«Con il chiacchiericcio allontaniamo la gente dalle parrocchie. Alcuni hanno la lingua lunga come i serpenti. Un parroco diceva una volta che alcuni fedeli potevano fare la comunione dalla porta della chiesa talmente era lunga la loro lingua. (...) Il linguaggio dei cristiani è speciale: non devono parlare in latino. È il linguaggio della dolcezza e del rispetto. E questo può aiutarci a pensare a come è il nostro atteggiamento di cristiani. E’ di dolcezza o di ira? O amaro? È tanto brutto vedere quelle persone che si dicono cristiani ma sono piene di amarezza. Il linguaggio dello Spirito Santo è dolcezza e rispetto. Ci insegna a rispettare gli altri. Il diavolo che sa come indebolirci fa di tutto perché il nostro linguaggio non sia di dolcezza e rispetto anche dentro le comunità cristiane. (...) Quanta gente si avvicina a una parrocchia cercando questa pace, questo rispetto, questa dolcezza e incontra lotta interna tra i fedeli. Invece della dolcezza e del rispetto incontra le chiacchiere, le maldicenze, le competizioni, le concorrenze, uno contro l’altro. Incontra quell’aria non d’incenso, ma di chiacchiericcio e quindi dice: “Se questi sono cristiani preferisco rimanere pagano”. E se ne va deluso perché questi non sanno custodire lo Spirito. Perché con questo linguaggio di farsi vedere, d’invidia, di gelosia allontaniamo la gente. E non lasciamo che il lavoro che fa lo Spirito rimanga. (...) E' il fatto più comune delle nostre comunità cristiane. Quando incensavo la Madonna ho abbassato lo sguardo e ho visto il serpente che la Maria scaccia. Una comunità cristiana che non ha il linguaggio della dolcezza e del rispetto è come quel serpente che ha la lingua lunga. È il chiacchiericcio che distrugge le nostre comunità cristiane. Questo mi fa male al cuore. È come se tra noi si gettassimo pietre uno contro l’altro. È un carnevale questo. Non dovete rattristare lo Spirito Santo con questo atteggiamento. Il vostro sia di dolcezza e rispetto».
papa Francesco, visita a una parrocchia romana, 21 dicembre 2017