Il vangelo delle messa ambrosiana di oggi: «Gesù diceva anche questa parabola: "Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: 'Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?'. Ma quello gli rispose: 'Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai'”» (Luca 13, 6-9).
Capisco lo stile complessivo di Gesù, ad imitazione di quello di Dio Padre: la cura personalizzata, la promozione degli slanci di bene (anche quelli minimi), l'attesa attiva e misericordiosa.
Ma non intendo questo brano come quello eccelso per riassumere tutto il suo ministero: anche Lui ha avuto i momenti in cui ha sferzato i suoi, quelli in cui è stato più delicato, quelli in cui ha dovuto serrare i ranghi del suo gruppo, quelli in cui ha spalancato le braccia.
Tantomeno intendo questo brano come la magna charta della pastorale della chiesa cattolica. Purtroppo però così è stato ed è, specialmente in Italia: continui rinvii, tiepidezze, interpretazioni benevole di pratiche inaccettabili, deleghe dalle decisioni doverose qui e ora.
In base ad una lettura semplicistica e interessata di questo vangelo ci si sentirebbe autorizzati a chiudere non solo un occhio, ma addirittura due: se si tratta ingenuamente di "aspettare", si possono "attendere passivamente" i preti e i sindaci che fanno i funerali solenni e le processioni ai mafiosi, i politici che mandano in rovina la propria nazione, gli imprenditori disonesti, i lavoratori incapaci, i professionisti incompetenti, i cresimandi che se ne sbattono, gli adolescenti che si fanno le canne, i genitori irresponsabili, i perditempo nei bar, le autorità dispotiche...
Sarebbe la fine di ogni intervento educativo e di ogni azione pastorale.
Ma così non è! Un'attenta lettura della parabola (senza cadere nell'allegoria) rivela alcuni aspetti non scontati: l'albero infruttuoso viene definito uno sfruttatore del terreno; il vignaiolo si impegna a zappare e mettere il concime; il tempo della dilazione è quantificato in un altro anno... e non si tratta di un rimando all'infinito; al termine di questo tempo, se non si troveranno frutti, è contemplata la possibilità di tagliarlo.
Rabbrividisco al pensiero che questa parola valga anche per me e per il cammino di conversione che mi attende, non dilazionabile.
Ma non accetto che si faccia passare Gesù per un sempliciotto, che lascia le pratiche sulla scrivania almeno sei mesi, così si risolvono da sole... cioé non si risolveranno mai!
don Chisciotte Mc