Non mi sono mai piaciuti né l'horror né lo splatter.
Anche per questo non li ho mai applicati alla spiritualità cristiana: non credo che il primo e principale attore della redenzione sia stata la "quantità" di sofferenza subìta da Gesù Cristo.
La disarmante sobrietà con cui i vangeli descrivono le sevizie da lui subìte ci indicano la strada: non è il "quanto", ma il "come", il "perché", il "per chi".
E se ancora qualcuno fondasse la sua fede nella salvezza cristiana sul "quanto" ha sofferto Gesù (cfr certe presentazioni della Sindone o le scene di "The Passion"), si rilegga in questi giorni cosa ha subìto una delle migliaia di persone che quotidianamente sono torturate.
"Sette costole rotte, segni di scosse elettriche sui genitali, lesioni traumatiche e tagli inferti con lame affilate su tutto il corpo, lividi e abrasioni e anche un'emorragia cerebrale. Tagli sul naso e le orecchie. Segni di coltellate e percosse concentrati soprattutto sulla testa e la schiena. Contusioni e bruciature di sigarette su tutto il corpo. Una morte lenta. Il corpo avrebbe ceduto per dissanguamento, come risultato delle violente percosse".
Tutti devono avere il nostro massimo rispetto e un senso di profonda gratitudine per l'immenso valore di ciò che sopportano (spesso per la giustizia).
Se ad uno di questi condannati io riconosco il titolo di "Mio Salvatore" è per un motivo che abbraccia e avvolge queste indescrivibili sofferenze fisiche.
don Chisciotte Mc