L’umanità come ditta di trasloco
di Franco Arminio
È in atto un gigantesco esodo, il più grande della storia. Non mi riferisco al dramma delle migrazioni dal Sud al Nord del mondo, non mi riferisco al genocidio silenzioso causato dai sessanta milioni di persone che ogni anno si traferiscono verso le metropoli. L’esodo a cui mi riferisco è insieme serissimo e frivolo, e forse più che un esodo dovremmo chiamarlo trasloco. Si cambia casa, si va a vivere in Rete, dal condominio reale al condominio digitale. È una cosa che sta avvenendo sotto i nostri occhi. Pure io sto traslocando e mentre scrivo questo articolo faccio un pezzo di trasloco, come se impacchettassi un lampadario da accendere nella nuova casa. Il trasloco avviene nei bar, per strada, nei treni, ovunque si vede un essere umano con un cellulare in mano: li chiamiamo ancora telefonini, ma sono dei tir dentro i quali ci sono tutte le nostre masserizie.
 
Dove andiamo? Abbiamo una terra promessa? C’è un Dio da seguire, ci sono tavole di una nuova legge? Niente di tutto questo. Si migra nella Rete perché qualcuno l’ha creata. Forse l’umanità quando ha capito di non poter colonizzare altri pianeti, ha deciso di creare qui sulla terra un pianeta parallello. Per arrivarci basta muovere le dita su un piccolo apparecchio elettronico ormai alla portata di tutti: tutto si può dire tranne che la Rete sia il regno dei ricchi, dei potenti. L’umanità in trasloco è composta da bidelli e avvocati, da operai e governanti, da casalinghe e intellettuali. Si procede alla spicciolata, le rotte dell’autismo corale sono infinite, ognuno avanza per la sua strada. C’è chi non è ancora partito. Ogni tanto c’è anche qualcuno che (continua: http://www.doppiozero.com/materiali/lumanita-come-ditta-di-trasloco)