'edificio o sulla presenza di comunità religiose. Se non hai fretta, ti fai prendere dall'accattivante invito ai ragazzi del paese per il Grest estivo (ma guarda che ambientazione originale!) o dal mosaico dei gruppi parrocchiali con il recapito dei referenti: lo specchio dell'effervescente vitalità di quella comunità.
In molti altri casi, la bacheca è spenta: ecco logori manifesti delle giornate invernali che non sono mai stati sostituiti, oppure locandine risalenti all'epoca del piombo in tipografia, di fresco c'è solo il calendario settimanale, ogni giorno i suoi morti da ricordare nella Messa.
Questa cronica noncuranza ti fa passare oltre, anche se è probabile che molti cristiani "della soglia" o visitatori occasionali buttino l'occhio proprio lì, per capire che cosa si fa o non si fa nelle chiese oggi.
Un altro riflesso di questa disattenzione al valore-bacheca si rintraccia nell'eccesso opposto, tipo horror vacui: la giustapposizione - puntina da disegno sopra puntina di disegno - di qualsiasi testo scritto passi dalla sacrestia: dai tornei del Csi alle feste della Pro Loco. Per non dire della locandina (è stata lo spunto per questa riflessione) incollata pochi giorni fa all'ingresso dell'antica parrocchiale di un'accogliente cittadina marinara delle Marche: segnalava la visita settimanale ad un "Antico Frantoio del Seicento", ma la proposta dichiaratamente enogastronomica sembrava avulsa da intenzioni pastorali, a meno che l'olio non fosse utilizzato metaforicamente per "curare le ferite" nell'Anno della misericordia.
Senza scadere negli avvisi comici (circolano da anni nel web e uno dice: "Il coro degli ultrasessantenni verrà sciolto per tutta l'estate, con ringraziamenti di tutta la comunità"), il discorso si fa serio se riportato ai fondamentali della nuova e vecchia comunicazione. Come riusciremo a tener aggiornato il sito web parrocchiale, se non riusciamo a rinfrescare la bacheca? O ancora: se riusciamo a dedicare qualche ora all'opportuno addobbo floreale non riserviamo qualche minuto a fare pulizia nella nostra bacheca? Essa parla di noi, ci presenta all'uomo di oggi che sbircia dal sagrato, ripropone una comunità viva a chi torna in chiesa in cerca forse di un secondo annuncio.
Perché non "progettare" una bacheca ordinata e graficamente accattivante, con alcuni richiami vivaci o segnalare una disponibilità al dialogo, un centro d'ascolto a cui rivolgersi? Forse non sarebbe esagerato - oltre a cercare il giovane smanettone o il pensionato informatico che possa tener vivo il sito parrocchiale - pensare anche ad un volontario che si dedichi alla bacheca parrocchiale, un piccolo ministero...
Già trent'anni fa in un corso sulla comunicazione sociale in seminario, un docente parroco invitava a valorizzare questo strumento come autopresentazione, biglietto da visita di una comunità che annuncia e va in uscita: in formato elettronico o sulla facciata della chiesa, quel consiglio non appare superato.