Abbiamo terminato le settimane della proposta educativa denominata “Oratorio Estivo”.
Una volta la parola “oratorio” identificava un luogo: all’origine un luogo di preghiera (dal verbo latino “orare”, pregare); poi si è orientato come luogo di preghiera dedicato ai ragazzi; con l’impulso di don Bosco, nei luoghi raggiunti dai Salesiani e nelle regioni del Nord Italia sono note delle grandi strutture (campi da gioco, sale, cappella) denominati sulla mappa “oratori”. Da qui l’espressione: “Vai all’oratorio”, complemento di moto a luogo.
Nella toponomastica attuale, non sono più tanti quelli che riconoscono questo nome come indicante un luogo; dobbiamo anche riconoscere che pochi sono coloro che scelgono l’Oratorio Estivo perché è “oratorio” (luogo cristiano in cui si prega, cioè si riconosce la Presenza di Dio e si desidera stare con Lui).
Ciò che ancora mi colpisce (ed è bene che mi colpisca ancora!) è che questo atteggiamento di indifferenza prende anche coloro che definiremmo “vicini alla Chiesa” o che da anni conoscono le nostre iniziative. Lo traduco così: se la parrocchia l’anno prossimo proporrà un “Oratorio Estivo” (tra mille virgolette) senza tema, senza preghiera, ma con tanta laica “accoglienza”, tempi distesi, nessun richiamo o sgridata, prezzi bassi come sempre… io credo che la maggior parte dei genitori e degli animatori non avrebbe nulla da eccepire e forse non si accorgerebbe della differenza.
Sì, sono provocatorio – e a lungo andare anche esserlo sempre sgonfia la portata eversiva delle mie parole – ma io soffro questa perdita di identità, che non è relativa solo all’Oratorio estivo, ma ad ogni cosa e relazione: si può essere tutto e il contrario di tutto, con una superficialità che impaura e scoraggia chi come me ha una certa età.
Chi cerca di tenere salda la propria identità sa dove andare e si trova altrove ciò che nelle parrocchie non trova più.
A diciotto anni io chiesi al Seminario diocesano se pensava potesse essere per me la strada giusta essere accolto tra i preti diocesani, perché vedevo nell’oratorio un’esperienza bella e piena per la mia vita; io continuerei a proporre ai ragazzi un’esperienza di vita bella, perché fondata sulla Presenza di Dio Padre, Figlio, Spirito Santo, e che in nome di questa Presenza accoglie tutti… ma dice no agli atteggiamenti violenti, superbi, pigri, menefreghisti; che protegge e valorizza chi vuole fare bene e chi ha bisogno perché fragile; che offre momenti di qualità e non si schiaccia sul livello minimo degli svogliati; che sa di non avere forze adeguate per offrire percorsi formativi per chi ha bisogno di essere inserito in spazi di recupero del significato della convivenza, del rispetto, della educazione.
Mi sento di ringraziare anzitutto chi si è assunto l’onere, la responsabilità di guidare in questa direzione le attività estive impregnate di amore cristiano.
Continuiamo a convertirci alla convinzione che la parrocchia (e in essa l’oratorio) sia luogo di evangelizzazione e di cammini verso la piena maturità degli uomini e delle donne, verso Gesù Cristo, nello Spirito Santo.
don Marco









