«Esiste una lunga, spessa muraglia, che separa in due campi chiusi la Chiesa e la società umana. Il primo compito sacerdotale dei nostri giorni è di prendere coscienza di questo fatto e guardare il mondo in faccia [...]. Il prete d'oggi si chiede: di fronte a questo orizzonte che il fumo delle officine oscura, di fronte a queste università e questi laboratori nei quali nascono tanti problemi e tante scoperte, che devo fare?». «Il dolore, l'angoscia dei preti di oggi è di sentire che il 'paese reale' vive e si costruisce senza di loro e che essi vi sono estranei. Quando si esaminano, prendono coscienza che l'essenziale del loro ministero è consacrato al gregge dei fedeli. Ma con questa differenza, che la proporzione si è rovesciata: è alle pecore perdute che occorreva andare ma, di fatto, sono le pecore che restano quelle che occupano gran parte delle loro giornate». «La cristianizzazione di questo nuovo mondo, il moderno mondo urbano, richiede un completo rinnovamento intellettuale; ci vorrà forse del tempo per riuscire a disfarsi degli antichi metodi, propri della cristianità medievale».
card. E. Suhard, Il prete nella società. Lettera pastorale per la quaresima 1949. Le Prètre dans la Cité, Lahure, Paris 1949, 40.